La musique électronique, cinque domande a Fhin

La musique électronique, cinque domande a Fhin

Emanuele D'Angelo · 3 mesi fa · Music

In Francia direbbero  c’est la cerise sur le gâteau, un’espressione comune anche da noi, che in Italia traduciamo con “la cieligina sulla torta“. Senza dubbio si identifica così la musica del giovane artista francese Fhin, stella nascente della scena elettronica.

Autore-compositore, performer e produttore dei suoi brani, Fhin propone una musica che mescola influenze neo-soul, progressive/alternative ed elettroniche. Questo sincretismo, tinto di un tocco romantico e di solchi ipnotici, è un invito al sogno, una nozione cardinale nella concezione del suo repertorio. Trauma è il primo album in uscita di Fhin e raccoglie brani che sono ad oggi i suoi più personali, un riflesso della sua storia e del suo universo.

Abbiamo fatto 5 domande a Fhin per conoscerlo meglio, conoscere i suoi “traumi” e addentrarci nel suo personalissimo mondo.

Trauma, almeno in italiano, ha un significato ben preciso, ci spieghi un po’ da dove e com’è nato il tuo album che presto uscirà?
I traumi sono generalmente visti e sentiti come conclusioni di eventi davvero brutti. Penso che sia anche una cosa potente da capire, accettare e dominare per imparare a conviverci. È un’impronta in ognuno di noi, forgia la personalità e ti rende ciò che sei. Il trauma è qualcosa di cui non sei morto, è la prova che la vita è preziosa e fragile. Per la prima volta in quest’album ho scritto molto sulla mia infanzia, per lo più in un periodo in cui sono stato ricoverato in ospedale per rimuovere un tumore alla colonna vertebrale e al polmone. Non era qualcosa terribile da vivere, ero giovane e ingenuo, ma sono consapevole della fortuna che ho avuto di poter camminare di nuovo e tutto il resto. Penso spesso a quei ricordi e saranno sempre lì da qualche parte
nella mia mente.

Domanda d’obbligo, c’è un artista italiano del passato o presente che ti piace particolarmente o con cui vorresti collaborare?
Il primo artista italiano che ho sentito e che mi ha fatto impazzire è stato Giovanni Giorgio, con la sua incredibile colonna sonora per Midnight express. Ha anche fatto un lavoro fantastico su Random Access Memories. Leggenda!

Provieni da una famiglia di musicisti che suonano diversi strumenti, dalla mamma che suona molto bene il pianoforte, le tue nonne sono entrambe pianiste e il tuo bisnonno che era un cantante d’opera su uno dei più grandi transatlantici francesi. Come ti sei avvicinato alla musica elettronica che sembra così distante dalle influenze che hai ricevuto?
In realtà non ho mai imparato la teoria musicale, i miei genitori vanno pazzi per la musica, ma non mi hanno messo in classe, ecc. Ero molto giovane alla batteria, e ho imparato a suonare la chitarra, il pianoforte, cercando di riprodurre quello che ascoltavo.
Poi la musica elettronica è arrivata in modo naturale perché volevo registrare sul mio computer, e ascoltavo un sacco di nuovi stili di musica sui blog, ecc.

Da dove nasce il nome d’arte Fhin? Come mai lo hai scelto?
Mi è piaciuto come suonava ed è stato scritto. La prima idea è venuta da “Thin Ice” dei Pink Floyd. E significa all’incirca la stessa cosa in francese e in inglese quando la si dice, quindi… voilà!

Per concludere, è passato molto tempo dal tuo ultimo album, cosa dobbiamo aspettarci? Che sensazioni hai?
Con questo non mi sono assolutamente preoccupato di come dovrei fare musica, quindi a qualcuno piacerà e a qualcun altro meno… Non volevo pubblicare un album aziendale con una sola firma musicale, un solo mood,
come molti album che vengono pubblicati. Penso che sia un retaggio dei vecchi modi di produrre musica, quando assumevamo musicisti per costruire l’album, un ingegnere del suono, uno studio. Tutto sull’album suonava allora un po’ lo stesso. Ora possiamo fare assolutamente tutto quello che vogliamo con un’interfaccia audio e un portatile, penso che sia noioso attenersi a un solo umore/genere.
Quindi tutto quello che trovi qui viene direttamente dal mio cuore, e ci sono un sacco di vibrazioni diverse!

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Sand Creatures, il progetto fotografico di Claire Droppert

Sand Creatures, il progetto fotografico di Claire Droppert

Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

Avete presente quando guardando una nuvola riconoscete nella sua forma quella di un animale, o di un oggetto? E spesso scoprite che chi vi sta accanto ci vede esattamente l’opposto di ciò che vedete voi? Claire Droppert gioca con la sua e la nostra capacità di vedere gli elementi della natura in modo diverso con la sua serie fotografica “Sand Creatures”. 

Informandomi e scoprendo l’arte di Claire, la cosa che mi è saltata maggiormente all’occhio è stata la frase nella Bio del suo profilo Instagram “Dutch Photographer capturing Sounds of Silence”. Fotografare il rumore del silenzio mi è sembrato all’inizio un obiettivo ambizioso, poi mi è bastato scorrere un po’ la galleria per capire che non poteva esserci frase più adatta per descrivere il suo stile. 

