Creators – L’Intervista al duo di designer e architetti di Objects Of Common Interest

Creators – L’Intervista al duo di designer e architetti di Objects Of Common Interest

Claire Lescot · 2 anni fa · Design

L’unione fa la forza? In questo caso si. Il duo di Designer/Architetti Leonidas Trampoukis ed Eleni Petaloti è sicuramente vincente, sia sul lavoro che nella vita privata. Del resto che il ménage sentimentale tra due creativi complementari possa essere un successo ci è stato ampiamente dimostrato nella storia del design da coppie come: Charles e Ray Eames, Massimiliano e Doriana Fuksas o la più recente Fien Muller e Hannes Van Severen, per citarne solo alcune.

Stessa provenienza: Salonicco, e stesso background: Columbia University (New York) , Aristotele Polytechnic University (Salonicco) ed Ecole Nationale Supérieure d’Architecture (Parigi). Trapiantati in USA per scelta si dividono tra la grande mela e l’amata terra d’origine che continua ad influenzare la loro sensibilità progettuale attraverso l’eco di geometrie classiche tipiche del mondo antico.

Nel 2012 fondano LOT: premiata società che si occupa principalmente di progetti architettonici di diversa scala e complessità caratterizzati da una pulizia e semplicità delle forme, una peculiarità che ritroviamo anche nelle collezioni di Objects Of Common Interest (OoCI) letteramente: oggetti di interesse comune, nome sotto il quale nel 2015 il duo esplora il design di prodotto puntando tutto su materialità e colore.

Non sempre gli architetti sono dei bravi designer, non è di certo questo il caso, ma la consapevolezza spaziale e la conoscenza tecnica dei materiali li ha aiutati a procedere nel loro sperimentale ed innovativo approccio. Marmo e vetro si giustappongono ad acrilico per tavolini e centrotavola, specchi di rame vengono sostenuti da cemento aerato e pietre sembrano curvarsi, con Object Of Common Interest Elena e Leonidas ci raccontano la bellezza estrema delle forme semplici attraverso geometrie ed incastri assolutamente geniali, da oggetti domestici ad installazioni. Un less is more 4.0.

Intervista al duo di designer e architetti di OBJECT OF COMMON INTEREST | Collater.al 1

Come vi siete incontrati e qual è il vostro comune denominatore?

Siamo cresciuti insieme. In Grecia vivevamo a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro ed avevamo molti amici in comune ma diciamo che ci siamo ufficialmente ‘’incontrati’’ alla fine della scuola di architettura. Terminato il percorso scolastico a Salonicco decidemmo tutti e due di partire per frequentare la Columbia University e seguire i reciproci interessi…. e niente, dopo 11 anni siamo ancora qui con un piede in Grecia ed uno a Ny! La nostra collaborazione nasce dal fatto che la pensiamo allo stesso modo, ognuno ha una forte e personale identità estetica ma riusciamo a completarci senza scontri. Il nostro denominatore comune sono le stesse priorità sia da un punto di vista personale che di coppia, lavorativo e creativo.

Il fatto di aver avuto le stesse priorità vi ha permesso di aprire due studi in due continenti diversi, vi ricordate il vostro momento di inizio?

Ce ne sono stati diversi. Sicuramente il primo lavoro commissionato al nostro studio di architettura LOT su un progetto per un Beach club a Mykonos è stato decisivo ma altrettanto decisiva è stata, nello stesso anno, la vincita del premio per il miglior progetto di sviluppo residenziale della Grecia. Object Of Common Interest invece è nato in maniera organica ed informale senza nessun progetto specifico o lavoro su commissione, è stato puramente frutto della nostra volontà di esplorare e sperimentare sulle forme. In seguito abbiamo intrapreso la strada del design di prodotto installazioni e mostre esperienziali.

Cosa rappresenta per voi Object Of Common Interest e perché avete scelto di chiamarvi proprio in questo modo?

