Quattro chiacchiere e una playlist con Godblesscomputers

Quattro chiacchiere e una playlist con Godblesscomputers

Emanuele D'Angelo · 1 mese fa · Music

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Lorenzo Nada in arte Godblesscomputers nato a Ravenna, classe ’84.
Fedele al groove delle sue influenze legate soprattutto all’hip hop, il suo sound è oggi un caleidoscopio di paesaggi tra synth analogici, kalimbe, chitarre jazz, scratch, campioni e voci evanescenti.

Oggi esce il suo nuovo singolo, “Fire In The Jungle” per La Tempesta International e distribuito worldwide da AWAL.
Il singolo si sviluppa in tutta la sua durata attraverso un climax continuo che trova la sua forma nella seconda parte del brano.
Con un sound in grado di riunire molti generi, il brano rappresenta una fuga, una corsa attraverso la fitta vegetazione verso una meta ignota, una salvezza. Le chitarre di Giulio Abatangelo (già collaboratore e membro della band durante il tour di “Solchi“) risultano come delle pennellate nel quadro, il collante di una struttura ritmica e armonica: talvolta si aprono e altre volte scuriscono l’atmosfera, mimando i giochi di luce che attraversano le foglie e la boscaglia.

Ecco il suo nuovo singolo, insieme a “Una playlist per sopravvivere alla noia pt.2“, realizzata dall’artista italiano in esclusiva per Collater.al Mag, ascoltala mentre leggi la nostra intervista qui sotto!

1) Per iniziare partiamo dagli esordi, dal 2011 Lorenzo Nada si è “trasformato” in Godblesscomputers durante la residenza berlinese. Come mai hai scelto proprio questo nome? E soprattutto, quanto ti ha cambiato questa esperienza in Germania? 

Quando sono partito per Berlino avevo appena finito l’Università ed ero pieno di speranze, desideroso di fare esperienze in una nuova città. Sono partito da solo e per tenere i contatti con un po’ di amici lontani avevo deciso di aprire un blog. Scrivevo pensieri e racconti personali, ogni tanto condividevo un po’ di musica e qualche beat che facevo nella mia cameretta. Il nome del blog era appunto Godblesscomputers. Credo che in pochi sappiano che il mio nome viene da lì, da quel blog aperto un po’ per gioco nel 2011.
L’esperienza in Germania, durata qualche anno, mi ha certamente cambiato. Ma non più di altre esperienze che ho fatto nella vita. A volte i cambiamenti avvengono anche nel quotidiano, anche se non ne siamo coscienti. Ogni esperienza credo sia potenzialmente motore per un cambiamento, dipende dalla nostra predisposizione individuale.

2) Il tuo ultimo album è uscito nel 2017, oggi esce il nuovo singolo, puoi farci un piccolo spoiler? Quali sono i progetti futuri di Godblesscomputers?

Beh, direi senz’altro che il nuovo singolo è il preludio ad un disco. E’ un album che rappresenta un’ulteriore tappa del mio percorso artistico e umano.

3) Questa è una domanda che proponiamo spesso, un po’ anche per farci “i fatti tuoi”. Ci piacerebbe che ci dicessi almeno tre dei nomi o tre dischi che hai ascoltato e che ti hanno indubbiamente influenzato di più durante la scrittura di “Fire In The Jungle”?

Sono un grande ascoltatore di musica prima che musicista per cui credo che la scelta di tre dischi sia molto difficile: sono talmente tante le cose che mi hanno influenzato negli ultimi anni. Su tutti forse i dischi che ho ascoltato di più sono: Yussef Kamaal – Black Focus
Lord Echo – Harmonies
Jordan Rakei – Wallflower

4) La tua musica è un mix perfetto tra hip hop dub e soul in un alternarsi di texture organiche e ritmiche impazienti, silenzi e pathos. Negli anni ti abbiamo visto comparire silenziosamente in molti album, come in quello di Mecna, Ex-Otago e di Willie Peyote. Cosa significa per te lavorare con altri artisti e modificare e a volte snaturare i loro pezzi? Senti un po’ di pressione?

Ho collaborato con diversi artisti negli anni e ogni volta è qualcosa di diverso. In alcuni casi il brano è stato costruito insieme, partendo dalla mia strumentale. Altre volte invece mi sono trovato a re-mixare alcuni brani già editi portandoli nel mio mondo. Non direi che sento pressione a lavorare con altri artisti, piuttosto è lo stimolo a trovare nuovi linguaggi ad ispirarmi. Di norma poi preferisco collaborare con artisti con cui esiste già un rapporto personale, perciò è più facile mettersi al lavoro.