Tra i suoi lavori, oggi vi presentiamo “Sand Creatures”, cominciato con una prima parte nel 2014 e continuato con una seconda l’anno scorso. Gli scatti di questa serie sono stati realizzati da Claire sulle bianche spiagge olandesi e mostrano nuvole di sabbia catturate a mezz’aria, tra il blu del cielo e il bianco della spiaggia. 
La sabbia lanciata in aria crea forme che sembrano prendere vita, diventando appunto delle vere e proprie creature di sabbia

“Sand Creatures” fa parte di un progetto più ampio chiamato “Gravity” che esplora diversi elementi della natura, tutti catturati a mezz’aria, come se vivessero in un mondo senza gravità.
Noi abbiamo selezionato solo alcuni scatti di Claire Droppert, ma per scoprirne di più visita il suo sito e per non perderti nessun nuovo lavoro seguila su Instagram

Sand Creatures, il progetto fotografico di Claire Droppert
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Cinematography – Dune

Cinematography – Dune

Giordana Bonanno · 2 settimane fa · Photography

Oggi parleremo di un capolavoro d’azione e fantascienza non ancora presentato al cinema, ma uno dei pochi che non ha posticipato la data di uscita a causa della pandemia; la Warner Bros ha infatti ritardato la proiezione di un paio dei suoi film come Wonder Woman 1984 (2020), In the Heights (2020), Godzilla vs. Kong (2021) e The Batman (2021). Qualche giorno fa, il 9 settembre, è apparso finalmente il primo trailer ufficiale che conferma l’uscita di Dune per il 18 dicembre.

Il film di Warner Bros, Pictures e Legendary Pictures è diretto dal candidato all’Oscar Denis Villeneuve e non è altro che l’adattamento per il grande schermo dell’omonimo celebre best seller di Frank Herbert.

“Dune” è un’avventura epica ricca di emozioni che narra la storia di Paul Atreides, un giovane brillante nato con un grande destino, che dovrà viaggiare verso il pianeta più pericoloso dell’universo per assicurare un futuro alla sua famiglia e alla sua gente.

Epico è anche il cast, si parla di Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Zendaya, Jason Momoa, il premio Oscar Javier Bardem e molti altri ancora.

Per questa occasione Villeneuve ha collaborato per la prima volta con il direttore della fotografia Greig Fraser (“Lion”, “Zero Dark Thirty”, “Rogue One: A Star Wars Story”) registrando le riprese tra i paesaggi dell’Ungheria e della Giordania, luoghi familiari anche al fotografo francese Clément Chapillon

“Promise me a Land” è il nome della sua serie fotografica che offre una visione nuova e originale di Israele e della Palestina in cui, al centro della ricerca artistica non c’è la situazione politica e le tensioni, ma lo stretto legame che si è creato tra le persone e la terra in cui vivono, indipendentemente dal loro credo e dalla loro nazionalità. 

Questa volta il confronto tra le due espressioni artistiche è focalizzato sui paesaggi, i colori e le sensazioni che avvolgono lo schermo. E in attesa dell’arrivo al cinema di Dune, vi diamo un’anteprima nella gallery qui sotto! 

Lo sapevi che: Denis Villeneuve ha confermato che il suo adattamento di Dune sarà diviso in due film per garantire che la storia originale sia “conservata e non tagliata in un milione di pezzi”.

Genere: Avventura, fantascienza
Regista: Denis Villeneuve
Direttore della fotografia: Greig Fraser
Scrittori: Frank Herbert, Jon Spaihts
Cast: Rebecca Ferguson, Zendaya, Jason Momoa

Cinematography – Dune
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

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Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle. 
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @jupiterinfish, @blogridethewaves, @sara_sabatino, @holybipolar, @deri___, @annalisa_pautelli, @_gary0104, @thepost.o, @il_bianconiglio, @misterdrinkwine_portraits.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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“Bodies, landscapes and desire”, la fotografia di Emma Hartvig

“Bodies, landscapes and desire”, la fotografia di Emma Hartvig

Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

Un corpo non è solamente un corpo, è una forma perfetta, è una scultura in grado di muoversi e mutare e questo la fotografa svedese Emma Hartvig lo sa bene. Nei suoi lavori l’elemento umano non manca mai, ma ciò che la differenzia da molti altri colleghi è il suo approccio al soggetto. I corpi nudi sono trattati come vere opere d’arte, catturati in posizioni che permettono di apprezzarne le forme e le linee, come se fossero dei paesaggi. 

Questi ultimi rappresentano un altro soggetto ricorrente nella fotografia di Emma Hartvig, l’elemento naturale è spesso affiancato da quello umano, come nella serie fotografica “Bodies, landscapes and desire”.

Emma Hartvig ci propone una serie di scatti delicati e intimi che riescono a creare una relazione tra i luoghi, dalle foreste alle scogliere concentrandosi sulle forme degli alberi, delle rocce, del paesaggio, e i corpi. 

Si tratta di scatti tranquilli, in cui domina la quiete e nei quali ci immergiamo silenziosamente. 

Per scoprire gli altri lavori di Emma Hartvig visita il suo sito e il suo profilo Instagram

“Bodies, landscapes and desire”, la fotografia di Emma Hartvig
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“Bodies, landscapes and desire”, la fotografia di Emma Hartvig
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