OoCI Rappresenta l’interpretazione personale del mondo che ci circonda quindi la nostra particolare visione delle cose. La scelta di questo nome nasce dall’interesse nutrito e dall’esigenza di voler trovare un significato ad oggetti comuni affrontandoli in una cornice concettuale con lo scopo di creare significati ed emozioni in specifici contesti

Vi abbiamo visto a Milano con una collezione per MATTERMADE ed una per BLOC STUDIO

Si, entrambi i progetti derivano da idee e fissazioni sui concetti di: articolazione, equilibrio ed esercizi formali al fine di creare degli oggetti che avessero uno scopo di utilizzo. Per Mattermade abbiamo prodotto Relativity, una serie di centrotavola dove le forme di vetro sembrano sedersi all’interno di basi di marmo, toccandosi creano un bilanciamento senza essere però attaccate, una non può esistere senza l’altra. Per Bloc Studio invece abbiamo disegnato Totem Tray, un set di vassoi dalle forme volumetriche che sembrano apparentemente squilibrate frutto di riassemblaggio e ricomposizione e caratterizzate da un’estetica astratta e calibrata.

La vostra estetica in 3 parole:

Esperienza tattile, formalità, materialità astratta.

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“City Benches”, le nuove panchine di Londra

“City Benches”, le nuove panchine di Londra

Emanuele D'Angelo · 2 giorni fa · Design

Come ogni anno in occasione del London Festival of Architecture giovani designer e architetti si sono sfidati per il progetto “City Benches“.
Un concorso di progettazione per una serie di panchine pubbliche da installare a Cheapside nella città di Londra.

Studenti di architettura e design, neolaureati e studi emergenti sono invitati a presentare una proposta di design per una panchina che trasformerà la strada di Cheapside in un luogo dove sedersi e riposare in mezzo al trambusto.

LFA è il più grande festival annuale di architettura del mondo. Di solito si svolge durante tutto il mese di giugno, ma quest’anno è stato costretto a seguire un formato digitale.
Quest’anno, creare nuove sedute nel contesto delle restrizioni di Covid-19 è stata un’ulteriore sfida, consentendo al tempo stesso uno spazio all’aperto socialmente distante.

Sono stati molti i giovani designer che hanno preso parte alla gara, ma alla fine solo in pochi hanno visto la loro idea diventare realtà nelle strade di Londra. Così un ananas diventa una panchina sfaccettata che funge anche da fioriera, progettata da Hugh Diamond, Archie Cantwell e Cameron Clarke. È stata realizzata a mano dal trio del RARA Workshop combinando pezzi grossi di cemento pigmentato.

Nel Cheapside Sunken Garden, il laureato Bartlett Oli Colman ha sistemato due sedute che prendono la forma di coloratissimi bulbi oculari che guardano verso il cielo, chiamate “Look Up”.

La panchina realizzata dalla designer Chim Chim rende invece omaggio alle case vittoriane di Londra, con uno schienale realizzato con quattro tradizionali comignoli residenziali.

Nelle vicinanze si trova la panca The Two-Seater Rule, che si presenta sotto forma di due sedie a forma di trono collegate da una panca lunga due metri. A detta dell’artista una panchina pensata per lunghi faccia a faccia, dove ci si possa confrontare.

E per finire abbiamo “51°30’48.6″ N 0°05’17.9”, la panchina dello Studio Mxmxm costruita con lastre di acciaio verniciato a polvere tagliate al laser, che rappresentano ciascuna un asse nel sistema di coordinate geografiche.


“City Benches”, le nuove panchine di Londra
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La Porsche 911 Turbo di Daniel Arsham

La Porsche 911 Turbo di Daniel Arsham

Emanuele D'Angelo · 1 giorno fa · Design

Dopo due anni di ricerca, sviluppo e produzione Daniel Arsham ha svelato la sua nuova versione Porsche 911 Turbo.

La macchina è un modello del 1975, una versione dalla potenza straordinaria, soprattutto grazie a una sovralimentazione con turbocompressore. Dal suo lancio sul mercato nel 1975, la 911 Turbo divenne il modello di punta della gamma 911 (agli inizi denominata internamente anche 930).

Daniel Arsham per questa sua seconda collaborazione con la casa automobilistica tedesca ha creato una versione unica.
L’auto è stata ricostruita da zero, utilizzando una 911 Turbo (930) originale dell’86, e ogni aspetto della vettura è stato personalizzato.

