Art Il paravento mette d’accordo tutti
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Il paravento mette d’accordo tutti

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Giorgia Massari

Nella sede milanese di Fondazione Prada ci sono settanta paraventi in mostra e non sono tutti giapponesi o cinesi, anzi. Quello che stupisce di questa esposizione – aperta da oggi 26 ottobre fino al 22 febbraio 2024 – è l’incredibile varietà. Sia da un punto di vista culturale che temporale. La mostra “Paraventi: folding screens from the 17th to 21th centuries” a cura di Nicholas Cullian, indaga sull’identità e sulla trasformazione semantica di questo oggetto, tipico della cultura orientale ma che ha saputo affascinare una grande quantità di artisti nel corso dei secoli. Da René Magritte a Francis Bacon, passando per Giacomo Balla, Alvar Aalto, Yves Klein, Le Corbusier, Pablo Picasso, Man Ray, per citare i più noti. Ma scopriamo di più sul percorso espositivo e, soprattutto, sulle stravaganti interpretazioni che ognuno di questi artisti ha saputo dare al paravento. Uno è addirittura a forma di grattugia.

La mostra inizia al piano terra di Fondazione Prada, per poi proseguire al piano superiore. Appena varcato l’ingresso è subito chiara la ricerca curatoriale: indagare la storia e interpretare i significati del paravento, ripercorrendo le vicende che hanno portato alla contaminazione tra Oriente e Occidente, fino ad arrivare a un’ibridazione tra funzionalità e forma d’arte. Una delle prime opere è infatti una recentissima interpretazione contemporanea strutturale del paravento. Una serie di smartphone Xiaomi e di Tablet Lenovo uniti tra loro a riprodurre la classica forma a zig zag del paravento. Si tratta dell’opera di Cao Fei dal titolo Screen Autobiography (Milan) realizzata appositamente per l’esposizione. Pochi metri più avanti invece, lo spettatore è immerso in un vero e proprio viaggio temporale. Tre bellissimi esemplari di paraventi del XVIII secolo giapponesi e cinesi sono inseriti nella nicchia creata dallo studio di architettura SANAA che ha realizzato l’intero progetto espositivo.

«Pittura o scultura? Arte o complemento d’arredo? Elemento utilitaristico oppure ornamentale? Decorativo, funzionale, architettonico o teatrale?» questi sono i quesiti che si pone il curatore Nicholas Cullinan e che danno il La alla mostra. Paravento dopo paravento, emergono le diverse interpretazioni che ogni artista, nel corso dei secoli, ha attribuito a questo oggetto, già carico di un significato e di una funzionalità specifica. Nasce per dividere, per nascondere, per proteggere. Qui invece viene convertito in strumento di propaganda politica per esempio, o utilizzato come simbolo di ostentazione o, ancora di più, come elemento decorativo dichiaratamente trasgressivo.

Keiichi Tanaami, Utopian Situation by “Guernica”, 2023

Se al piano terra del podium non vi è un ordine cronologico ma piuttosto è un approccio sincronico a dominare la disposizione dei paraventi, al piano superiore si segue una logica diacronica. Fila dopo fila, si passa da paraventi più antichi fino a quelli più contemporanei, passando per il meraviglioso paravento blu di Yves Klein e per quello coloratissimo di Pablo Picasso. In fondo alla sala, spiccano alcune commissioni site-specific: il super pop paravento di Keiichi Tanaami che, come si intuisce dal titolo Utopian Situation by “Guernica”, è una rivisitazione in chiave contemporanea del famoso Guernica di Picasso. Un altro paravento a colpirci è anche Untitled (Bread is Not Cut, Bread is Broken) di William Kentridge che se davanti illustra ciò che vuole presentare al mondo, sul retro riporta le ansie e le paure attraverso scritte come “these are my old tears” o “I no longer wait”.

William Kentridge, Untitled (Bread is Not Cut, Bread is Broken), 2023

Facendo un passo indietro, prima di salire al piano superiore, si passa per tre opere al quanto singolari. Come accennavamo all’inizio, una delle opere più particolari presenti in mostra è il paravento a grattugia, realizzato nel 2022 dall’artista Mona Hatoum e intitolato Grater Divide. Con un approccio ironico, servendosi dello straniamento dell’oggetto di matrice surrealista, l’artista libanese realizza una grattugia a grandezza umana, divertendo e in qualche modo spaventando lo spettatore. Le altre due opere vicine sono quelle di Isa Genzken del 1990 e di Goshka Macuga del 2023. La prima ha un approccio monumentale e al contempo brutalista. Il paravento è svuotato della sua funzione, permettendo di vedere attraverso. Le quattro ante si trasformano in cornici di cemento armato, diventando “un’armatura vuota”. Quella di Macuga è invece super contemporanea. L’opera è una vera e propria libreria a zig-zag che esplora il concetto di divisione in termini nazionali, geografici e culturali.

La mostra è aperta fino al 22 febbraio 2024. Clicca qui per maggiori informazioni.

Foto: DelfinoSisto Legnanie AlessandroSaletta–DSLStudio
Courtesy: Fondazione Prada

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Scritto da Giorgia Massari
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