Philip Lindeman illustra il lato colorato della vita

Philip Lindeman illustra il lato colorato della vita

Giulia Guido · 3 settimane fa · Art

Se c’è una cosa che Philip Lindeman dimostra ogni volta che pubblica una nuova illustrazione è che qualsiasi cosa può essere il soggetto perfetto. In fondo, il talento dell’artista è anche la capacità di individuare qualcosa di speciale in ciò che ci circonda tutti i giorni e che ormai consideriamo noioso.
In questo l’artista olandese con base a Utrecht non è secondo a nessuno. 

Il primo approccio di Philip Lindeman con il mondo dell’arte è avvenuto attraverso i graffiti, finché durante gli anni di scuola non ha scoperto il graphic design. Da allora Philip non ha mai smesso di creare, utilizzando alla perfezione i supporti digitali per creare delle illustrazioni dallo stile colorato e giocoso che riescono ad affrontare qualsiasi argomento con un taglio ironico e umoristico. 

Nella sua vasta produzione troviamo, infatti, comprende progetti personali, come quello realizzato durante il lockdown in cui ha cominciato a illustrare scene che tutti abbiamo vissuto, ma che disegnate da Philip hanno un non so che di divertente: due ragazzi in videochiamata che leggono ognuno il proprio libro o una casa che diventa ufficio, palestra, ristorante. 

Troviamo anche lavori per clienti, soprattutto riviste e magazine, dove l’illustrazione diventa quasi concettuale e Lindeman affronta tematiche legate all’attualità, alla politica, al cambiamento climatico, alle tasse. 

Noi abbiamo selezionato alcuni dei suoi lavori, ma seguitelo su Instagram per scoprine di più e non perdere i prossimi. 

Philip Lindeman
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L’arte di Okuda San Miguel invade il Gran Teatre del Liceu di Barcellona

L’arte di Okuda San Miguel invade il Gran Teatre del Liceu di Barcellona

Giulia Guido · 2 settimane fa · Art

L’artista spagnolo Okuda San Miguel sbarca a Barcellona e invade con le sue forme geometriche e multicolor il Gran Teatre del Liceu in occasione sia dell’inizio della nuova stagione, sia del 175° anniversario del teatro. 

Presentata pochi giorni fa, “Meditations” è un’installazione che occupa l’intero Saló dels Miralls, una delle sale più belle e affascinanti del teatro e una delle poche aree salvate dall’incendio del 1994. Comunemente tradotto con “sala degli specchi”, il salone misura 354 metri quadrati e oltre ad essere caratterizzato da enormi specchi che ricoprono tutti e quattro i lati offre un soffitto affrescato che raffigura il Dio Apollo circondato da 9 muse. 

È proprio qui, dove l’anima del vecchio Liceu è rimasta intatta, che Okuda San Miguel ha posizionato i tre elementi di cui è composta “Meditations” dando vita a un dialogo tra passato e presente, tra antico e contemporaneo. 

L’installazione è formata da “Kaos Star”, una grande scultura che domina il centro della stanza. La stella è un simbolo ricorrente nell’arte di Okuda sebbene, in realtà, si tratti di una rosa dei venti che oltre a segnare i punti cardinali indica le diverse strade, e quindi opportunità, che la vita può offrire. 

A completare “Meditations” troviamo “i custodi dell’anima”, ovvero degli esseri magici che contemplano l’opera e, infine, le panche che sono state reinventate dall’artista per permettere ai visitatori di immergersi nell’installazione e diventarne parte. 

“Ero davvero eccitato, dato che avevo l’idea di fare un intervento come questo da molto tempo. La mostra di Murakami a Versailles è stata una grande ispirazione, l’idea di giocare con il contrasto tra un ambiente classico come Versailles o il Liceo e il linguaggio contemporaneo”. 

Okuda San Miguel
Okuda San Miguel
Okuda San Miguel
Okuda San Miguel
L’arte di Okuda San Miguel invade il Gran Teatre del Liceu di Barcellona
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Si avvicina il debutto nel mondo dell’arte di Martin Margiela

Si avvicina il debutto nel mondo dell’arte di Martin Margiela

Andrea Tuzio · 2 settimane fa · Art

Come abbiamo avuto modo di raccontarvi un po’ di mesi fa, Martin Margiela è pronto a debuttare nel mondo dell’arte con una mostra che comprenderà una vasta gamma di opere come sculture, quadri, fotografie inedite, collage e film.

Martin Margiela

Inizialmente prevista per il 15 aprile 2020, la mostra è stata posticipata svariate volte per via della situazione pandemica, ma intanto a pochi giorni dal debutto previsto per il 20 ottobre a Parigi presso la fondazione Lafayette Anticipations, la Zeno X Gallery di Anversa ha annunciato di rappresentare il designer e artista belga a livello globale.

