La maschera di Nike per gli operatori sanitari

La maschera di Nike per gli operatori sanitari

Andrea Tuzio · 2 mesi fa · Style

Se ieri vi abbiamo raccontato quello che il mondo della moda sta facendo per contrastare l’emergenza dovuta alla pandemia causata dal COVID-19, oggi vi raccontiamo come la più importante azienda di sportswear del mondo, ha deciso di aiutare chi, in prima linea, sta combattendo questa difficilissima battaglia.

Nike ha annunciato che sta lavorando a stretto contatto con la Oregon Health & Science University per la produzione di maschere pieno-facciali per il personale medico, grazie ai componenti che in origine erano destinati alle linee di produzione di abbigliamento e scarpe. 

In questa riconversione, Nike sta utilizzando il poliuretano termoplastico derivato dalle unità Air per la realizzazione delle visiere delle maschere.

“Senza gli adeguati strumenti di protezione, gli operatori sanitari corrono un rischio maggiore di contrarre il virus, che potrebbe mettere a dura prova la forza lavoro sanitaria nei mesi a venire”, ha dichiarato Miko Enomoto, professore associato di anestesiologia e medicina perioperatoria presso la OHSU’s School of Medicine. “Le maschere pieno-facciali aiutano a proteggere il viso degli operatori sanitari e contribuiscono anche a prolungare l’utilizzo in sicurezza delle mascherine chirurgicheLa generosa risposta di Nike a questa crisi contribuisce a infondere fiducia, dà sostegno agli operatori sanitari e ci permette di svolgere in sicurezza il lavoro per cui siamo nati”.

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Il teaser delle nuove JJJJound x New Balance 992

Il teaser delle nuove JJJJound x New Balance 992

Andrea Tuzio · 2 mesi fa · Style

Uno degli studi creativi più influenti del mondo della moda ma non solo, JJJJound, ha appena svelato, sul proprio profilo Instagram, una foto di quella che sembra essere una collaborazione con New Balance

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JJJJ 2020

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Justin Saunders, founder e mente creativa dietro lo studio con base a Montreal, ha apportato il tocco JJJJound all’iconica 992. La tomaia è color oliva, mesh e suede si combinano perfettamente mentre i lacci e l’intersuola sembrano essere color crema. 
La didascalia della foto recita “JJJJ 2020”, quindi sembra plausibile che la nuova JJJJound x New Balance 992, verrà rilasciata quest’anno.

Per adesso questo è tutto quello che sappiamo, vi terremo aggiornati sugli eventuali update.

Il teaser delle nuove JJJJound x New Balance 992
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Le maschere stampate in 3D di adidas

Le maschere stampate in 3D di adidas

Andrea Tuzio · 2 mesi fa · Style

Dopo Nike, anche il colosso tedesco adidas è sceso in campo per aiutare i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario del mondo, iniziando la produzione di dispositivi di protezione individuale, indispensabili per affrontare la sfida contro il COVID-19.

In collaborazione con Carbon, azienda leader nella produzione digitale fondata nel 2013, adidas sta producendo maschere pieno-facciali stampate in 3D. Oltre 18.000 visiere a settimana che verranno poi distribuite in tutto il mondo a medici e infermieri che ne avranno bisogno.

Grazie alle strutture reticolari in 3D, adidas sta riducendo l’uso di materiali, gli stessi utilizzati per le intersuole 4D delle sneaker, e allo stesso tempo, sta aumentando i tempi di stampa e migliorando il comfort.

Oltretutto, Carbon ha aperto i suoi file di stampa e li ha condivisi con tutte le aziende con le quali collabora, in modo tale che, chiunque possieda una stampante e i materiali adeguati possa realizzare queste maschere indispensabili per chiunque stia affrontando, in prima linea negli ospedali, l’emergenza causata dalla pandemia.

Le maschere stampate in 3D di adidas
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Art is Resistance – Erasmo Ciufo

Art is Resistance – Erasmo Ciufo

Giulia Pacciardi · 2 mesi fa · Style

Con questo venerdì, che passeremo con Erasmo Ciufo, si chiude la terza settimana di Art is Resistance, il progetto di beneficenza che abbiamo iniziato a metà marzo e che durerà fino a fine aprile.
Il nostro obiettivo, e quello di tutti gli artisti coinvolti, è quello di aiutare la regione Lombardia a fronteggiare l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19.

Tutti i soldi raccolti verranno utilizzati per l’acquisto di materiali di consumo, quali mascherine, tute protettive, disinfettanti e strumentazioni necessari alle strutture sanitarie, ai medici, agli infermieri e al personale per curare al meglio i malati e limitare le occasioni di contagio.

Mentre aspettate il live con Erasmo Ciufo, domani venerdì 10 aprile alle 15:00, fatevi un giro su tutte le aste giù attive su 32auctions e partecipate a quella che preferite.
Mentre aiutate avete anche la possibilità di potarvi a casa un artwork creato ad hoc per l’occasione.

