Art Mattia Sarti è Mainstream?
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Mattia Sarti è Mainstream?

La sua mostra la intitola Mainstream senza rendersi conto che potrebbe sembrarlo lui stesso, o forse è proprio questa la sua intenzione?
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Giorgia Massari
mattia sarti

Il passato in agenzia creativa di Mattia Sarti (1988) è evidente se si guardano le sue opere. Il product, soprattutto legato al mondo fashion, è ben presente, ma non solo. Dalle sneaker alle aspirapolveri Dyson sono tanti i prodotti di massa presi in esame dall’artista che ha da poco concluso la sua personale – dal titolo Mainstream – alla Candy Snake Gallery di Milano. La sua intenzione, forse fin troppo lampante, è quella di «esplorare i temi della società contemporanea attraverso la distorsione dei soggetti», come si legge nel suo statement. La tecnica è raffinata, un acrilico su tela ben eseguito che appare quasi come un digital artwork – come nel caso di Flamingo, oggetto che siamo già pronti a vedere nelle Storie estive su Instagram. Insomma, un’analisi del contemporaneo attraverso i prodotti commerciali più diffusi, qui però sciolti, quasi verso una dissoluzione, velando con colori accesi una lieve critica.

mattia sarti | Collater.al

Mattia Sarti porta all’estremo lo strumento fluidifica di Photoshop ma in chiave pittorica. Prende oggetti del quotidiano, visti e rivisti, usati e stra-usati, e li scioglie, un po’ come Salvador Dalí. In un’operazione, dunque, anch’essa già vista parecchie volte. Con questa tematica, Mattia Sarti si inserisce – insieme ai molti – nel filone “critico la contemporaneità”, la sua mostra la intitola Mainstream senza rendersi conto che potrebbe sembrarlo lui stesso. O forse è proprio questa la sua intenzione? Una provocazione allo spettatore che, attratto dal prodotto e dall’estetica vivace dei suoi lavori, si rende conto di essere schiavo del marketing.

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Courtesy Mattia Sarti, Candy Snake Gallery

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Scritto da Giorgia Massari
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