Studio Gensler inventa il padiglione pop up per Notre-Dame

Studio Gensler inventa il padiglione pop up per Notre-Dame

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Design

Lo scorso aprile la cattedrale di Notre-Dame, risalente a 850 anni fa, ha subito un grave danno a causa del tragico incendio che ha distrutto parte di uno dei più famosi luoghi di culto del mondo, così lo studio Gensler ha fatto una proposta temporanea per i suoi futuri visitatori.

Il progetto prevede la realizzazzione di un padiglione che avrà una cornice realizzata in legno carbonizzato. Il direttore dello studio Duncan Swinhoe ha spiegato che “Il legno carbonizzato, che è uno dei metodi più antichi e defficaci per proteggere il legno dal fuoco, simboleggia anche che ciò che una ha volta ha distrutto Notre-Dame e servirà a renderlo più forte, esprimendo così un messaggio di rinascita e trasformazione”.

Il padiglione sarà costruito nel piazzale di fronte alla cattedrale e l’obiettivo principale è quello di rendere il suo aspetto il più fedele possibile all’edificio stesso.
La sua funzione sarà quella di riunire la comunità, lasciando intatta la dimensione spirituale della vera cattedrale, lanciando un messaggio di speranza e rinascita a tutto il mondo.

Funzionando come una navata protetta, la struttura temporanea ricorda i ritmi strutturali e le forme della cattedrale gotica. Con una copertura realizzata con cuscini in ETFE e pareti in policarbonato traslucido, la struttura sarà inondata di luce naturale, enfatizzando la qualità eterea dello spazio e creando allo stesso tempo un rilievo visivo.

Dietro l’altare saranno installati pannelli mobili che permetteranno una visione completa di ciò che resta di Notre-Dame.

Testo di Elisa Scotti

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I fotomontaggi architettonici di Mohammad Hassan Forouzanfar

I fotomontaggi architettonici di Mohammad Hassan Forouzanfar

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Design

L’architetto Mohammad Hassan Forouzanfar ha dato vita a dei fotomontaggi davvero spettacolari che combinano siti archeologici dell’Iran con edifici contemporanei dei maestri dell’architettura come Zaha Hadid, Daniel Libeskind e Norman Foster.

Il suo progetto concettuale si intitola Expanding Iranian Ancient Architecture e immagina edifici moderni che si intersecano con l’architettura millenaria orientale.

Famose costruzioni esistenti, come lo Studio Libeskind al Royal Ontario Museum in Canada e la piramide di vetro del Louvre di Ieoh Ming Pei, si sovrappongono a castelli pre-islamici e palazzi reali presso i siti del patrimonio mondiale dell’UNESCO in Iran.
Un’altra immagine, quella della Zaha Hadid Architects’s Port House, è un’estensione della caserma dei vigili del fuoco sul Tepe Sialk, un antico sito archeologico a Kashan. In un’altra, la vetrata di Foster + Partners che sovrasta l’Apple Store di Hangzhou protegge i resti di Takht-e-jamshid a Fars.

Forouzanfar ha unito queste immagini per esaminare la tensione tra le visioni del passato e del futuro e avviare una conversazione sulla conservazione dei siti stessi. Collegare l’architettura dal canone occidentale all’architettura preislamica è stata una scelta volutamente stimolante per lo spettatore e per se stesso.

Con la creazione di fotomontaggi di siti iscritti nell’elenco dell’UNESCO sovrapposti a moderni edifici di riferimento, l’architetto vuole evidenziare come il patrimonio architettonico iraniano vengra trascurato, interrogandosi anche sulle possiblità che il restauro potrebbe dargli.

“La conservazione e il restauro dei monumenti sono importanti in un paese con molto patrimonio storico, e le sue strategie devono essere costantemente riviste per trovare le migliori pratiche e i principi più aggiornati.
I monumenti storici in Iran sono in un totale stato di decadenza e hanno poche probabilità di essere restaurati con metodi moderni derivati dal pensiero critico contemporaneo”.

L’utilizzo dell’architettura contemporanea per aiutare a preservare i siti patrimonio mondiale dell’UNESCO è un argomento molto delicato per gli architetti.
In Bahrain, l’architetto svizzero Valerio Olgiati ha costruito una grande tettoia in cemento rosso per proteggere le rovine di un antico mercato e offrire un’esperienza di visita unica. Perchè non prenderne esempio?

Testo di Elisa Scotti

I fotomontaggi architettonici di Mohammad Hassan Forouzanfar
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New Wave, riciclare plastica per costruire una scuola in Messico

New Wave, riciclare plastica per costruire una scuola in Messico

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Design

Ulf Majergren Architects (UMA) ha elaborato un progetto concettuale, “New Wave”, riutilizzando bottiglie di plastica proveniente dalle acque dell’oceano per costruire una scuola d’arte in Messico. Gli oggetti di riciclo sono stati utilizzati per la facciata dell’edificio, in modo tale da poter trasmettere un messaggio positivo e sensibilizzare la comunità locale. Tutto questo in aggiunta al fatto che il paese genera circa mezzo milione di tonnellate di rifiuti in plastica annui.