 
 
 
 
 
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“Zeno X Gallery è molto lieta di annunciare la rappresentazione dell’artista belga Martin Margiela”, ha dichiarato la galleria in un comunicato. “Da quando ha lasciato il mondo della moda nel 2009, si è dedicato esclusivamente alle arti visive”. La galleria ha aggiunto che il lavoro di Martin Margiela in questo momento della sua vita è “dedicato all’ignoto e al sorprendente”.

Il solitamente silenzioso e poco incline a rilasciare interviste Martin Margiela ha tenuto a condividere una dichiarazione a proposito dell’imminente mostra con il sito Artnet, in cui spiega come il corpo umano fosse diventato per lui un mezzo artistico troppo limitato.

Martin Margiela

“Avevo bisogno di uno spettro più ampio con una totale libertà di espressione creativa, e ho riscoperto le mie radici di studente alla scuola d’arte, godendo della creazione pura, senza confini. Oggi sono orgoglioso di vedere il mio lavoro riconosciuto”.

L’appuntamento con la prima mostra d’arte di Martin Margiela è prevista per il 20 ottobre presso Lafayette Anticipations di Parigi, mentre per la sua prima personale in Belgio si dovrà attendere il prossimo anno.

Martin Margiela
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Il primo libro di GIF di GIPHY

Il primo libro di GIF di GIPHY

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Art

I Graphic Intercharge Format, note come GIF sono ormai parte degli strumenti della comunicazione, o meglio del linguaggio, al pari di parole e immagini. A differenza dei testi o dei messaggi vocali, le GIF sono uno strumento più immediato, che riesce a contenere in pochi frame anche la stratificazione di layer tipica del linguaggio dei meme. Nonostante il campo di diffusione delle GIF siano principalmente le chat, GIPHYla più ampia piattaforma di GIF online – ha pubblicato il suo primo libro di immagini in movimento.

Frame by Frame è una raccolta di 35 opere di altrettanti artisti, ma come è possibile realizzare una GIF in formato cartaceo? GIPHY per questo libro ha utilizzato la stampa lenticolare, una tecnica nota già negli anni ’40, che permette di ottenere effetti di immagini in movimento. Sfogliando le pagine del libro le opere si animano, dando l’illusione della profondità attraverso pochi frame, proprio come le GIF.
Dalla nascita di GIPHY nel 2013, le GIF sono diventate una presenza fissa nelle nostre chat. In quel processo di ibridazione tra arte e meme, ben descritto da Valentina Tanni nel volume “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (NERO Editions), il libro realizzato da GIPHY è una conferma delle possibilità di contatto tra i due linguaggi.

Il libro è disponibile in edizione limitata sul sito dedicato al progetto, oppure è possibile sfogliarlo in edizione digitale.

Il primo libro di GIF di GIPHY
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Swatch Art Peace Hotel o della condivisione dell’arte

Swatch Art Peace Hotel o della condivisione dell’arte

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Art

C’è un’aria elettrostatica nella sala conferenze romana del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Due donne hanno quell’aria inconfondibile di chi ha la responsabilità di far andare tutto secondo i piani, un fotografo mi spinge come non esistessi. Mi siedo sulla poltrona sapendo cosa sto aspettando, mentre intorno a me si manifesta l’impazienza con tic di ogni genere. A quel punto alzo gli occhi e vedo arrivare Sebastião Salgado, insieme al nulla acustico reverenziale che genera la presenza di uno dei fotografi più importanti degli ultimi 50 anni. Salgado parla della nuova mostra allestita al MAXXI, dedicata alla raccolta di scatti realizzati da lui in Amazzonia negli ultimi 9 anni. Subito dopo cede la parola alla presentazione dell’altro grande evento della giornata: l’inaugurazione della mostra per il decimo anniversario dalla nascita di Swatch Art Peace Hotel a Shanghai.

È Carlo Giordanetti, CEO della residenza per artisti, a raccontarne la nascita nel 2011. Da allora il progetto lanciato dal brand ha ospitato 400 artisti provenienti da 54 paesi del mondo.
Prima di alzarmi, ed essere travolto di nuovo dallo stesso fotografo agitato, provo a pensare a come sarebbe abitare in una comunità di artisti, provenienti da tutte le parti del mondo, e assorbire informazioni e stimoli con la stessa velocità con la quale lo fanno i neonati. Mi si schiarisce così il significato di alcuni principi portanti della filosofia di Swatch, come la trasversalità, la libertà di espressione e il coinvolgimento che un brand di orologi riesce ad avere con il mondo. 

