La Maison Louis Vuitton di Seoul progettata da Frank Gehry

La Maison Louis Vuitton di Seoul progettata da Frank Gehry

Giulia Guido · 1 mese fa · Design

Poco meno di un mese fa il celebre architetto canadese Frank Gehry ha completato il progetto della nuova Maison Louis Vuitton a Seoul. L’edificio, che sorge nel rione di Cheongdam-dong, nel distretto di Gangnam, uno dei più ricchi della città, è la perfetta unione di oriente e occidente. Infatti, da fuori lo store ricorda la Maison Louis Vuitton di Parigi realizzata dallo stesso Gehry nel 2014, mentre il tetto è una palese rivisitazione dei tradizionali tetti coreani. 

La copertura che sovrasta i 5 piani del palazzo è costruita completamente in pannelli di vetro che, attraverso una forma a zigzag, creano una serie di terrazze private. Inoltre, quando di notte sono illuminate, danno ai passanti la sensazione che sulle loro teste ci sia una nuvola evanescente.  Sebbene la facciata sia la prima cosa che salta all’occhio, gli interni, curati da Peter Marino non passano inosservati. 

I cinque livelli sono stati pensati singolarmente, anche se si possono trovare elementi comuni, come l’utilizzo di colori e legno chiari per gli spazi comuni e rivestimenti in pietra per le sale private, in modo tale da creare un clima più intimo. Ogni singolo piano, infine, è collegato da un’enorme scala fluttuante. 

All’interno della Maison Louis Vuitton di Seoul si possono trovare sia capi d’abbigliamento e accessori del brand francese, sia oggetti d’arte e d’archivio, ma anche un piccolo spazio dedicato a esposizioni temporanee. 

Louis Vuitton Maison Seoul | Collater.al
Louis Vuitton Maison Seoul | Collater.al
La Maison Louis Vuitton di Seoul progettata da Frank Gehry
Design
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EBIOS, il potenziale villaggio su Marte di Interstellar Lab

EBIOS, il potenziale villaggio su Marte di Interstellar Lab

Anna Cardaci · 1 mese fa · Design

Lo studio di ingegneri e scienziati parigino Interstellar Lab sta cercando di costruire un sistema ambientale complesso, in un deserto californiano, con il tentativo di approfondire la ricerca su come un essere umano possa vivere su Marte, un pianeta su cui da tempo si sta ponendo molta attenzione.

Il sistema che lo studio sta progettando riguarda una sorta di villaggio terrestre “a ciclo chiuso” chiamato EBIOS, che significa stazione sperimentale bio-rigenerativa.

Tutto il progetto, molto complesso e all’avanguardia, include sistemi per il trattamento delle acque, la gestione dei rifiuti e la produzione alimentare, garantendo un’impronta a zero emissioni di carbonio, zero rifiuti e la conservazione della natura. Quando sarà completamente costruito EBIOS sarà in grado di produrre e riciclare acqua, cibo ed energia per un massimo di 100 persone. L’idea è quella di sviluppare delle tecnologie per rendere possibile la vita su Marte e, se funziona, portarle anche su altri pianeti.

Ciò che dobbiamo portare su Marte per la vita è ciò che dobbiamo proteggere sulla terra in questo momento. L’unico modo per diventare una specie multi pianeta è quello di unire le nostre energie nella stessa direzione. – Barbara Belvisi, CEO e fondatrice di Insterstellar Lab.

Per sviluppare il concept, negli ultimi mesi lo studio ha lavorato a stretto contatto con la Nasa occupandosi di molti aspetti come i sistemi di crescita delle piante, alle tecnologie di stampa 3D fino all’analisi del comportamento umano in un ambiente chiuso grazie allo svolgimento di molti test.
Ogni stazione è stata progettata da Interstellar Lab come centro scientifico dotato di laboratori per sperimentare, testare e sviluppare nuove tecnologie a supporto della vita in quel tipo di condizioni. Inoltre EBIOS sarà una struttura dedicata alla formazione degli astronauti oltre che alla ricerca e l’agricoltura.

