Nagababa, la poltrona metafora della bellezza femminile

Nagababa, la poltrona metafora della bellezza femminile

Giulia Guido · 1 mese fa · Design

Si chiama Nagababa, la poltrona realizzata dallo studio Wamhouse che riprende la famosa sedia di Gaetano Pesce. Se la Serie UP del 1969 rivoluzionò l’idea di seduta, diventando fin da subito un simbolo del design italiano, quella firmata dallo studio Wamhouse ne riprende la forma e allo stesso tempo ricorda un corpo femminile pronto per sottoporsi a svariate operazioni di chirurgia estetica. 

La Nagababa, che in polacco significa “donna nuda”, vuole farci riflettere su come è concepito il corpo della donna oggi giorno. Sempre più frequentemente siamo bombardati da immagini che innalzano a corpo ideale quello di donna magra con le curve nel posto giusto e le gambe affilate e longilinee, facendo passare l’idea che esista un corpo giusto e mille sbagliati. Così, la poltrona dello studio Wamhouse presenta delle grandi cuciture e frecce ricamate che ricordano i segni che il chirurgo estetico fa sui suoi pazienti mostrando come si è e cosa si andrà a togliere e a modificare. 

Inoltre, essendo la Nagababa un mobile anche il collegamento tra corpo femminile e oggetto salta subito all’occhio, sottolineando come in molti casi la donna è vista davvero come mero oggetto d’arredamento, come decorazione, bello da mostrare ma che deve rimanere fermo e muto. 

Bisogna guardarla bene la Nagababa e capire, secondo la società, a quale livello di perfezione debba puntare la donna ogni giorno. 

Nagababa, la poltrona metafora della bellezza femminile
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Il masterplan della Unicorn Island di Zaha Hadid Architects

Il masterplan della Unicorn Island di Zaha Hadid Architects

Giulia Guido · 1 mese fa · Design

L’ultimo progetto di Zaha Hadid Architects sta per vedere la presentazione di Start-Up, il suo primo edificio. Si tratta della Unicorn Island, una vera e propria isola al centro della città cinese di Chengdu, sulla riva orientale del lago Xin Long Lake, che ospiterà un centro espositivo e congressuale che ricopre una superficie di 67 ettari. 

Il complesso nasce dalla volontà di sostenere i settori legati alla tecnologia e alla ricerca che negli ultimi anni stanno vivendo una crescita esponenziale. Basti pensare che fino a poco tempo fa l’economia cinese era fondata quasi esclusivamente su industrie tradizionali, mentre negli ultimi anni l’interesse si sta spostando, appunto, sulla tecnologia dando vita alle cosiddette “aziende di unicorni”. 

Una volta ultimata, la Unicorn Island sarà raggiungibile facilmente sia a piedi, sia in bicicletta, ma anche in metropolitana. Il progetto prevede una serie di edifici dalla forma sinuosa e dalle linee morbide posizionati in “cluster” – quindi divisi a gruppi – attorno a una piazza centrale che fungerà sia da luogo di ritrovo, ma verrà anche sfruttato per creare le fermate della metropolitana. 

L’aspetto legato alla sostenibilità non passa in secondo piano, infatti la Unicorn Island ospiterà spazi verdi pubblici, sistemi di raccolta dell’acqua e di agricoltura. 

Manca ancora molto al termine del progetto, intanto scopriamo quale aspetto avrà la Unicorn Island. 

Unicorn Island Zaha Hadid | Collater.al
Unicorn Island Zaha Hadid | Collater.al
Unicorn Island Zaha Hadid | Collater.al
Unicorn Island Zaha Hadid | Collater.al
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Il masterplan della Unicorn Island di Zaha Hadid Architects
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Il masterplan della Unicorn Island di Zaha Hadid Architects
Il masterplan della Unicorn Island di Zaha Hadid Architects
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Arctic Bath, l’hotel galleggiante in Svezia

Arctic Bath, l’hotel galleggiante in Svezia

Giulia Guido · 4 settimane fa · Design

La prima volta che l’Arctic Bath è stato nominato è successo nel 2010 in occasione dell’apertura del Treehotel, realizzato dagli stessi costruttori. Da allora, prima che il progetto venisse davvero preso in mano da Bertil Harström e Johan Kauppi passarono tre anni, finché all’inizio del 2018 non si iniziò a parlare di un’inaugurazione, programmata per l’inverno dello stesso anno. Sfortunatamente, neanche al tempo la costruzione dell’Arctic Bath era terminata. 

