Project UrbEx, dalle esplorazioni urbane al videogame

Project UrbEx, dalle esplorazioni urbane al videogame

Giorgia Massari · 4 settimane fa · Photography

Ikumi Nakamura non è solo una gamer creator ma è anche un’esploratrice urbana. Questi due aspetti in realtà vanno di pari passo. Le sue esplorazioni, per lo più in luoghi abbandonati, sono il suo modo principale per cercare ispirazione quando progetta le ambientazioni dei suoi videogiochi. Dopo vent’anni in giro per il mondo in quelle che lei definisce “moderne cacce al tesoro“, Nakamura pubblica il libro Project UrbEx. Un vero e proprio archivio fotografico di tutti luoghi nascosti che l’hanno ispirata e che, si può dire, hanno segnato il suo successo nel mondo del videogame. Da The Evil Within e The Evil Within 2 (2017), passando per la direzione creativa di Ghostwire: Tokyo, fino alla svolta da indipendente con Unseen, la sua casa di produzione che ha rilasciato il suo primo videogame – Kemuri – solo qualche mese fa. Insomma, una sviluppatrice fuori dalle righe che ha saputo trasformare luoghi reali in ambientazioni virtuali, conquistando i gamer di tutto il mondo. Ma non solo, come scrive Liam Wong – fotografo ed ex designer di giochi Ubisoft – nella prefazione del libro Project UrbEx: «Ikumi ci mostra che la bellezza si può trovare anche nei luoghi più desolati», dimostrando che il mondo è ancora pieno di segreti e misteri che aspettano di essere svelati.

project urbex | Collater.al

Il libro Project Urbex: Adventures in Ghost Towns, Wastelands and Other Forgotten Worlds è disponibile su Amazon, qui.

project urbex | Collater.al
project urbex | Collater.al
project urbex | Collater.al
project urbex | Collater.al
project urbex | Collater.al
project urbex | Collater.al

Courtesy & copyright Ikumi Nakamura

Leggi anche: Perché dovresti leggere Tomorrow and Tomorrow and Tomorrow

Project UrbEx, dalle esplorazioni urbane al videogame
Photography
Project UrbEx, dalle esplorazioni urbane al videogame
Project UrbEx, dalle esplorazioni urbane al videogame
1 · 9
2 · 9
3 · 9
4 · 9
5 · 9
6 · 9
7 · 9
8 · 9
9 · 9
Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise

Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise

Collater.al Contributors · 1 giorno fa · Photography

Osserviamo i progetti di Lello Muzio già un pò. Prima in occasione dell’edizione di Liquida Photo Fest dell’anno scorso ma anche in occasione di S O S P E S A, un percorso composto da otto immagini di fotografia concettuale. Questa volta parliamo di lui in relazione a ‘Tintilia‘, un altro progetto fotografico che si ispira alla preghiera al vino, «con il quale eliminare gli affanni e cantare in una lingua che va al di là dell’umano». La protagonista è la ballerina Francesca Sara Spallone e questa serie di immagini e un vero e proprio omaggio alla sua terra, il Molise, e «alla sua remissiva e tribale saggezza» come ci dice Lello Muzio attraverso le parole di Antonio Mastrogiorgio.

Tintilia di Lello Muzio sarà in mostra anche nell’edizione di Liquida Photo Fest di quest’anno, dal 3 al 5 maggio a Torino.

Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise
Photography
Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise
Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise
1 · 5
2 · 5
3 · 5
4 · 5
5 · 5
La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova

La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova

Giulia Guido · 1 giorno fa · Photography

Nata a San Pietroburgo, è da anni che Kira Gyngazova trascorre il suo tempo tra l’Asia e l’Europa, da Bangkok a Parigi. Questi continui trasferimenti hanno inciso non solo sulla sua vita, ma anche sulla sua fotografia. Infatti, è proprio quando si è trasferita la prima volta che Kira Gyngazova ha sentito la necessità di comprare una macchina fotografica e iniziare a catturare ciò che la circondava, nuovi volti, nuove strade, nuovi luoghi. 

