P.E.A.S. è il nuovo modo per parlare con i propri vestiti

P.E.A.S. è il nuovo modo per parlare con i propri vestiti

Tommaso Berra · 10 mesi fa · Art

Le nostre giornate sono monitorate da app o semplici impostazioni del nostro telefono, ci dicono quante ore di utilizzo passiamo scrollando Instagram, quanti passi abbiamo effettuato e persino il dislivello, anche se viviamo nella più piatta Pianura Padana. Ci sono app che aiutano a monitorare la qualità della vita e dell’aria del luogo in cui viviamo, ma esiste un sistema semplice che traduca in modo chiaro cosa fare nel nostro piccolo quando si tratta di problemi ambientali, specialmente se legati ad abitudini o passioni a cui non vogliamo rinunciare, come per esempio la moda?
Da poco è stato lanciato un sistema che ci dice come abbassare il costo ambientale dei nostri vestiti, attraverso il tracciamento dei dati elaborati da un algoritmo, che ci “parlano” attraverso un’applicazione capace di fornire informazioni in tempo reale sui vestiti che indossiamo, assicurandoci di aver ottenuto dai capi il massimo in termini di protezione ambientale.

Grazie al bando “Fashion Tech” di Regione Lombardia, indirizzato a sostenere l’innovazione del settore moda partendo dal design fino alla distribuzione, P.E.A.S. (Product Environmental Accountability System) ha potuto prendere forma, immaginando un sistema di tracciabilità e gamification che restituisse informazioni incentivando l’uso prolungato dei capi.
Dall’idea di Matteo Ward del brand WRÅD e insieme a un team che ha coinvolto anche il Politecnico di Milano, si è iniziato a suddividere le otto fasi del ciclo produttivo, partendo dal cotone fio alla tintura e al confezionamento, monitorando 13 parametri ambientali e l’impatto del capo su di essi. Successivamente si è passati a un lavoro di verifica del dato attraverso una blockchain, dando un’identità digitale al singolo capo realizzato ad hoc, attraverso un etichetta o un codice. Questo sistema non rappresenta una novità, lo è l’intuizione di non raccogliere i dati trasmessi dal tessuto in un database privato, ma metterli all’interno di uno pubblico, non modificabile e certificato.
Per questo sistema, chiamato Otichain e pensato per essere meno energivoro e quindi più sostenibile, è stata creata una valuta (Oti) con la quale si possono effettuare transazioni veloci e non inquinanti.

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L’ultima fase del progetto P.E.A.S. ha riguardato la creazione di un app pilota, che le aziende possono personalizzare fornendo i servizi che preferiscono, per “connettere i vestiti alle persone e le persone al pianeta”, come ha dichiarato Matteo Ward durante la conferenza di presentazione del progetto.
Un modo per tenere traccia dei propri vestiti, della loro vita e dei miglioramenti per l’ambiente dopo ogni utilizzo. Si tratta di una soluzione che può aprire notevoli possibilità per il fast fashion, settore della moda portato per natura a continue eruzioni di merce che finisce invenduta, inquinando irreparabilmente l’ambiente.

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Viva Magenta è il colore pantone del 2023

Viva Magenta è il colore pantone del 2023

Tommaso Berra · 22 ore fa · Art

Tra i tanti momenti che a dicembre si potrebbero iniziare a descrivere con “è di nuovo quel periodo dell’anno in cui…”, sicuramente è di nuovo quel periodo dell’anno in cui l’azienda autorità dei colori Pantone decide quale sarà la tonalità che influenzerà il prossimo anno, un’iniziativa iniziata per la prima volta nel 2000.
Per il 2023 il colore scelto ha il codice 18-1750 e il suo nome è “Viva Magenta“. Come si può intuire dal nome il colore ricorda quello primario, solo più scuro, Pantone nel suo comunicato lo descrive come “coraggioso e impavido, un colore pulsante la cui esuberanza promuove una celebrazione gioiosa e ottimista. È un colore audace, pieno di spirito e inclusivo di tutti.

Viva Magenta | Collater.al

La Executive Director di pantone ha svelato anche l’origine di Viva Magenta: “In quest’epoca di tecnologia, cerchiamo di trarre ispirazione dalla natura e da ciò che è reale. Il PANTONE 18-1750 Viva Magenta discende dalla famiglia dei rossi e si ispira al rosso della cocciniglia, uno dei coloranti più preziosi appartenenti alla famiglia dei coloranti naturali, nonché uno dei più forti e brillanti che il mondo abbia mai conosciuto.
Radicato nel primordiale, PANTONE 18-1750 Viva Magenta ci riconnette alla materia originaria. Invocando le forze della natura, PANTONE 18-1750 Viva Magenta galvanizza il nostro spirito, aiutandoci a costruire la nostra forza interiore.
Viva Magenta prende così il posto di Very Peri, Pantone del 2022.

