Art La prima personale di Obey a Milano
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La prima personale di Obey a Milano

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Anna Frattini
Shepard Fairey Obey

Quando abbiamo scoperto che Shepard Fairey – a.k.a. Obey – sarebbe arrivato a Milano, noi della redazione di Collater.al non abbiamo esitato, dovevamo incontrarlo. Il 15 maggio ha inaugurato The Art of Shepard Fairey, la mostra allestita alla Fabbrica del Vapore che ripercorre 35 anni di carriera dell’artista attraverso una ricca collezione di opere selezionate da Farley. Nel percorso espositivo è molto facile perdersi, prendere strade alternative per scoprire momenti storici e opere diverse dell’artista. Un effetto decisamente voluto che rende questa mostra un esperimento del tutto riuscito, davvero in grado di rendere l’idea allo spettatore dell’incredibile storia e delle battaglie sociali raccontate da Obey nel corso degli ultimi 35 anni.

Obey a Milano

Durante la conferenza stampa in previsione del lancio c’erano tutti: Giuseppe Pizzuto, il curatore e direttore di Wunderkammer; Deodato Salafia, founder del gruppo DEODATO e il team di BOEM, sponsor ufficiale della mostra. Tutti insieme a Shepard Farley che con il suo piglio magnetico ha conquistato la sala raccontando della sua prima volta a Milano, nel lontano 2005, in occasione di Urban Edge – un festival dedicato alla street art in un momento in cui questa branca dell’arte non veniva ancora presa sul serio. I racconti e gli spunti di Fairey ci hanno fatto riflettere su quante cose sono cambiate in questi 35 anni di carriera e su quanto ancora ci sia da fare per l’arte fatta in strada.

Obey
Obey

Sempre Shepard – durante il panel – ha esordito con «Art should be everywhere», raccontando di come la strada fosse soltanto il primo posto dove era possibile esprimersi prima dell’arrivo di conoscenze e collegamenti con il mondo dell’arte per come lo intende l’establishment. Il suo modo di esprimersi chiaro e cristallino mostrava se non altro un grandissimo rispetto per tutte le forme d’arte, in primis per la musica, che continua a influenzarlo e a spronarlo anche a questo punto della sua lunga carriera. La musica di Bob Marley, dei The Clash e dei Public Enemy sono tasselli fondamentali nel corso della sua carriera di creativo.

Quando abbiamo avuto a disposizione qualche minuto per parlare direttamente con Shepard Fairey, scattare qualche ritratto e filmare un’intervista; il suo fare magnetico e le sue parole hanno continuato a risuonare per molte ore dopo il nostro incontro. Abbiamo parlato della sua mostra, di attivismo politico, del suo brand omonimo – OBEY – talmente iconico che nonostante possa ormai sembrare un’entità separata non è che una delle tante estensioni di Shepard. Obey è riuscito a raccontare anche del suo impegno nel conciliare due mondi difficili da mettere insieme: l’arte e il denaro.

Obey

La mostra rimarrà aperta fino al 27 ottobre negli spazi della Cattedrale presso la Fabbrica del Vapore di Milano.

ph. courtesy Andrés Juan Suarez

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Scritto da Anna Frattini
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