La storia dietro la nuova tee di NOAH ispirata a Rembrandt

La storia dietro la nuova tee di NOAH ispirata a Rembrandt

Andrea Tuzio · 3 settimane fa · Art, Style

Pochi giorni fa NOAH ha presentato la sua nuova gamma di graphic tee della Fall 2021.
Il brand fondato da Brendon Babenzien ha da sempre espresso la sua filosofia e i suoi ideali attraverso le grafiche delle sue t-shirt.

Musica, arte, design, cause sociali e ambientali sono alcuni dei temi che NOAH ha sempre avuto a cuore sin dalla sua nascita nel 2015, promuovendoli costantemente proprio attraverso le tee che diventano mezzo di comunicazione fondamentale e soprattutto diretto.
Tra le tee di quest’anno ce n’è una che ha attirato la nostra attenzione più delle altre. 

Protagonista di questa storia è l’opera di Rembrandt “Cristo nella tempesta sul mare di Galilea”, dipinto dal pittore olandese nel 1633 e custodito nell’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston fino al suo furto, avvenuto il 18 marzo 1990, quando due ladri rubarono ben 13 opere d’arte dal valore complessivo di 500 milioni di dollari tra cui proprio l’opera in questione. 

Se avete voglia di approfondire uno dei furti più misteriosi della storia dell’arte, vi consigliamo la docu-serie in 4 episodi visibile su Netflix “Un colpo fatto ad arte. La Grande rapina al museo” che racconta proprio gli eventi di quella notte. 

Il dipinto si ispira a una citazione biblica contenuta nel Vangelo di Marco e pronunciata da Gesù Cristo: i seguaci di Cristo erano terrorizzati quando si imbatterono in una tempesta che minacciava di distruggere la barca sulla quale stavano navigando. Cristo, che si era addormentato, fu svegliato dalle loro grida e chiese: “Perché avete paura, o voi di poca fede?” prima di calmare il vento e le onde.

Nello spiegare il perché di questa scelta NOAH ha dichiarato: “Per noi è come se fosse un promemoria che ci ricorda di avere sempre fiducia nei propri ideali e andare avanti, anche quando si attraversa un momento difficile e il mondo sembra naufragare”.

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UIA.Città di Milano, parte l’attività di street art nella periferia milanese

UIA.Città di Milano, parte l’attività di street art nella periferia milanese

Giulia Guido · 3 settimane fa · Art

L’arte come mezzo di promozione del benessere, questo è il concetto su cui si fonda lo Street Art Lab partecipato di UIA.Città di Milano, un progetto europeo co-finanziato all’interno dell’iniziativa Urban Innovative Actions (UIA). L’obiettivo è quello di creare un sistema di benessere integrato e nuove opportunità per rendere bambine, bambini, ragazze e ragazzi parte del percorso di crescita della città; migliorare e raccontare la realtà dei quartieri milanesi attraverso l’ascolto dei loro desideri e bisogni, e la co-progettazione dal basso di un murale come metodologia per valorizzare le loro risorse, competenze e talenti. 

Nell’ambito del progetto, coordinato dal Comune di Milano, ActionAid ha dato il via quest’estate allo Street Art Lab partecipato che avrà come obiettivo finale la realizzazione di un murale nel quartiere Comasina-Bruzzano e rappresenterà il punto di vista delle giovani e dei giovani che lo abitano.

A realizzarlo sarà Mister Thoms, nome d’arte di Diego Della Posta, uno degli street artist italiani più noti, conosciuto per le sue opere che attraverso un’estetica cartoon veicolano con ironia e un pizzico di humor messaggi legati alla quotidianità. 

La prima fase si è svolta tra giugno e luglio scorsi, quando sedici ragazzi e ragazze del quartiere, con storie e background eterogenei, hanno avuto la possibilità di partecipare agli Street Art Lab, dei laboratori artistici organizzati da UIA.Città di Milano, coordinati da un educatore di ActionAid, e di confrontarsi proprio con Mister Thoms.  