L’impianto ospiterà per metà dell’anno i ricercatori che si occupano dello sviluppo di abitazioni su altri pianeti e di vita sostenibile sulla terra, mentre nell’altra metà, sarà a servizio dei turisti che vogliono trascorrere una settimana in cui vogliono sperimentare questo tipo di esperienza.
L’obiettivo prefissato da Interstellar Lab è la costruzione del primo villaggio EBIOS a partire dal 2021.

EBIOS, il potenziale villaggio su Marte di Interstellar Lab
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EBIOS, il potenziale villaggio su Marte di Interstellar Lab
EBIOS, il potenziale villaggio su Marte di Interstellar Lab
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Gli edifici a forma di loghi ideati da Karina Wiciak

Gli edifici a forma di loghi ideati da Karina Wiciak

Anna Cardaci · 1 mese fa · Design

Karina Wiciak – un’architetta polacca che lavora presso il Wamhouse Studio – ha ideato un progetto in cui si è immaginata una serie di case a forma di noti loghi di brand. Il concept comprende quattro edifici: Trihouse, Crosshouse, Rhombhouse e Pyrahouse.

La prima struttura, Trihouse, assume la forma del marchio adidas ed è composta da tre strisce di cemento molto grandi separate da grandi vetrate. Posta in un paesaggio di montagna, dall’edificio si può godere di un’ampia vista grazie sia alle finestre laterali, sia da quelle superiori poste sul tetto. Il design permette la creazione di un’atmosfera aperta che fa penetrare la luce naturale. Le stanze sono inoltre anch’esse divise da vetrate ma che possono essere coperte da delle tende così da ottenere una maggiore privacy. La superficie di Trihouse è di circa 500 metri quadrati e si sviluppa su quattro piani. Al primo ci sono l’ingresso, la cucina, il soggiorno e la sala da pranzo. Successivamente, al secondo piano si trovano una biblioteca, uno studio e i servizi. Gli ultimi due piani sono dedicati alle camere da letto.

Karina Wiciak | Collater.al 2
Karina Wiciak | Collater.al 1
Karina Wiciak | Collater.al 1

La seconda casa, a forma di croce, è la Crosshouse. Il design riprende il logo del brand automobilistico Chevrolet. La struttura è posta in mezzo all’acqua ed è accessibile solo “via mare”. La facciata principale è composta quasi tutta da vetrate fornendo così una vista senza intoppi. La superficie della casa è di circa 250 metri quadrati sviluppata su due piani. Al primo vi sono la cucina, la sala da pranzo e il soggiorno mentre, al secondo piano, ci sono le camere da letto con i servizi.

Karina Wiciak | Collater.al 1

La terza casa ricorda un altro logo di un brand automobilistico: Renault. A forma di rombo, Rhombhouse comprende anch’essa grandi vetrate. Più grande delle case precedenti, è posta in mezzo a un vasto prato. Sviluppata su due piani, la struttura comprende al primo la cucina con soggiorno, sala da pranzo, biblioteca e bagno. Al secondo livello vi è la camera da letto, i servizi e uno studio.

Karina Wiciak | Collater.al 1

Infine, l’ultima casa, la Pyrahouse, ricorda molto una piramide ed è situata in mezzo al deserto. L’edificio si sviluppa su più piani ed è grande più di 300 metri quadrati.
Al primo livello c’è un grande spazio aperto con soggiorno, sala da pranzo, cucina e biblioteca. Al secondo è situato uno studio con bagno e, infine, all’ultimo piano vi è la camera da letto principale e anche il bagno.