L’esterno dell’auto è caratterizzato da un’elegante verniciatura bianca con decalcomanie nere tonali per auto da corsa, tra cui Arsham Studio e Dior vinyls. I cerchi a forma di Fuchs sono prodotti da Matt Crooke di Fifteen52, contengono un monogramma di Arsham Studio con tratteggio incrociato che rende omaggio agli iconici cerchi in lega di magnesio della RSR del 1974.

Gli interni rigorosamente in pelle italiana sono stati realizzati da Objects For Living. La tappezzeria è impreziosita dal volante in pelle personalizzato con la scritta “Porsche-Arsham” e dai davanzali delle Porte Turbo in alluminio. I manometri personalizzati dipinti a mano nel cruscotto fanno riferimento a un design che Porsche ha creato solo per le 930 giapponesi, tutte filtrate attraverso il reparto di design dello Studio Arsham. Il motore e la trasmissione turbo sono stati tolti e completamente ricostruiti.

Porsche insieme ad Arsham studio si è regalata un vero e proprio tuffo nel passato, dando vita a gioiello.

La Porsche 911 Turbo di Daniel Arsham
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“The Cove”, un nuovo molo per San Francisco

“The Cove”, un nuovo molo per San Francisco

Emanuele D'Angelo · 6 ore fa · Design

Lo studio Heatherwick ha rilasciato i primi mock-up del loro ultimo progetto “The Cove”.
Il progetto prevede la riqualificazione dei moli 30-32 nel porto di San Francisco andati bruciati 36 anni fa circa.

Il sito, attualmente utilizzato come parcheggio, verrebbe trasformato in qualcosa di unico, ripensato per essere più accessibile e diventare un nuovo punto di riferimento della città americana.

Lo studio guidato da Thomas Heatherwick ha pensato ad una struttura a ferro di cavallo che ospiterà varie attività sono previsti infatti circa 26 padiglioni. Tutto corredato da una piazza centrale polifunzionale, capace di trasformarsi a seconda dei vari eventi che ospiterà.

Il progetto non poteva non avere un’anima green, ormai dettaglio essenziale di ogni nuova struttura.
Il tetto avrà i pannelli fotovoltaici per essere completamente autonomo, tutti i capannoni realizzati saranno in legno per diminuire l’impatto ambientale.

Ancora però per farci un giro in “The Cove” dovremmo attendere parecchio. Se i piani vengono approvati e i lavori inizieranno in tempi relativamente brevi, il completamento del progetto è previsto per il 2026.


“The Cove”, un nuovo molo per San Francisco
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Casa Atibaia, un’abitazione modernista nascosta nella foresta

Casa Atibaia, un’abitazione modernista nascosta nella foresta

Giulia Guido · 54 secondi fa · Design

I creativi Charlotte Taylor, che gestisce Maison de Sable, e Nicholas Préaud, co-founder dello studio Ni.acki, hanno unito la loro passione per l’architettura modernista Brasiliana e hanno immaginato Casa Atibaia

Il punto di riferimento di questa collaborazione è la famosissima Casa de Vidro progettata dall’architetto e designer italiana naturalizzata brasiliana Lina Bo Bardi e costruita nel 1951. Non mancano però riferimenti a lavori di altri architetti, come la Casa Das Canoas di Oscar Niemeyer. 

Casa Atibaia è stata concepita come una moderna casa nascosta nella foresta poco fuori San Paolo e affacciata sul fiume Atibaia, da cui prenderebbe il nome. La casa immaginata da Charlotte Taylor e Nicholas Préaud si presenta come un cubo di cemento bianco con le pareti completamente vetrate. Se nel progetto della Bo Bardi la casa è sopraelevata dal suolo grazie all’utilizzo di sottili colonne, nella Casa Atibaia questi elementi strutturali sono stati sostituiti con enormi massi che penetrano anche all’intero, andando a formare parte dell’arredamento. 

Inoltre, esattamente al centro della casa si trova un cortile pensato per dividere la zona giorno dalla zona notte e che permette alla natura circostante di abbracciare tutti i luoghi della casa. 

Casa Atibaia, un’abitazione modernista nascosta nella foresta
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