Questa fase è stata di grande importanza per due motivi. Da una parte ha rappresentato per ragazze e ragazzi, l’occasione di esprimersi e di raccontare come vivono il quartiere, quali sono i luoghi che frequentano maggiormente, ma anche dire secondo loro cosa manca e come migliorerebbero la zona. Dall’altra, le testimonianze raccolte aiuteranno Mister Thoms nella seconda fase, ovvero quella di sviluppo e realizzazione di un murale in cui i giovani possano vedere rappresentati i propri sogni e le proprie speranze. L’artwork, che ricoprirà l’intera parete esterna di una palazzina, rappresenterà un drago, simbolo della forza che ogni ragazzo esterna attraverso il proprio talento. La schiena di questa creatura potente e fantastica ospiterà, inoltre, tutti i personaggi e i valori indicati dai giovani partecipanti degli Street Art Lab.  

Noi di Collater.al abbiamo assistito ai laboratori, dove entusiasmo e idee non sono di certo mancati. Guardate qui sotto le foto e il video delle giornate e continuate a seguirci per scoprire come sarà il murale di Mister Thoms una volta realizzato. 

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Cécile Dormeau illustra cosa vuol dire essere donna

Cécile Dormeau illustra cosa vuol dire essere donna

Giulia Guido · 3 settimane fa · Art

Ogni donna sa quanto sia difficile essere donna: combattere con i capelli la mattina, cercare di nascondere i brufoli, avere a che fare con i commenti sul peso, sull’aspetto, sui vestiti. Sono aspetti che fanno parte della vita di tutti giorni e che a volte hanno un peso non indifferente sul morale. L’illustratrice francese Cécile Dormeau dà voce a tutte le donne disegnando scene di normale quotidianità e normalizzando alcuni aspetti di cui non sempre si parla. 

Cécile Dormeau si è laureata alla scuola di design Estienne di Parigi, successivamente ha vissuto prima ad Amburgo e poi a Berlino dove ha lavorato come designer e illustratrice. Più tardi a lavorato come junior art director presso Ogilvy One a Francoforte, decidendo infine di dedicarsi alla carriera di illustratrice e tornare a Parigi, dove oggi vive e lavora. 

Ogni giorno Cécile condivide con i suoi 265 mila follower su Instagram illustrazioni semplici, con sfondi colorati e con protagoniste ragazze di ogni età alle prese con jeans troppo stretti o con la ricrescita dei peli.
Ciò che distingue il lavoro di Cécile da quello di tutte le altre illustratrici è che ha cominciato a trattare questi argomenti in “tempi non sospetti”, iniziando a realizzare le sue illustrazioni già nel 2015, molto prima di movimenti come NormalizeNormalBodis. 

L’illustratrice riesce a riassumere in un’immagine sola lo stato d’animo di migliaia di persone, che condividono i suoi lavori sentendosi finalmente comprese e non più sole. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni dei suoi lavori, ma per scoprirne di più seguitela su Instagram

Cécile Dormeau illustra cosa vuol dire essere donna
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Cécile Dormeau illustra cosa vuol dire essere donna
Cécile Dormeau illustra cosa vuol dire essere donna
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L’arte pubblica di CHEAP Street Poster Art a Roma

L’arte pubblica di CHEAP Street Poster Art a Roma

Giulia Guido · 3 settimane fa · Art

Pochi giorni fa è iniziato a Roma la 16ª edizione di Short Theatre, il festival internazionale dedicato alla creazione contemporanea e alle performing Arts. Diversi luoghi della capitale si trasformeranno e faranno da sfondo a iniziative, installazioni e performance dal vivo: dal Teatro Argentina al Teatro India, dal Teatro del Lido di Ostia a La Pelanda – Mattatoio di Roma e molti altri spazi urbani. 
L’edizione di quest’anno prende il titolo di The Voice This Time e vede tra i protagonisti CHEAP Street Poster Art, collettivo bolognese nato nel 2013 dall’idea di 6 donne come festival di poster art ed evolutosi negli anni in un progetto più grande. 

CHEAP ha inaugurato il 6 settembre a la Pelanda Reclaim Your Future, un’installazione composta da diverse bandiere realizzate da diversi artisti. In occasione della loro partecipazione a Short Theatre abbiamo avuto la fortuna di fare qualche domanda al collettivo e farci raccontare la loro opera. Leggete l’intervista qui sotto e seguite CHEAP e Short Theatre su Instagram. 

