Jerry Hsu cattura l’essenza della nuova collabo di Palace

Jerry Hsu cattura l’essenza della nuova collabo di Palace

Andrea Tuzio · 2 anni fa · Style

Palace Skateboards ha da poco presentato la sua ultima collaborazione e stavolta ad essere coinvolta in questa joint venture con lo skate-brand londinese, è Jimmy’z.

Azienda di culto fondata nel 1984 a Los Angeles, Jimmy’z ha come claim tre parole “Surf. Skate. Relate.”, che rappresentano un manifesto di quella che è la filosofia e l’estetica del brand. 
La popolarità del marchio losangelino nacque da un’invenzione, quella di posizionare in vita a dei pantaloncini da surf una chiusura in velcro regolabile, al posto della cintura. Questa trovata conquistò praticamente tutti, dai surfisti agli skater, dalle rockstar agli attori di Hollywood, dagli artisti ai musicisti.

La collaborazione tra Palace e Jimmy’z si basa principalmente sul concetto di legacy ed è composta da una versione aggiornata dei pantaloncini, camicie a maniche corte con stampa all-over, un bomber in cotone tre T-shirt diverse. La palette di colori che caratterizza la collezione è perfetta per la stagione più calda dell’anno, troviamo infatti colori come il bianco, il rosa pastello e il color menta. 

Le immagini di campagna sono state scattate dal fotografo taiwanese-americano Jerry Hsu, ex-skater professionista e founder del brand streetwear e skate oriented Sci-Fi Fantasy.

Hsu ha iniziato a praticare skateboard all’inizio degli anni ’90 e in un’intervista del 2013 ha raccontato: “Ricordo che il motivo per cui ho iniziato a pattinare era perché vedevo questi ragazzi con i capelli verdi e i pantaloni larghi e sembravano così stupidi, e io volevo essere così”.
La sua passione per la fotografia nacque in concomitanza con l’inizio della sua carriera da pro-skater iniziando una collaborazione con Vice e, nel settembre del 2010, ha esposto i suoi lavori alla Steinsland Berliner Gallery di Stoccolma, in Svezia.

Il suo progetto fotografico Table For One è stato pubblicato come una zine nel gennaio 2013. Venduta dalla Seeing Things Gallery di San Jose, la zine documenta l’ossessione di Hsu per le persone che mangiano da sole, accompagnata da un blog Tumblr con lo stesso nome online dal novembre del 2014. Grape Magazine ha descritto Table For One come “un’ode di Hsu alla solitudine”.
The Killing Season, il suo primo libro fotografico, è stato pubblicato in edizione limitata in sole 150 copie. Il libro racconta il suo viaggio in Vietnam spostandosi da nord a sud in motorino ma sempre insieme al suo skateboard.

La capsule collection in collaborazione tra Palace e Jimmy’z verrà rilasciata venerdì 3 giugno attraverso il web store di Palace e nei flagship di Londra, New York e Los Angeles.

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Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise

Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise

Collater.al Contributors · 2 giorni fa · Photography

Osserviamo i progetti di Lello Muzio già un pò. Prima in occasione dell’edizione di Liquida Photo Fest dell’anno scorso ma anche in occasione di S O S P E S A, un percorso composto da otto immagini di fotografia concettuale. Questa volta parliamo di lui in relazione a ‘Tintilia‘, un altro progetto fotografico che si ispira alla preghiera al vino, «con il quale eliminare gli affanni e cantare in una lingua che va al di là dell’umano». La protagonista è la ballerina Francesca Sara Spallone e questa serie di immagini e un vero e proprio omaggio alla sua terra, il Molise, e «alla sua remissiva e tribale saggezza» come ci dice Lello Muzio attraverso le parole di Antonio Mastrogiorgio.

Tintilia di Lello Muzio sarà in mostra anche nell’edizione di Liquida Photo Fest di quest’anno, dal 3 al 5 maggio a Torino.

Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise
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La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova

La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova

Giulia Guido · 2 giorni fa · Photography

Nata a San Pietroburgo, è da anni che Kira Gyngazova trascorre il suo tempo tra l’Asia e l’Europa, da Bangkok a Parigi. Questi continui trasferimenti hanno inciso non solo sulla sua vita, ma anche sulla sua fotografia. Infatti, è proprio quando si è trasferita la prima volta che Kira Gyngazova ha sentito la necessità di comprare una macchina fotografica e iniziare a catturare ciò che la circondava, nuovi volti, nuove strade, nuovi luoghi. 

Con il tempo, Kira ha spostato la sua attenzione sulle persone che vivono le città, cercando di mostrare come a volte la vita in grandi metropoli iper-popolate possa essere solitaria. La stessa Kira Gyngazova, ad ogni nuovo trasferimento, notava come fosse facile vivere in mezzo a milioni di persone e sentirsi comunque soli e come le città si trasformavano in deserti. 

Proprio per questo motivo i suoi scatti raccontano di locali semi vuoti dove ognuno vive in solitaria la propria esistenza, di persone sedute su un autobus o un traghetto con gli sguardi persi nel vuoto, circondati da altrettanti sguardi vuoti e indifferenti. 

Inoltre, la solitudine delle persone sembra avvolgere i luoghi, le stanze spoglie e monocolore, le fermate della metropolitana deserte.

Qui sotto puoi trovare alcuni scatti di Kira Gyngazova, ma per scoprirne di più visitate il suo sito e il suo profilo Instagram

La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova
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La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova
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Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha

Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha

Federica Cimorelli · 1 giorno fa · Photography

Handra Rocha, in arte fotolucida, è una fotografa autodidatta messicana, di Tampico in Tamaulipas. La sua arte si concentra sull’autoritratto come mezzo di analisi, catarsi ed esplorazione interiore.

Disconnect to create from source.

Le sue fotografie, a colori o in bianco e nero, la vedono immersa in paesaggi naturali desolati dove è possibile entrare in profonda connessione con il circostante. Handra Rocha mescola fotografia, make-up, styling e set design e dà vita a immagini creative, equilibrate e sospese nel tempo.

– Leggi anche: I progetti fotografici di nudo artistico di Dawid Imach

Guarda qui una selezione delle sue opere, seguila su Instagram e visita il suo sito personale

Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha
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Il surrealismo storico di Phillip Toledano

Il surrealismo storico di Phillip Toledano

Anna Frattini · 21 ore fa · Photography

Di intersezioni fra il mondo dell’Intelligenza Artificiale e quello della fotografia ne abbiamo parlato tantissimo nel corso degli ultimi mesi, sopratutto in occasione di Photo Vogue e del contributo di Andrea Baioni nei visual di questo articolo di Laura Tota. Torniamo a riparlarne oggi con l’uscita del libro di Phillip Toledano, Another America – pubblicato da L’Artiere. L’artista parla di surrealismo storico commentando l’uscita di questo progetto, tutto da scoprire in questo progetto, in vendita dal 25 aprile.

Another America di Phillip Toledano è una storia inventata ambientata a New York. Un viaggio negli anni ’40 e re-immaginati attraverso l’AI e i brevissimi racconti di John Kenney – penna che avrete letto sul New Yorker. Questo libro nasce da una riflessione sulla verità e sulla situazione politica americana, il tutto in un paese consumato dalle teorie del complotto. Segue a ruota l’arrivo dell’AI che corrobora questo sentimento ed ecco Toledano, pronto a mettere in discussione anche la fotografia grazie all’aiuto del primo mezzo in grande di rendere tutto vero e niente vero.

«Per me, la cosa affascinante dell’IA è la possibilità di ciò che chiamo surrealismo storico. L’arrivo dell’intelligenza artificiale significa che ogni bugia può ora avere una prova visiva convincente. Possiamo ricreare il mondo come non è mai stato. Per ogni teoria del complotto, può esserci una prova visiva» racconta Phillip Toledano.

Credit Phillip Toledano – Another America courtesy of L’Artiere

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