WELCOME! 10 anni di Swatch Art Peace Hotel

In occasione dell’anniversario, all’interno del MAXXI, Swatch Art Peace Hotel ha allestito una mostra (in programma fino al 24 ottobre) con opere realizzate da 19 artisti, tutti residenti nella sede di Shanghai. Salgo le scalinate dell’edificio progettato da Zaha Hadid e si apre uno spazio fluido e senza percorsi, che ha un inizio solo ipotetico ma invita a passare liberamente tra le opere, in continuità con il clima di condivisione totale che gli artisti vivono dentro la residenza.
Faccio qualche passo e non mi sembra di entrare nel palazzo affacciato sul Bund di Shanghai, piuttosto di accedere in un luogo con mille identità geografiche diverse. Potrei essere in Svizzera, oppure in Cina, mentre sulle tele compaiono poesie in italiano e miniature di paesaggi metropolitani americani.
“Vago per i quartieri con la mia macchina fotografica o il mio telefono, documentando tramite foto e video. Cerco anche di unirmi alla comunità in qualche modo, le esperienze personali sono parte del mio lavoro” mi spiega l’artista Tracey Snelling mentre osservo i neon della sua opera. Il “motel dell’anno perduto” di Snelling è la riduzione a microcosmo del modo in cui l’artista ha vissuto gli stimoli di una città vibrante, di uno “skyline fantascientifico, con spettacoli di luce ogni notte, il caos di migliaia di turisti, le pubblicità per le strade e il trambusto del traffico cittadino. È così bello vivere la città e poi tornare in uno spazio tranquillo”.
Rappresentare il tempo è sempre stata una sfida per gli artisti, io sorrido pensando a cosa significhi realmente per un artista “tempo perduto”, mentre intorno a me sono esposti gli oggetti che il tempo lo scandiscono, gli orologi Swatch realizzati dagli artisti della residenza nel corso di questi 10 anni. 

Riconosco che mi manchi un po’ di visione per intendere il tempo non solo come misurazione di ore, minuti e secondi. È Luca Bray, artista italiano dello Swatch Art Peace Hotel, ad invitarmi a pensare al tempo sotto un altro punto di vista. “È il valore e il potere di trasformare un momento, questo lo riconosco in Swatch, un orologio non orologio, perché l’ho sempre considerato più come un’opera d’arte”. Mi arrendo così all’idea di non avere la visione d’artista.
Dalle scritte in italiano e spagnolo, quasi scavate come incisioni rupestri, riesco a figurarmi però cosa significhi la multiculturalità per le opere prodotte nella residenza. Me ne dà la conferma Anita Gratzer, che fermo, incantato dai suoi abiti, realizzati utilizzando carte geografiche svizzere e documenti di tribunali giapponesi. “Dalle mie residenze in Cina, Corea o Giappone raccolgo ispirazione che trasformo in luoghi come la Svizzera, la Finlandia o l’Italia, ad esempio, in nuove forme d’arte. Sempre tenendo presente come le culture si sono influenzate e promosse a vicenda nel corso dei secoli.”
Le sculture indossabili di Anita Gratzer, riprendendo le parole dell’artista, “trascendono i modelli tradizionali. Diventano rifugi personali di conoscenza, simboli di emigrazione interiore, o rappresentazioni della lotta contro il colonialismo”. Mi sembra sempre più chiaro.

I messaggi di attivismo politico e ambientale di WELCOME! 10 anni di Swatch Art Peace Hotel li colgo anche nell’opera di Miguel Moreno Mateos, forse la più scenografica di tutta la mostra. Con l’artista spagnolo ci confrontiamo sull’autonomia della natura. I vasi collegati attraverso tubi sono la scomposizione dell’equilibrio biologico della natura, della sua autosufficienza e del ruolo nocivo dell’uomo, che “sceglie di intervenire per salvare la natura, quando la risposta qualche volta sarebbe non fare niente. La natura non ha bisogno di noi, però possiamo farne parte, diventare un elemento fondamentale di questo equilibrio”.

Rimango ancora un po’ dentro alla sala del MAXXI, con la testa all’insù, guardando opere appese e cinturini coloratissimi che ripercorrono la storia sincera e virtuosa di un brand “curioso, aperto e internazionale” come lo descrive Tracey Snelling. Continuo a guardare in alto, in direzione di un’opera composta da fogli di carta, decorati con i motivi dei tombini di Shanghai. Intorno a me i visitatori iniziano ad andare via e non me ne accorgo. Il mio sguardo intercetta teli di seta sui quali sono stampate fotografie di fabbriche tessili cinesi, come opera-reportage di una delle industrie più importanti della Cina. Continuo a guardare in alto e quando abbasso gli occhi sono solo, nessuno è rimasto, solo tanti discorsi aperti e infiniti mondi da scoprire, e mi sembra di essere anch’io dentro alla mia stanza a Shanghai.

Swatch Art Peace Hotel o della condivisione dell’arte
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