Ciao, vi seguiamo da tanto tempo e abbiamo già parlato di CHEAP Street Poster Art su Collater.al, però spiegateci voi come è nato questo progetto e quali sono i vostri background.

CHEAP nasce dall’intesa creativa di 6 donne. Nel 2012, eravamo interessate a lavorare sul paesaggio urbano e a farlo indagando il paste up, l’attacchinaggio di poster e tutte le modalità di stare in strada utilizzando la carta come strumento: un modo di attraversare lo spazio pubblico che per noi era la definizione dell’effimero, di una serie di gesti anti monumentali, un’idea del contemporaneo che ha molto a che fare con la temporaneità – la public art non si misura solo in centimetri, ma anche in secondi.
Dal 2013 al 2017, per 5 edizioni, CHEAP ha lavorato con la carta, ha flirtato con l’effimero, ha sollecitato narrazioni contemporanee sul paesaggio urbano, ha contribuito al discorso sullo spazio pubblico. E lo ha fatto con il format del festival: ogni maggio e per dieci giorni, accoglievamo 5 guest artist internazionali invitati a realizzare interventi site specific, in quartieri diversi della città. 

Allo stesso tempo, installavamo un migliaio di poster arrivati in risposta alla call for artist nelle bacheche delle strade del centro; a queste azioni si aggiungevano block party in strada e una serie di eventi all’interno di in una rete di luoghi dati all’indipendenza.

CHEAP Street Poster Art

Nel gennaio del 2018 è stata annunciata la fine di questa esperienza. Abbiamo mantenuto la call for artist annuale, un segmento ereditato dal festival che per noi rimaneva importante perché aperto e partecipativo. Abbiamo modificato la modalità in cui interveniamo in strada: non ci annunciamo, non ci diamo scadenze, lavoriamo in maniera più progettuale e mirata, con la sensazione di essere sfuggite al tritacarne del festival e alle sue dinamiche non esattamente virtuose. Oggi siamo un laboratorio permanente, esprimiamo una visione più complessa, stiamo nello spazio pubblico con una consapevolezza diversa: la nostra azione è diventata più affilata.

In cosa consiste l’istallazione presentata a Short Theatre 2021?

L’installazione per Short Theatre riprende il concept di un’installazione già realizzata a Bologna, nel gennaio del 2020 durante la settimana di ArteFiera e Art City: avevamo aperto per 4 giorni uno spazio privato vuoto da anni, uno dei tanti presenti nel centro della città, un centro storico ormai carsico, dove gli spazi inutilizzati si moltiplicano a dispetto di un mercato immobiliare sempre in crescita e slegato dal piano del reale.

Per l’occasione avevamo ricoperto l’ambiente di coperte termiche, spesso il primo supporto che d’emergenza che le persone migranti ricevono dalle imbarcazioni di soccorso presenti nel Mediterraneo che ONG, associazioni e liber* cittadin* organizzano e finanziano per cercare di salvarci da questa follia dei respingimenti: le coperte sono un oggetto che è entrato nel nostro ipertesto visivo come simbolo di alcune forme di accoglienza, di solidarietà e di cura nei confronti di chi attraversa il mare e arriva sulle coste italiane, ai margini dell’Europa.

Lo spazio così allestito era diventato una scatola dorata, riverberante e luminosa, la cui superficie era ambigua, attraente e respingente allo stesso tempo, unheimlich. All’interno di questo set straniante, avevamo installato delle bandiere realizzate per l’occasione da alcune decine di artist*, a cui era stato chiesto come suggestione curatoriale di tentare di cortocircuitare le strutture di senso della bandiera, un supporto a cui solitamente è affidata una narrazione fatta di confini, identità nazionali e visioni post coloniali: le bandiere installate ci proponevano come corpi, come ponti, mai come muri, nello spazio fisico del temporary che già replicava un’immaginario di attraversamenti di frontiere, forse anche di frontiere come proiezioni, quindi di proiezioni da decostruire.

CHEAP Street Poster Art

Oggi riprendiamo questa conversazione iniziata a Gennaio del 2020, una dialogo reso intermittente dalla pestilenza che abbiamo vissuto subito dopo: portiamo a Roma per Short Theatre lo stesso concept, con un set adattato al contesto che ci ospita e ci viene chiesto di infestare.

