Style Come è andata la Milano Fashion Week 2021?
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Come è andata la Milano Fashion Week 2021?

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Andrea Tuzio

Milano ha da poco salutato l’ultimo giorno della Fashion Week 2021 che ha visto la ripresa degli show fisici, con un totale di 65 sfilate di cui 42 in presenza e 23 digitali.

Un ritorno a una semi-normalità che in alcuni casi ha ben evidenziato come la pandemia, contro la quale lottiamo tuttora e saremo costretti a fare i conti ancora per un bel po’, stia ancora modificando il modo in cui le collezioni vengono presentate.

Abbiamo deciso di fare una sorta di recap delle cose più interessanti viste in questa settimana, sia dal punto di vista strettamente legato alle collezioni sia da quello dei contesti all’interno dei quali sono state presentate.

Partiamo da Prada che ha saputo sapientemente mescolare digitale e reale con una presentazione simultanea tra Milano e Shanghai. L’allestimento del Deposito di Fondazione Prada, dove si è svolto lo show milanese, era minimale ed essenziale, così come quello del Bun 1 a Shanghai, location della sfilata cinese.
Gli spazi – uguali in entrambe le location – erano delimitati da parallelepipedi tutti diversi tra loro che hanno funzionato da sedute per il ristretto pubblico invitato e tra i quali sfilavano le modelle in simulcast nelle due città. 
Gli stessi look sfilavano nello stesso momento sia a Milano che a Shanghai mentre gli avventori potevano osservare attraverso degli schermi istallati nelle due location ciò che succedeva dall’altro capo del mondo. 
Un nuovo formato unico nel suo genere, un’esperienza che ha voluto ulteriormente sottolineare quanto il potere della tecnologia sia in grado di trascendere i confini e di ri-unire la community attorno ad una vera e propria celebrazione della moda. 
Prada è stata l’unica maison ad aver sentito la necessità di “ricordare”, attraverso le immagini che arrivavano da Shanghai e da Milano, quanto gli ultimi due anni siano stati avari di contatto fisico – così come la campagna FW21 “Feels Like Prada”

Fendi e Versace ripetono, anche se partendo da concetti diversi almeno sulla carta, il lavoro fatto da Balenciaga e Gucci. Nel caso delle due maison del gruppo Kering, fu un’esperienza di hackeraggio di Balenciaga da parte di Alessandro Michele in cui i loghi delle due maison si incrociavano e intrecciavano, una sorta di “sabotaggio del fascino discreto della borghesia e dei codici della sartoria maschile”
Per Fendi e Versace invece si parla di una “semplice” collaborazione in cui Donatella e Kim Jones si sono scambiati i ruoli per ispirarsi l’una alla visione dell’altro.
Kim Jones ha unito le forze con Venturini Fendi per disegnare rispettivamente la linea femminile e maschile di Versace, mentre Versace ha reinterpretato Fendi attraverso la sua estetica unica attingendo dagli archivi della maison.
È una prima volta nella storia della moda”, ha detto Donatella Versace, “un vero dialogo creativo che nasce dal rispetto e dall’amicizia”. 
“VERSACE BY FENDI” è una chiara ispirazione agli anni ’90 e alla loro estetica mentre gioca con il concetto di dualità, “FENDI BY VERSACE” invece ha visto Donatella spingersi verso un approccio più punk e ribelle. 

Sunnei, con la sua SS22, ha voluto comunicare un messaggio ben preciso: “Lo show corrisponde all’apoteosi tangibile di una nuova dimensione del marchio che gli ospiti possono esplorare in prima persona attraverso un’esperienza impalpabile ma allo stesso tempo rivelatrice in una presentazione dal vivo” . Un progetto, curato dall’agenzia 2050+ di Ippolito Pestellini Laparelli per quanto riguarda il complesso lavoro di light design, che ha puntato molto sull’ esperienza e sulle sensazioni che la stessa ha fatto sorgere negli astanti – con quei giochi di luce intermittente-  rispetto alla collezione in se che ha comunque espresso l’idea dei due founder e designer: neo-minimalismo, tanto colore, approccio per lo più genderless e tanta ricerca sui materiali. 

Marni, sotto la guida creativa di Francesco Risso, ha presentato la colorata collezione SS22 attraverso una rappresentazione teatrale – con le musiche di Dev Haynes, la cantante Zsela, il poeta e narratore Mykki Blanko e i movimenti scenici di Michele Rizzo, un coro, gli attori, il direttore d’orhestra – in cui il publico e gli attori sono parte integrante dello show, un rito collettivo. Una messa in scena dell’atto del vestirsi che fa parte della vita privata e quotidiana di ognuno di noi, attraverso il quale ci mettiamo in relazione con il mondo e che racconta chi siamo. 
Eccoci qui. / Dove siamo. / Cosa siamo. / Orecchio siamo. / Siamo qui? / Dove siamo? Cosa siamo? / Siamo orecchio? / Qui, dove siamo, ciò che indossiamo è ciò che siamo. / Dove siamo, uno siamo, per quello che indossiamo. / Qui ascoltiamo all’unisono. / Qui siamo all’unisono, ma ciascuno è uno. / Eccoci qui, dove siamo per quel che indossiamo e per chi siamo”.

La nostra retrospettiva sulla Milano Fashion Week 2021 si chiude con lo show di MM6 Maison Margiela andato in scena “a sorpresa” (comunicato soltanto all’ultimo momento utile) in Via Privata Giuseppe Abamonti, 1 davanti al bar “Le Belle Aurore”. Lo show si è svolto nell’assoluto silenzio rotto soltanto dalle voci dei passanti. 
Un trionfo di bianco e di nero, di rosso e verde, di surrealismo e arte, il collettivo di Anversa stupisce costantemente e stavolta poi porta, insieme ai pochi invitati allo show, all’interno della loro visione che rispecchia il minimalismo concettuale tipico del nord europa.

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Scritto da Andrea Tuzio
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