Art Come andare Oltre il Sangue Amaro
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Come andare Oltre il Sangue Amaro

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Anna Frattini

Se per “sangue amaro” si intende quella rabbia, o meglio, quel rancore che certe situazioni ci lascia, forse non tutti sanno che questo modo di dire ha un fondamento scientifico. «La rabbia provoca un travaso di bile nel sangue che conferisce a quest’ultimo un sapore amaro», ci spiegano i due curatori Riccardo Vailati e Giorgia Massari che da questa riflessione hanno poi sviscerato la mostra collettiva titolata Oltre il Sangue Amaro. Sul tema del rancore, qui considerato nella sua accezione più generica, riferendosi dunque a un dolore in senso lato, hanno costruito un percorso espositivo che prende forma nelle sale Neoclassiche del palazzo Moretto Cavour di Brescia, dove ha sede il MO.CA Centro per le Nuove Culture. La mostra, che aprirà questo sabato 8 giugno, andrà oltre il percorso espositivo, includendo nella giornata inaugurale una serie di interventi video e poetici che approfondiranno il tema. Ma capiamo meglio di cosa si tratta.

Lucrezia Costa, Cradle for heavy souls

«Il percorso espositivo Oltre il sangue amaro prende vita con l’intenzione d’imbastire un discorso che ragioni sulla diversificazione e sulla portata di questi dolori e reazioni psicosomatiche. Un’analisi cognitiva che si attua sia in maniera oggettiva, proponendo linee di ragionamento che sfociano in riflessioni mirate e assolute, sia soggettiva, palesando le forme che visivamente questi dolori possono acquisire all’interno d’un personale percorso di crescita e sofferenza.», si legge sul testo curatoriale.

Al centro ci sono le emozioni

Gli artisti coinvolti – Luca Assi, Ludovica Anversa, Matteo Bianchini, Luca Brama, Nera Branca, Guido Corbisiero, Lucrezia Costa, Camilla Dalmazio, Carla Giaccio Darias, Valeria Quaini, Beatrice Sancinelli, Pierluigi Scandiuzzi, Ivana Sfredda e Leilei Wu – portano così al centro del discorso l’emotività, affrontata attraverso diversi medium e con diverse accezioni. Dalla fotografia di Luca Brama per esempio, che usa la forma del diario fotografico come pretesto per un’analisi intima, all’installazione di Lucrezia Costa che evoca qui la culla di “un’anima pesante come un macigno“, o a quella di Guido Corbisiero che affronta il tema della vecchiaia omaggiando Nonna Silvia, titolo della sua opera inedita.

Guido Corbisiero, Nonna Silvia

La componente video è portata da due artiste. Da un lato Beatrice Sancinelli con un cortometraggio che riflette – attraverso un personale sogno lucido – sul rapporto medico-paziente nel contesto della psicanalisi. Dall’altro, Camilla Dalmazio scava dentro di sé con un’introspezione letterale, servendosi di un fibroscopio. La pittura, qui ampiamente affrontata, si svincola tra i dipinti di Luca Brama, Matteo Bianchini, Ludovica Anversa, Pierluigi Scandiuzzi e Carla Giaccio Darias. Insomma, un percorso denso che si snoda nelle cinque sale neoclassiche di un palazzo settecentesco, le cui decorazioni entrano in netto contrasto con il linguaggio estremamente contemporaneo di questi giovani artisti.

Camilla Dalmazio, New bones from the scoria

Al di là della carne, più in là della sensazione.
Attraverso la soglia, sovrastando il dolore.
Oltre il bene e il male, dentro il peso di un’anima.
Distillando liquido nero e dolore rosso,
facciamo sangue amaro.

Nera Branca, Espansione del dominio
Matteo Bianchini
Ludovica Anversa, Se mi parli degli angeli (II)
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Scritto da Anna Frattini
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