Art C’è un problema con il copyright delle opere digitali?
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C’è un problema con il copyright delle opere digitali?

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Tommaso Berra
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La teoria delle scimmie infinite afferma che una scimmia, davanti a una macchina da scrivere per un tempo lunghissimo, schiacciando casualmente le lettere finirebbe per riscrivere qualsiasi testo e documento esistente, compreso questo articolo, compresa la bibliografia di William Shakespeare o l’intera biblioteca del British Museum, come si immaginò Jorge Luis Borges. Tutte queste opere, inserite magari nella biblioteca di Babele pensata dallo scrittore argentino, non sarebbero tutelate da nessun diritto d’autore, perché scritte da un animale senza nessun intervento umano. Stesso discorso vale se a scriverle sarebbe stato un algoritmo o un’intelligenza artificiale.
Il tema sulla tutela delle opere è tornato in primo piano in questi giorni, dopo la vicenda, riportata da The Verge, della mancata tutela da parte dell’US Copyright Office all’opera “A Recent Entrance to Paradise” di Steven Thaler, o meglio dell’algoritmo Creativity Machine, l’immagine di una “esperienza pre-morte simulata”, come l’ha descritta l’artista.

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L’ufficio per la tutela del diritto d’autore ha infatti respinto la richiesta di copyright per l’opera di Thaler. L’autore non è riuscito a dimostrare di aver contribuito a creare “A Recent Entrance to Paradise“, non garantendo quindi il requisito di “paternità umana” necessario per assegnare una proprietà intellettuale da parte dell’ente statunitense che si occupa di queste questioni.
Il collegamento tra la mente umana e l’idea creativa deve essere anche minimo nella realizzazione di un artwork, nonostante questo nasca e si diffonda in modo digitale, quindi senza un gesto vero e proprio dell’artista se non quello della programmazione di codici. Il requisito umano apre la questione della paternità di opere non solo realizzate da animali, ma anche da algoritmi, sempre più coinvolti nella creazione di installazioni e opere in AI, come la GAN art per esempio.

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Il tema è molto attuale ora che anche artisti abituati a formati tradizionali stanno sperimentandone altri legati a nuovi mercati come quello degli NFT o a nuove dimensioni come il metaverso.
Le opere in Intelligenza Artificiale tuttavia possono essere tutelate, non stanziano in una zona grigia del mercato dell’arte, bisogna dimostrare che l’autore abbia interferito nella realizzazione con il potere di determinarne la forma finale, ciò che non ha fatto Steven Thaler, che provocatoriamente aveva l’obiettivo di dimostrare che le opere create da macchine dovevano ricevere protezione.
Per quanto riguarda gli NFT per esempio, la legge consente loro di essere posseduti e venduti come gli altri beni immateriali, ma allo stesso modo è necessaria la paternità umana, requisito che rende quel mercato un terreno sul quale procedere prudentemente nella scelta delle opere da acquistare.
Quindi se domani doveste incontrare uno scimpanzé che, per strada insieme a un gorilla, provasse a vendervi un nuovo manoscritto, potrebbe quasi certamente essere una truffa.

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Scritto da Tommaso Berra
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