Design Nagababa, la poltrona metafora della bellezza femminile
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Nagababa, la poltrona metafora della bellezza femminile

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Giulia Guido
Nagababa | Collater.al

Si chiama Nagababa, la poltrona realizzata dallo studio Wamhouse che riprende la famosa sedia di Gaetano Pesce. Se la Serie UP del 1969 rivoluzionò l’idea di seduta, diventando fin da subito un simbolo del design italiano, quella firmata dallo studio Wamhouse ne riprende la forma e allo stesso tempo ricorda un corpo femminile pronto per sottoporsi a svariate operazioni di chirurgia estetica. 

La Nagababa, che in polacco significa “donna nuda”, vuole farci riflettere su come è concepito il corpo della donna oggi giorno. Sempre più frequentemente siamo bombardati da immagini che innalzano a corpo ideale quello di donna magra con le curve nel posto giusto e le gambe affilate e longilinee, facendo passare l’idea che esista un corpo giusto e mille sbagliati. Così, la poltrona dello studio Wamhouse presenta delle grandi cuciture e frecce ricamate che ricordano i segni che il chirurgo estetico fa sui suoi pazienti mostrando come si è e cosa si andrà a togliere e a modificare. 

Inoltre, essendo la Nagababa un mobile anche il collegamento tra corpo femminile e oggetto salta subito all’occhio, sottolineando come in molti casi la donna è vista davvero come mero oggetto d’arredamento, come decorazione, bello da mostrare ma che deve rimanere fermo e muto. 

Bisogna guardarla bene la Nagababa e capire, secondo la società, a quale livello di perfezione debba puntare la donna ogni giorno. 

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Scritto da Giulia Guido
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