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Le nuove “Paladine dei sogni” di Milano nel murale del progetto Wish Mi

Le nuove “Paladine dei sogni” di Milano nel murale del progetto Wish Mi

Tommaso Berra · 5 giorni fa · Art

Da sabato 19 novembre il quartiere di via Spaventa a Milano ha due nuove “Paladine dei sogni”, si tratta di due figure dipinte dall’artista La Fille Bertha insieme ai ragazzi e alle ragazze del progetto UIA “Wish Mi: Wellbeing Integrated System of Milan”.
Negli scorsi mesi, insieme agli educatori di ActionAid Italia, l’artista e i ragazzi e le ragazze coinvolti nel progetto hanno individuato temi capaci di raccontare l’identità di un intero quartiere, ma anche i sogni delle nuove generazioni che lo abitano.
L’artwork presentato ha riempito di energia il quartiere milanese non solo grazie ai colori accesi e allo stile geometrico e minimale dell’artista, ma anche all’azione dei ragazzi e delle ragazze, che dopo aver ideato il concept dell’opera hanno preso bombolette e colori in prima persona, contribuendo alla realizzazione del murale. 

Wish Mi ha mostrato l’arte come strumento di partecipazione, condivisione e dialogo tra gli abitanti e la città. Il talento de La Fille Bertha ha aiutato a spingere più in là gli orizzonti di fantasia dei ragazzi e delle ragazze, che a loro volta hanno aperto un immaginario di simboli e soggetti, in uno scambio reciproco che è culminato con “Le Paladine dei sogni”.
La natura del progetto, co-finanziato dalla Commissione Europea- Fondo europeo di sviluppo regionale e sviluppato da Comune di Milano, ActionAid Italia, Politecnico di Milano, Fondazione Politecnico di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, Cooperativa ABCittà è quella di definire i bisogni e i sogni di una comunità attiva, i cui sogni devono essere rappresentati dal contesto che li circonda e da figure che siano totem di speranza, proprio come le paladine rappresentate nell’opera.
Dopo il murale realizzato nel 2021 da Mister Thoms nel quartiere Comasina-Bruzzano, Wish Mi 2022 torna a reinterpretare il ruolo di Milano e delle giovani generazioni che la abitano attraverso l’arte pubblica. Un muro che farà da sfondo alle passeggiate di un intero quartiere, sarà lo sfondo e il punto di partenza di storie ancora tutte da scrivere e sognare. 

Wish Mi | Collater.al
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Credits Photo:
Carlotta Leone
Andres Juan Suarez

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La prima mostra italiana di Diana Orving

La prima mostra italiana di Diana Orving

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Art

Ha inaugurato ieri da Tempesta Gallery in Foro Buonaparte 68, a Milano la prima mostra in Italia dell’artista svedese Diana Orving. Negli ambienti della galleria l’artista ha creato un esposizione immersiva utilizzando il drappeggio come elemento per creare un racconto visivo e tattile che accompagna i visitatori a seguire i percorsi tracciati dalle opere, che con il loro movimento indirizzano lo sguardo nello spazio.
Le sculture presentate sono una ricerca sull’aspetto materiale dei tessuti e la loro evoluzione nello spazio fisico, ma torna anche un duplice sentimento che analizza il nostro essere in continuo contatto come umani. L’esperienza della gravidanza ha sicuramente segnato la poetica dell’artista in questo senso e il conflitto, la paura e il desiderio sono tutti aspetti messi in scena che anche nell’esposizione di Tempesta Gallery.
La mostra di Diana Orving è dinamica, l’energia è un aspetto caratterizzante dell’esperienza di visita, così come il dinamismo e la ricerca tecnica, sviluppata dall’artista da autodidatta nel corso degli anni.

Diana Orving | Collater.al
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La prima mostra italiana di Diana Orving
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Ian Strange ha portato la penombra a Cincinnati

Ian Strange ha portato la penombra a Cincinnati

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Art

Il concetto di penombra descrive quella condizione che è cotemporaneamente non-luce e non-buio, uno spazio quindi che in senso figurato descrive incertezza e indeterminatezza. Uno degli artisti capaci di utilizzare meglio la luce come strumento simbolico, specialmente quando collegata alla città e ai temi di precarietà nello sviluppo dei piccoli centri abitati, è Ian Strange, che ha presentato il suo ultimo progetto chiamato appunto ‘PENUMBRA’.
La città scelta per questa serie di due opere è Cincinnati, negli Stati Uniti, in cui Strange ha creato due installazioni in mezzo alle case della città in occasione della FotoFocus Biennal.

A Ley Street Ian Strange ha proiettato un cono di luce verticale diretto su una piccola casa di quartiere. Il tetto e il piccolo giardino sono stati così messi in evidenza, rispetto a tutto il contesto, come a voler mettere sotto la lente di ingrandimento il simbolo di un’idea di centro abitato legata al passato e legata alle storie familiari, spesso stravolte dall’urbanizzazione.
Una casetta a Walnut Avenue è stata invece ricoperta di materiale riflettente (quello utilizzato per i cartelli stradali) dall’artista, la luce poi ha fatto si che il soggetto venisse sovraesposto, con una sagoma bianchissima e luminosa che è diventata un corpo estraneo tra il buio del quartiere.
Il curatore del FotoFocus Biennial 2022 Kevin Moore ha commentato così l’opera di Ian Strange e l’importanza delle sue opere per la città:
Gli interventi di Strange a Cincinnati e la loro produzione fotografica offrono una documentazione interpretativa della storia domestica della città, esaminando i destini mutevoli di particolari quartieri, case e popolazioni che continuano ad abitarvi“.

Ian Strange ha portato la penombra a Cincinnati
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