Finalmente il 15 gennaio scorso l’hotel ha aperto ufficialmente le sue porte. 

L’edificio è riuscito a far parlare di sé per così tanti anni grazie a un progetto che fonde l’architettura con la natura, sia da un punto di vista strutturale, sia da un punto di vista estetico. 

Arrivando sulla sponda del fiume Lule, all’interno dell’area urbana di Harads in Svezia, ci si troverà davanti agli occhi un edificio dalla pianta circolare che ricorda un nido d’uccello poggiato sull’acqua. Oltre a questo, l’hotel conta anche una serie di cabine costruite alcune sulla terra ferma da 62 metri quadrati, e altre sull’acqua, da 24 metri quadrati. Al loro interno si potrà godere di un soggiorno lussuoso e con ogni comfort a disposizione, ma a disposizione dei clienti è stata pensata anche una zona comune con un ristorante, una spa e una sauna. In ogni caso, il comfort migliore di cui si può godere rimane il paesaggio in cui l’Arctic Bath è immerso. 

Arctic Bath, l’hotel galleggiante in Svezia
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Arctic Bath, l’hotel galleggiante in Svezia
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Sea Sanctuary, un posto tranquillo

Sea Sanctuary, un posto tranquillo

Giordana Bonanno · 4 settimane fa · Design

Louise Nissen è la designer danese che ha immaginato un nuovo futuro per un lido abbandonato sulla costa britannica. Il progetto dal nome Sea Sanctuary diventerebbe un vero e proprio centro terapeutico, offrirebbe la possibilità di vivere in un ambiente più pulito e sarebbe una piccola soluzione ai problemi respiratori, dei cittadini londinesi, legati all’inquinamento di quella zona.

In passato alle persone che soffrivano di problemi respiratori o avevano una salute cagionevole, si consigliava di recarsi sulle rive del mare, dove l’aria salmastra ha effetti benefici sull’organismo, liberando velocemente le vie respiratorie.

Sea Sanctuary ha l’obiettivo di diventare un centro di guarigione dove l’acqua di mare e le risorse naturali che prosperano abbondanti nei dintorni, possano garantirne il successo curativo.

Louise ha realizzato delle illustrazioni in cui il suo progetto prende in parte vita, tramite viste frontali di una serie di stanze moderne e luminose dalle quali finestre si intravede il mare.

Sea Sanctuary, un posto tranquillo
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X Cloud, la casa del futuro secondo XTU

X Cloud, la casa del futuro secondo XTU

Giulia Guido · 4 settimane fa · Design

Ad oggi il nostro futuro sembra tutt’altro che roseo. Gli studi sul clima e sulla situazione ambientale ci mettono in guardia, ma forse è già troppo tardi per risolvere il problema. Proprio per questo motivo, lo studio di architettura e design parigino XTU ha progettato le X Cloud, le abitazioni del futuro. 

Al contrario di altri che hanno immaginato abitazioni costruibili sulla Luna o su Marte, o addirittura a satelliti abitabili, il team di XTU ha pensato di rimanere un pò più vicini al nostro amato Pianeta, giusto qualche metro sopra il suolo. 

Le X Cloud si presentano come una rete formata da centinaia e centinaia di cellule a otto lati che danno vita a una fora simile a quella di una nuvola. Ma la particolarità di queste strutture è che saranno in grado di fluttuare grazie all’utilizzo di aerostati ad elio e stabilizzarsi a mezz’aria. 

Inoltre, le X Cloud sono state progettate per essere autonome, quindi complete di serre, colture e foreste, copiando in tutto e per tutto un piccolo ecosistema. 

x cloud xtu | Collater.al
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X Cloud, la casa del futuro secondo XTU
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