Mark Gmehling – Intervista

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07 agosto 2014

Intervista a Mark Gmehling, designer tedesco specializzato in character design, animazione e rigging.

La facciata grigia di un vecchio palazzone industriale nella periferia di Dortmund si staglia contro il cielo limpido della Ruhr, mentre una piattaforma aerea ad azionamento oleodinamico muove oziosamente il suo braccio meccanico. Sul cestello, un uomo armato di vernici sta per partorire un’altra delle sue incredibili creature. Quell’uomo è Mark Gmehling.

Mark Gmehling

Quando Mark Gmehling, intorno al 1988, inizia ad occuparsi di graffiti, ha già sperimentato la pittura a olio, cercando di riprodurre le opere di Dalì e Picasso, acquisendo quelle competenze tecniche che gli permetteranno di realizzare le sue incredibili produzioni. La vera svolta però arriva nel momento in cui decide di switchare dalla pittura su tavole da skate per dedicarsi ai graffiti, permettendogli di approfondire principi del design come la leggibilità, riuscendo così a veicolare un messaggio attraverso le sue opere.

Negli anni ’90 decide di fermare la sua produzione di styles (più legata alla tipografia e al lettering) per dedicarsi maggiormente nella creazione di Character, mossa che gli permetterà di raggiungere un pubblico più trasversale, venendo riconosciuto anche da un target diverso da quello della piccola scena dei graffiti, più abile nel decifrare anche i lettering più intricati.

Oggi a Mark non interessa rientrare in una categoria precisa, essere chiamato graffiti artist, computer nerd, illustratore o artista non ha una grossa rilevanza, anche se mi confessa che avere un background da graffitaro sembra avere una connotazione particolarmente sexy attualmente.

Nelle opere di Mark è palese il riferimento all’iconografia e alle strutture simmetriche tipiche delle composizioni religiose, come sono chiari gli spunti di riflessione aderenti alla realtà in cui siamo immersi.

Religione e società sono due temi particolarmente sentiti dall’artista, che li percepisce come strettamente legati alla filosofia, e conseguentemente, alla domanda universale: Perché siamo qui? Qual è il senso della vita? C’è veramente un significato profondo?

Mark Gmehling
Mark Gmehling

Dal suo punto di vista elementi come la trivialità e l’assurdità della vita umana sono una fonte di interesse inesauribile, che Mark cerca di documentare attraverso le impressioni della sua generazione, attraverso un’overdose visiva, carica di significato.

aspetto religioso è strettamente legato al modo in cui prendiamo decisioni e posizioni, anche se più legate ad un concetto di etica personale piuttosto che ad una visione tradizionale dove l’uomo rimette il suo destino alla divinità di turno. La nostra generazione può concedersi il lusso di pensare a concetti filosofici come “il senso della vita” o “il futuro del genere umano” e Mark sente il dovere morale di riflettere su temi rilevanti per la società, senza la presunzione di lanciare un giudizio, ma, con un approccio di tipo antropologico, documenta in modo metaforico le sue impressioni, evitando di visualizzare immagini che abbiano unicamente un impatto visivo, concentrandosi maggiormente su temi che lo toccano personalmente.

La stessa estetica dei suoi personaggi è legata ad un simbolismo ben preciso. La scelta di utilizzare materiali lucidi, brillanti, di un bianco immacolato e impreziositi da dettagli in oro riflette la tendenza della società attuale, dove tutto sembra avere un aspetto scintillante, ma dove troppo spesso, la superficie non garantisce un contenuto all’altezza delle aspettative. Mark chiama questa combinazione “painfully beautiful”, un’apparente bellezza che rivela elegantemente il lato più penoso della condizione umana.

Mark Gmehling
Mark Gmehling

La maggior parte dei character di Mark Gmehling indossano una maschera, l’inespressività dei loro volti amplifica la percezione da parte dell’osservatore di trovarsi di fronte a dei corpi vuoti, neutri, permettendogli di identificarsi maggiormente con queste entità apparentemente estranee. Quello che l’artista cerca di fare è catturare atteggiamenti e comunicarli nel migliore dei modi con le limitazioni imposte. I lavori di Mark, nella loro silente espressività, tentano sempre di comunicare con chi li sta osservando.

