The Guestbook: la nostra intervista a Matteo Gueli

The Guestbook è la rubrica fotografica che racconta i take over degli artisti che animano il profilo Instagram di Collater.al.

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18 Giugno 2019

Matteo Gueli è un fotografo con base a Montreal che racconta storie attraverso immagini fortemente cinematografiche e poetiche. Il suo lavoro esplora i temi dell’adolescenza, della vita di periferia, dell’intimità e delle relazioni interpersonali.

Noi di Collater.al abbiamo chiesto a Matteo di raccontarsi brevemente tramite un’intervista, che trovi qui sotto:

Se dovessi spiegare chi sei attraverso un’immagine, quale sceglieresti?

Penso che sia difficile per me restringere la scelta ad una sola immagine. Le mie fotografie raccontano storie con cui mi relaziono, ma non credo che ce ne sia una sola che rappresenti chi sono. Attraverso l’uso di temi comuni, come la periferia o l’intimità, posso descrivere e mostrare la persona che sono.

Come nascono i tuoi progetti fotografici?

Con molta pianificazione: parto sempre da una piccola idea, poi prendo il mio diario e inizio a disegnare/pensare le immagini che voglio. Organizzo sicuramente più progetti di quanti ne realizzo, spesso qualcosa non corrisponde a quello che immagino che sia.

Ma va bene, perché amo pianificare e mi aiuta a conoscere la direzione in cui voglio far andare i progetti futuri.

Da cosa trai ispirazione?

Ciò che mi ispira è quasi sempre la musica, ho le cuffie 24/7, non credo che sarei in grado di sopravvivere senza. Amo Lorde, Sufjan Stevens, Mitski, Björk e St Vincent, solo per citare alcuni artisti.

Traggo anche molta ispirazione dai sobborghi in cui sono cresciuto: è un quartiere dove non succede davvero nulla, ma allo stesso tempo è poetico.

Cosa vuoi comunicare con le tue immagini?

Ad essere onesti, non lo so ancora, molto di quello che faccio è spontaneo: uso la fotografia per dire ciò che non so esprimere a parole. Voglio però che il mio lavoro sia cinematografico, non troppo lontano dalla realtà, ma decisamente più pianificato e meno spontaneo rispetto alla realtà.

Credo che il mio obiettivo finale come artista sia quello di padroneggiare la capacità di tradurre i miei pensieri e sentimenti in fotografie.

C’è un’immagine nella storia della fotografia che ha influenzato il tuo stile o che avresti fatto?

Non c’è una foto in particolare, ma amo molto il lavoro di Gregory Crewdson. Mi piace la sua rappresentazione di piccole città e di come fa sembrare i quartieri dove non succede nulla location tratte da un thriller. Usa set elaboratissimi, che sono molto al di fuori del mio budget: in futuro mi piacerebbe che il mio lavoro trasmettesse la stessa emozione e la stessa forza visiva del suo.

Segui il take over di Matteo sul profilo Instagram di Collater.al!

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