ERASMO CIUFO – sul profilo Instagram di Collater.al e sul suo personale dalle 15:00 del 10.04.2020

Direttore creativo e di design di Lettergram con sede a Milano e New York, innamorato di logica, ragionamento e processo.
Type designer e grafico per natura, è nel team di Adidas Creators Farm a Brooklyn, NYC. Ha partecipato a progetti creativi e graphic design per adidas, Marcelo Burlon, Heron Preston, Off-White, Prada, Louis Vuitton, Y-3, SLVR, NEO, Moleskine, Carrera, SUPER, Retrosuperfuture, Lamborghini, Ermenegildo Zegna, Atomic, Coca Cola.
Direttore artistico e designer nel settore musicale con esperienze per Sfera Ebbasta, Joey Badass, Quincy, Big Sean, Nao Quelly, Capo Plaza, Gemitaiz, Ghali, Dref Gold, Achille Lauro.

Venerdì 10 aprile, Erasmo sarà in diretta sul nostro profilo Instagram e sul suo personale e lavorerà a un’illustrazione ad hoc che, non appena terminata, verrà messa all’asta su 32actions dove rimarrà fino a fine mese.

Art is Resistance – Erasmo Ciufo
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Breve storia della T-shirt

Breve storia della T-shirt

Andrea Tuzio · 2 mesi fa · Style

L’indumento iconico per eccellenza. È davvero difficile stabilire un vero e proprio start, ma proviamo a fare un po’ di ordine nella lunga storia della T-shirt

Nel 1904, la Cooper Underwear Company pubblicò un annuncio pubblicitario su una rivista, che annunciava l’arrivo di un nuovo prodotto fatto apposta per gli scapoli, una maglia in cotone.

Niente spille da balia, niente bottoni, nessun ago, nessun filo”, così recitava lo slogan legato alla pubblicità rivolta a quegli uomini che non avevano una moglie e che non erano proprio esperti ci cucito. L’anno dopo, la marina militare degli Stati Uniti d’America, capendo la straordinaria versatilità e comodità dell’indumento, implementò l’abbigliamento intimo alle uniformi standard, dotando i propri soldati di una maglia di cotone senza bottoni, che andava indossata proprio sotto le uniformi. Quella pubblicizzata dalla Copper Underwear Company, era una sorta di canottiera a girocollo che però era ancora lontana dagli standard ai quali siamo abituati oggi ma di sicuro, in questa fase, avvenne il primo passo verso la modernità. Quella maglia di cotone era elastica e pratica, la si poteva allungare o “accartocciare” ma tornava sempre alla sua forma originale. 

Nell’ultimo decennio del XIX secolo, la maglia di cotone era etichettata come biancheria intima dalla maggior parte delle persone, ed era impensabile indossarla in pubblico, sarebbe stato scandaloso. Addirittura il governo cubano, vietò per legge di indossare qualsiasi tipo di maglia “intima”, così gli operai, erano costretti a lavorare indossando camicie a maniche lunghe con i bottoni anche con temperature proibitive.

Il 1920, però, è l’anno in cui il capo prende il nome che conosciamo oggi, grazie a Francis Scott Fitzgerald. Secondo l’Oxford English Dictionary, lo scrittore americano fu il primo a utilizzare la parola “T-shirt”, nel romanzo “Di qua dal Paradiso”. Fitzgerald utilizzo la lettera T per via della forma che la maglia ha e anche perché, così sarebbe stata immediatamente riconoscibile dai lettori.

Negli anni ’40, le tee erano diventate ormai un capo d’ordinanza nelle scuole superiori americane, al punto che una giornalista, Nancy Pepper, scrisse un articolo in cui spiegava come gli armadi degli adolescenti dell’epoca, fossero pieni zeppi di T-shirt e che spesso venivano personalizzate con toppe o altro. Riferì anche che, alcuni ragazzi usavano scrivere sul colletto della maglietta, “neck here”, che stava a significare che erano disponibili ad eventuali session di pomiciate.

Grazie agli sviluppi della stampa serigrafica, tra gli anni ’50 e ’60, il successo della T-shirt ricevette una spinta non indifferente, basti pensare alla serigrafia che ritrae il volto di Marilyn Monroe, realizzata da Andy Warhol nel 1962, a partire da una fotografia di Gene Korman usata per pubblicizzare il film Niagara del 1953. 

Nel 1969, arrivò un momento chiave. Don Price, un marketer dell’azienda Rit Dye, che produceva le tinture che utilizziamo ancora oggi, presentò il prodotto ad alcuni creativi del Greenwich Village. Questi consigliarono a Rit di sostituire le sue polveri in scatola con coloranti liquidi, migliori per creare disegni multicolore. E quando sentì parlare di Woodstock, finanziò alcuni artisti affinché realizzassero centinaia di magliette tie-dye da vendere durante il festival. Il successo fu gigantesco, al punto tale da diventare un simbolo della controcultura dell’epoca e ancora oggi la T-shirt tie-dye è un must assoluto.

Un altro passaggio fondamentale nella storia della T-shirt risale al 1977, quando Milton Glaser, ridiede vita all’energica reputazione di New York con la campagna marketing più riuscita di tutti i tempi. Stampò su delle magliette l’iconico “I love NY”, che molto presto divennero un simbolo della città, al pari della Statua della Libertà. 

Ai giorni nostri la T-shirt è un caposaldo dell’abbigliamento e della moda in generale, tutti i brand, anche dell’alta moda, la inseriscono nelle loro collezioni, ed è la base sulla quale molte aziende hanno costruito la loro grandezza, partendo proprio da una semplicissima maglietta bianca a maniche corte.

Breve storia della T-shirt
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