Le sculture di Mark Gmehling sono la scioccante trasposizione delle sue illustrazioni nel mondo reale, e la loro diretta conseguenza. I character sono modellati in 3D, cosa che gli permette di gestire agevolmente un file di stampa tridimensionale per la prototipazione rapida. Una volta generato, il prototipo verrà utilizzato per la produzione degli stampi che successivamente saranno dipinti a mano.

Mark Gmehling
Mark Gmehling
Mark Gmehling

Prima di modellare però Mark sviluppa nel dettaglio i suoi personaggi, riempendo pagine e pagine di sketchbook. Il processo creativo si forma riguardando vecchi sketch, valutando quali character valga la pena portare alla prossima fase di evoluzione. Il momento in cui osserva i suoi sketch con obiettività può presentarsi solo nel momento in cui si dimentica dell’idea originaria che aveva in mente nel momento della realizzazione di quel bozzetto. Quello che Mark cerca di fare è catturare quel prezioso momento di lucidità in cui osservi in modo distaccato e imparziale il tuo operato.

Quando gli domando se segue un processo creativo specifico mi confessa che spera di averne uno in futuro, e che al momento può solo dirmi che si sente particolarmente creativo ed efficiente durante la mattina anche se ci sono settimane dove non è in grado di produrre nulla che lo soddisfi. A suo modo di vedere “Processo” e “Creativo” sono due concetti in contraddizione, quello che ha imparato nel tempo è che non sia possibile forzare l’ispirazione stando seduti alla propria scrivania e che internet non è sicuramente il luogo dove ottenere maggiore ispirazione. Lo sforzo più grande è quello di trovare un equilibrio tra il lavoro e la propria vita, essere pazienti con sé stessi e coltivare una vita sociale il più delle volte ti permette di ricaricare la tua ispirazione, arricchendoti.

L’ispirazione per Mark può arrivare anche osservando il lavoro di altri artisti, come ad esempio Blu, di cui apprezza molto la tendenza a catturare argomenti dii rilevanza sociale, lanciando messaggi e perseguendo il fine ultimo dell’arte, comunicare.

Poi aggiunge:
Ci sono un mucchio di persone che dipingono cose che appaiono esteticamente interessanti oppure realizzano decorazioni da appoggiare sul divano o ancora ridipingono fotografie generiche in uno stile che sembra street art ma non stanno dicendo nulla. Quello ai miei occhi è solo rumore visivo, ma possiamo chiamarlo anche artigianato, che va bene, perché un sacco di persone vogliono comprare qualcosa che si abbini con il loro divano, ma non è arte.

Gli chiedo allora quale sia la differenza tra un’opera eseguita nell’ambiente urbano e una realizzata per le gallerie e se c’è qualche elemento di cui sente la mancanza in una situazione piuttosto che nell’altra.

L’aspetto più rilevante è determinato dal fatto che il pubblico delle gallerie sia completamente diverso da quello che puoi aspettarti nelle strade, le persone visitano le mostre con l’intenzione di guardare e scoprire, lo stesso tempo di osservazione è estremamente dilatato rispetto ad un’opera vissuta nello spazio urbano. Il pubblico delle gallerie vuole sentirsi intrattenuto e ispirato, sentendo la necessità di scoprire nuove prospettive e punti di vista, mentre nella realtà metropolitana le persone tendono ad essere concentrate sulla loro missione giornaliera dal punto A al punto B e serve qualcosa di veramente vigoroso per catturare la loro attenzione e veicolare il tuo messaggio. L’aspetto positivo della street art è che ti permette di raggiungere persone che non avrebbero mai messo piede nelle gallerie, percepiti come spazi di “pseudo – elite” che troppe volte fanno sentire le persone stupide una volta usciti dalla mostra, bombardati da opere così criptiche che si rende per forza necessario un diploma in Storia dell’Arte per comprenderle nella loro interezza.

Dal suo punto di vista l’arte ha dovrebbe poter ispirare tutti, al di là della formazione accademica di ciascuno.
Quando realizza murals, Mark tende sempre a pensare al luogo e alla situazione sociale delle persone che vivranno accanto ad esso, in quanto sta per lasciare un messaggio che dovrà essere rilevante per quella specifica situazione.

Io spero vivamente di vedere le opere di Mark Gmehling anche in Italia prima o poi, nel frattempo se siete in zona, potete partecipare alla prossima inaugurazione di una sua personale il 21/08/14 a Dortmund presso la RWE Vertrieb AG Tower (Freistuhl 7 – 44137 Dortmund).

Mark Gmehling
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