Cambiano le bandiere che questa volta sono state selezionate tra i lavori di alcun* artist* che hanno partecipato alla call for artists annuale organizzata da CHEAP, un invito che rivolgiamo da anni a artist* visiv* internazionali alla realizzazione di poster che selezioniamo e affiggiamo nelle strade di Bologna: i poster, per l’occasione adattati a bandiere, sono di Angie Russo, Bbraio, Carol, Giorgia Lancellotti, Infinite, La Catrina, Laura Berdusco, Noe Gamma, Pamela Rotondi, Pride Off, Rita Colosimo, Valeria Quadri.

Possiamo definire RECLAIM YOUR FUTURE uno spazio di condivisione? L’arte ha bisogno di più esperienze di aggregazione?

Non sapremmo dire se all’arte va chiesto di fare aggregazione. Noi ci relazioniamo con il mezzo artistico anche per aprire dialoghi, data la specificità del nostro contesto di intervento: lavoriamo nello spazio pubblico, uno spazio in cui la cittadinanza è espressa, proiettata, performata; uno spazio che è vuoto se manca chi lo attraversa e lo abita, la condivisione è la conditio sine qua non del nostro agire.

È forse l’arte pubblica come quella di CHEAP una delle ultime forme di attivismo?

CHEAP agisce anche dell’attivismo. Nel nostro comune sentire, l’arte (contemporanea o meno) può anche questo: mettere in discussione lo status quo, esprimere conflitto, condividere visioni.

La nostra pratica ha in sé anche una dimensione politica: CHEAP agisce una riappropriazione dello spazio pubblico e lo fa infestando i muri di poster, ridefinendo nuovi linguaggi visivi contemporanei, generando inaspettati dialoghi con chi attraversa e abita l’ambiente urbano.

Nel nostro progetto scorrono energie femministe, desideri decoloniali e strategie contro egemoniche: dove la città oppone barriere sulla base del genere della classe e della razza, CHEAP pratica un conflitto simbolico facendo dell’arte pubblica (anche) un luogo di lotta.

CHEAP Street Poster Art
CHEAP Street Poster Art
CHEAP Street Poster Art

PH: Claudia Pajewksi

L’arte pubblica di CHEAP Street Poster Art a Roma
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L’arte pubblica di CHEAP Street Poster Art a Roma
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Manca poco al Future Vintage Festival 2021

Manca poco al Future Vintage Festival 2021

Giulia Guido · 3 settimane fa · Art

Mancano pochi giorni all’inizio della 12° edizione del Future Vintage Festival, che si terrà a Padova dal 10 al 12 settembre, nelle cornici del Centro Culturale San Gaetano, nei Giardini dell’Arena e nel Parco della Musica.
Un evento che spazia attraverso gli ambiti della cultura contemporanea attraverso tutte le declinazioni del sorriso, tema del festival ma anche segno grafico, forma d’arte e messaggio di unione e partecipazione.
Il programma è infatti ricco di protagonisti della stand-up comedy, un genere di comicità in completo rilancio negli ultimi anni che avrà come rappresentanti Katia Follesa e Stefano Rapone, ma anche realtà editoriali satiriche note come Lercio. A partecipare alla tre giorni di attività ci saranno anche creator di YouTube di primo piano come iPantellas e Le Coliche, per citarne solo alcuni presenti in programma.

Non mancheranno performance musicali ad accompagnare il Future Vintage Festival. Si esibiranno infatti Samuel dei Subsonica, Joan Thiele, Ernia e persino un artista di livello planetario come il Grandmaster Flash. Ospiti dei talk anche Massimo Pericolo – per presentare il suo nuovo libro – e Faso, brillante bassista degli Elio e le Storie Tese.
Il sorriso sarà anche lo strumento attraverso il quale riflettere, insieme a star e volti meno noti, di tematiche fondamentali nel contemporaneo come l’inclusività, l’uguaglianza di genere e la body positivity.

Visita il programma completo sul sito del Future Vintage Festival 2021.

Futura Vintage Festival | Collater.al
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Manca poco al Future Vintage Festival 2021
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