Suona come un grido doloroso il titolo della mostra di Louise Bourgeois (1911-2010) al Museo Novecento di Firenze, Do Not Abandon Me, curata da Philip Larratt-Smith e Sergio Risaliti in collaborazione con The Easton Foundation. Una retrospettiva con quasi cento opere dell’artista, scomparsa ormai quattordici anni fa, la cui poetica perturbante è sempre stata caratterizzata dall’indagine del rapporto madre-figlio. Aperta fino al 20 ottobre, in mostra non poteva mancare uno dei suoi celebri ragni Maman, installato al centro del cortile dell’edificio delle Ex Leopoldine. Il titolo fa subito riferimento alla paura dell’abbandono che Bourgeois ha da sempre nutrito nei confronti della madre, divenuto poi modello di tutte le sue relazioni future. Solitudine, paura, rabbia e gelosia costituiscono la trama emotiva che torna in tutte le sue opere, dalle sculture ai disegni su carta.
Qui entra in gioco l’Istituto degli Innocenti di Firenze che ospita la seconda parte della mostra, creando un forte legame tra la ricerca di Bourgeois e il luogo. Nato nel Quattrocento come ospedale per ospitare bambini privi di cure familiari, l’edificio accoglie l’opera Cell XVIII (Portrait), una delle sue celle che qui racchiude la figura reinterpretata della Madonna della Misericordia – ricollegandosi appunto alle storie di bambini e madri che riecheggiano nell’istituto. Ma non solo, al Museo Novecento è esposta la serie che dà il nome alla mostra, Do Not Abandon Me (2009-10), una serie di sedici stampe digitali su tessuto realizzata in collaborazione con l’artista britannica Tracey Emin.

La distruzione del padre
Figura importantissima del Novecento nonché prima donna a ottenere una mostra al MoMA di New York, Louise Bourgeois ha saputo trasformare in arte tutte le sue sofferenze. Attingere dunque dai traumi infantili per esorcizzarli attraverso le sue opere. La sua infanzia infatti fu segnata da una serie di eventi dolorosi, come il ferimento del padre in guerra e i tradimenti di quest’ultimo verso la madre. La rabbia verso la figura del padre è tale al punto che nel 1974 realizzerà l’opera La distruzione del padre. Una scultura fatta di pezzi di carne macellata immersi nel gesso, a rappresentare il desiderio di vendetta nei confronti del padre per tutto il dolore inflitto alla moglie.

Maman
È invece il legame con la madre a essere fortissimo, tanto da dedicarle – dal 1999 in poi – una serie di sculture a forma di ragno perché, come ha dichiarato l’artista «Come un ragno, mia madre era una tessitrice. […] Come i ragni, mia madre era molto intelligente. I ragni sono presenze amichevoli che mangiano le zanzare. Sappiamo che le zanzare diffondono malattie e sono quindi indesiderate. Quindi, i ragni sono utili e protettivi, proprio come mia madre.»

Insomma, l’eredità artistica di Louise Bourgeois è potente, caratterizzata da una riflessione profonda sulla condizione umana, espressa attraverso una serie di opere che mescolano autobiografia e simbolismo universale.