Con il tempo, Kira ha spostato la sua attenzione sulle persone che vivono le città, cercando di mostrare come a volte la vita in grandi metropoli iper-popolate possa essere solitaria. La stessa Kira Gyngazova, ad ogni nuovo trasferimento, notava come fosse facile vivere in mezzo a milioni di persone e sentirsi comunque soli e come le città si trasformavano in deserti. 

Proprio per questo motivo i suoi scatti raccontano di locali semi vuoti dove ognuno vive in solitaria la propria esistenza, di persone sedute su un autobus o un traghetto con gli sguardi persi nel vuoto, circondati da altrettanti sguardi vuoti e indifferenti. 

Inoltre, la solitudine delle persone sembra avvolgere i luoghi, le stanze spoglie e monocolore, le fermate della metropolitana deserte.

Qui sotto puoi trovare alcuni scatti di Kira Gyngazova, ma per scoprirne di più visitate il suo sito e il suo profilo Instagram

La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova
Photography
La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova
La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova
1 · 20
2 · 20
3 · 20
4 · 20
5 · 20
6 · 20
7 · 20
8 · 20
9 · 20
10 · 20
11 · 20
12 · 20
13 · 20
14 · 20
15 · 20
16 · 20
17 · 20
18 · 20
19 · 20
20 · 20
Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha

Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha

Federica Cimorelli · 15 ore fa · Photography

Handra Rocha, in arte fotolucida, è una fotografa autodidatta messicana, di Tampico in Tamaulipas. La sua arte si concentra sull’autoritratto come mezzo di analisi, catarsi ed esplorazione interiore.

Disconnect to create from source.

Le sue fotografie, a colori o in bianco e nero, la vedono immersa in paesaggi naturali desolati dove è possibile entrare in profonda connessione con il circostante. Handra Rocha mescola fotografia, make-up, styling e set design e dà vita a immagini creative, equilibrate e sospese nel tempo.

– Leggi anche: I progetti fotografici di nudo artistico di Dawid Imach

Guarda qui una selezione delle sue opere, seguila su Instagram e visita il suo sito personale

Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha
Photography
Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha
Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha
1 · 7
2 · 7
3 · 7
4 · 7
5 · 7
6 · 7
7 · 7
Il surrealismo storico di Phillip Toledano

Il surrealismo storico di Phillip Toledano

Anna Frattini · 10 ore fa · Photography

Di intersezioni fra il mondo dell’Intelligenza Artificiale e quello della fotografia ne abbiamo parlato tantissimo nel corso degli ultimi mesi, sopratutto in occasione di Photo Vogue e del contributo di Andrea Baioni nei visual di questo articolo di Laura Tota. Torniamo a riparlarne oggi con l’uscita del libro di Phillip Toledano, Another America – pubblicato da L’Artiere. L’artista parla di surrealismo storico commentando l’uscita di questo progetto, tutto da scoprire in questo progetto, in vendita dal 25 aprile.

Another America di Phillip Toledano è una storia inventata ambientata a New York. Un viaggio negli anni ’40 e re-immaginati attraverso l’AI e i brevissimi racconti di John Kenney – penna che avrete letto sul New Yorker. Questo libro nasce da una riflessione sulla verità e sulla situazione politica americana, il tutto in un paese consumato dalle teorie del complotto. Segue a ruota l’arrivo dell’AI che corrobora questo sentimento ed ecco Toledano, pronto a mettere in discussione anche la fotografia grazie all’aiuto del primo mezzo in grande di rendere tutto vero e niente vero.

«Per me, la cosa affascinante dell’IA è la possibilità di ciò che chiamo surrealismo storico. L’arrivo dell’intelligenza artificiale significa che ogni bugia può ora avere una prova visiva convincente. Possiamo ricreare il mondo come non è mai stato. Per ogni teoria del complotto, può esserci una prova visiva» racconta Phillip Toledano.

Credit Phillip Toledano – Another America courtesy of L’Artiere

Il surrealismo storico di Phillip Toledano
Photography
Il surrealismo storico di Phillip Toledano
Il surrealismo storico di Phillip Toledano
1 · 8
2 · 8
3 · 8
4 · 8
5 · 8
6 · 8
7 · 8
8 · 8
Altri articoli che consigliamo