Karina Wiciak | Collater.al 1
Gli edifici a forma di loghi ideati da Karina Wiciak
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Gli edifici a forma di loghi ideati da Karina Wiciak
Gli edifici a forma di loghi ideati da Karina Wiciak
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Emma, la scultura che mostra come saremo tra 20 anni

Emma, la scultura che mostra come saremo tra 20 anni

Anna Cardaci · 1 mese fa · Design

Mal di schiena perenne? Occhi gonfi? Stanchezza cronica e mal di testa? Complimenti, la tua postazione di lavoro ti sta pian piano autodistruggendo! Chi svolge un impiego d’ufficio, si sa, tendenzialmente assume davanti al computer posizioni scorrette, se non indossa gli occhiali perde diottrie e chi più ne ha più ne metta. Per questo motivo è stata creata Emma, un modello realistico e a grandezza naturale commissionato dalla società di apparecchiature per l’ufficio Fellowes Brands, che ha collaborato con il futurista comportamentale William Higham e altri esperti, per determinare e rappresentare gli effetti sulla salute degli esseri umani se non vengono apportati nell’immediato cambiamenti sul posto di lavoro.

Nel 2019 sono state effettuate una serie di ricerche e i risultati hanno mostrato che nove impiegati su dieci accusano problemi di salute a causa del loro ambiente lavorativo. Ciò è dato dal fatto che la maggior parte dei lavoratori rimane seduta molte ore a fissare uno schermo (il più delle volte senza alcuna pausa) e tutto ciò ha delle gravi ripercussioni sul corpo.

Emma mostra in maniera concreta ed estrema i sintomi non trattati causati da uno stile di vita lavorativa non salutare come la schiena gobba, occhi rossi e stanchi, gambe con problemi di circolazione, polsi e caviglie gonfie, avambracci e gambe grosse. Insomma, una rappresentazione molto realistica di come potrebbe essere ognuno di noi se non prende le dovute precauzioni.

Questo esperimento invita le persone a prendersi un po’ più cura di se stesse, introducendo l’abitudine di far movimento e far sì che le postazioni lavorative siano correttamente posizionate e con i giusti accessori ergonomici. Ciò assicura una giusta postura contribuendo così a ridurre il rischio di lesioni muscolari e altre malattie correlate.

Emma | Collater.al 1
Emma | Collater.al 1
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Emma, la scultura che mostra come saremo tra 20 anni
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Emma, la scultura che mostra come saremo tra 20 anni
Emma, la scultura che mostra come saremo tra 20 anni
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Egaligilo, il padiglione progettato da Gerardo Broissin

Egaligilo, il padiglione progettato da Gerardo Broissin

Claudia Fuggetti · 1 mese fa · Design

L’architetto messicano Gerardo Broissin, in occasione della Design Week Mexico 2019, ha ideato l’elegantissimo padiglione Egaligilo, situato nei pressi del Museo Tamayo, un’importante istituzione d’arte contemporanea di Città del Messico.

La parola “egaligilo” significa “equalizzatore” ed è stata pensata per esprimere le potenzialità di questo spazio non solo bello, ma anche funzionale. I muri a forma di puzzle del padiglione sono disposti su un telaio d’acciaio decorato da bulbi in calcestruzzo dalle forme accattivanti, ma la caratteristica principale del padiglione è l’apertura circolare collocata sul muro, che ci rivela un curatissimo giardino.

Il progetto funge da equilibratore di forze tra architettura razionale e parametrica, preservando al tempo stesso un ambiente naturale all’interno.

Infatti, Egaligilo crea il proprio microclima preservando una serie di condizioni atmosferiche che hanno lo scopo di riprodurre una piccola foresta all’interno del padiglione. Le strategiche aperture dei livelli su cui è stata ideata la struttura e gli effetti dell’illuminazione artificiale, creano scenari diversi durante il giorno, invitando lo spettatore ad entrare nel padiglione ridefinendo il limite tra interni ed esterni.

L’artista, attraverso la realizzazione di Egaligilo, cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica sul riciclaggio delle strutture effimere, affermando che il vero obiettivo dell’architettura è solo il bene dell’umanità.

Egaligilo, il padiglione progettato da Gerardo Broissin | Collater.al
Egaligilo, il padiglione progettato da Gerardo Broissin
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Egaligilo, il padiglione progettato da Gerardo Broissin
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