La costruzione simula delle vere e proprie onde di plastica che hanno lo scopo di stupire i passanti e allo stesso tempo offrire un ambiente di stimolo per i bambini, ma anche di ricordare che le bottiglie provengono proprio da lì, dal mare.

Le bottiglie sono state prima forate, inserite in una barra pieghevole, poi impilate l’una sull’altra e infine modellate a forma di grandi onde. Per meglio intenderci vengono unite quasi fosse un recinto. Le bottiglie vicino al suolo sono state riempite di cemente o sabbia per garantirne la stabilità ed ogni elemento è anche attaccato ad una parete o ad una lastra a mezz’aria.

I colori sono quelli tipici del mare, o meglio, di un’onda, blu-ciano-bianco. La struttura offre anche riparo dalla pioggia e dal sole e in alcune parti si creano anche delle sedute e tavoli. La scelta di dare vita ad una forma così fedele è stata fatta per sensibilizzare e far riflettere su come la plastica stia danneggiando il nostro pianeta e su come possa essere riutilizzata e impiegata in architettura.

Testo di Elisa Scotti

New Wave, riciclare plastica per costruire una scuola in Messico
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Christophe Benichou e il gioco di luci ed ombre nel deserto

Christophe Benichou e il gioco di luci ed ombre nel deserto

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Design

Christophe Benichou è un architetto francese che collabora con diversi studi da tutto il mondo. I suoi progetti coinvolgono l’uso di tutti i sensi, alcuni dei quali sono davvero stupefacenti e dalle forme particolari pur rimanendo semplici e minimali.

Costruito in mezzo al deserto, solitario e del colore della sabbia, il suo ultimo lavoro si chiama “Sesame” ed evoca l’ambiguità di un movimento fisso o immediato, ma anche di un tempo incerto, tra rovina e contemporaneità. L’abitazione ha l’aspetto di un cubo che si sfalda: sezioni di parete di staccano da ciascun lato quanto basta per far entrare e uscire una persona. Al suo interno si nasconde un ambiente domestico, caldo e accogliente e ad ogni varco aperto, corrisponde una parte dell’abitazione. Il letto, il bagno, la sala da pranzo e la cucina.

Il progetto di Christophe Benichou è un gioco di luci e ombre, aperto e socchiuso, che non dà alcuna visione diretta sullo spazio esterno, un luogo d’introspezione, calma e ambiguità.

Christophe Benochou e il gioco di luci ed ombre nel deserto Collateral 2
Christophe Benochou e il gioco di luci ed ombre nel deserto Collateral 2
Christophe Benochou e il gioco di luci ed ombre nel deserto Collateral 2
Christophe Benochou e il gioco di luci ed ombre nel deserto Collateral 2

Testo di Elisa Scotti

Christophe Benichou e il gioco di luci ed ombre nel deserto
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Trunk House, il boutique hotel tra le strade di Tokyo

Trunk House, il boutique hotel tra le strade di Tokyo

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Design

Il marchio alberghiero Trunk ha collaborato con lo studio di design Tripster per creare il Trunk House, un boutique hotel a Tokyo che s’ispira all’estetica tradizionale giapponese e situato nel quartiere Kagurazaka.

L’idea di questa tipologia di hotel nasce dai saloni che si trovavano a Tokyo, dove artisti e creativi si riunivano – spazi dove le persone condividevano idee e scambiavano pensieri e cultura, simili ai Salòn francesi. Da qui, la voglia di creare un ambiente contemporaneo che avesse la stessa funzione.

Ma il punto forte è un’insolita e piccola discoteca di un rosso vivo che è considerata la più piccola discoteca del Giappone. Caratterizzata da un minibar curvo, da una disco ball scintillante, una pista da ballo piena di luci e all’evenienza anche un karaoke.

Nel bagno piastrellato c’è una vasca enorme quadrata e gigante in cipresso. Nella sala da tè il pezzo forte è il camino incassato di fronte al quale sono disposti stuoie e tatami. Anche il salotto è molto accogliente, con un grosso divano marrone in pelle, un tavolino di vetro e delle ampie finestre a muro. Il tutto è stato progettato per assomigliare a un genkan.

La camera da letto principale, è composta da un classico letto in stile giapponese, materasso appoggiato su una piattaforma di legno rialzata. La sala da pranzo invece è caratterizzata da pareti quasi nere, tipo persiane, un lungo tavolo in quercia, luci soffuse e un’ampia porta finestra quadrata, che si affaccia su un piccolo cortile.

L’hotel può ospitare fino a 6 persone.

Testo di Elisa Scotti

Trunk House, il boutique hotel tra le strade di Tokyo
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