5) Dj, beat maker, producer e artista, il tuo è un curriculum di tutto rispetto, ma cosa ne pensi della scena elettronica italiana di oggi? In Italia si è molto legati al testo, quindi la musica elettronica solo strumentale avrà sempre un pubblico minore, ma credi che negli ultimi anni, grazie anche ad alcuni artisti, le cose siano un po’ cambiate?

Non so se abbia senso parlare di scena elettronica italiana. Ci sono tanti ottimi artisti italiani che fanno musica elettronica, artisti che stimo molto ma con riferimenti e background musicali molto diversi l’uno dall’altro. Se qualche anno fa c’era interesse e volontà da parte di molti giornalisti e addetti ai lavori di mettere in risalto l’esistenza di una scena, ora direi che si sono accentuate le differenze tra i vari artisti. Questa cosa la vedo senz’altro come un aspetto positivo: la volontà di non omologarsi e trovare coraggiosamente un linguaggio proprio è ciò a cui dovrebbe ambire ogni artista. Per quanto riguarda i numeri del pubblico della musica elettronica/strumentale é vero, ma questo non vale solo per l’Italia. Direi che è una regola che trasversalmente vale un po’ ovunque. La musica elettronica strumentale, quella magari più ricercata e sofisticata, sarà sempre qualcosa che necessità più sforzo nell’ascolto da parte del pubblico rispetto alla musica pop. 

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Floor Plan Croissant, le case dei film

Floor Plan Croissant, le case dei film

Giulia Guido · 2 giorni fa · Art

A volte, di un film ci rimane impressa la performance di un attore, una frase o un finale inaspettato, altre volte invece ci ricordiamo solo dei luoghi in cui la storia è ambientata, le case e le camere in cui entriamo per un paio d’ore. La passione di Boryana Ilieva, artista e architetto bulgara, sono proprio gli interni e gli edifici presenti nei film, tanto che qualche anno fa, quasi per caso, ha dato vita al progetto Floor Plan Croissant

Boryana Ilieva guarda e riguarda i film, studiando attentamente gli spazi, la disposizione delle camere, il mobilio, per poi ricrearlo in vere e proprie planimetrie. Nel primo step lavora su carta millimetrata, cercando di ricreare in modo perfetto le proporzioni e le distanze. Solo una volta soddisfatta dello schizzo iniziale, abbandona la matita per passare ai colori, che siano matite o acquerelli, cercando di riprodurre le texture dei vari materiali, dal legno del parquet alle stoffe dei divani. 

L’idea di iniziare ad analizzare in questa maniera l’architettura cinematografica le venne dopo aver partecipato a una conferenza dell’architetto finlandese Juhani Pallasmaa che esplorava gli spazi di film di Hitchcock, Tarkovsky, Antonioni e Kubrick. Da allora, Boryana Ilieva non ha mai smesso di disegnare e Floor Plan Croissant conta ogni giorno più fan e ammiratori. 

Qui sotto trovate una selezione dei suoi lavori, ma per scoprirne di più e per comprarne uno visitate il sito di Floor Plan Croissant e il suo profilo Instagram

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Chandler holding ur fav albums, il profilo Instagram

Chandler holding ur fav albums, il profilo Instagram

Giulia Guido · 23 ore fa · Art

Non è la prima volta che vi consigliamo dei profili Instagram, ma quello di oggi è una vera e propria chicca. Quasi per caso, scorrendo svogliatamente le storie di Instagram, mi sono imbattuta in una foto di Chandler, uno dei protagonisti di Friends, che abbraccia l’album di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. Incuriosita cerco il profilo da cui arriva quella foto e mi si apre un modo. Chiamato proprio Chandler holding ur fav albums, il profilo ripropone la stessa foto di Chandler che, ogni volta, abbraccia un album diverso. Dai Coldplay ai Nirvana, dai Pink Floyd a Kanye West, come dice il nome dell’account, Chandler abbraccia i vostri album preferiti.

Per i più curiosi e i fan accaniti, il frame scelto per il profilo fa parte della scena finale dell’ottavo episodio della terza stagione e l’album che originariamente Chandler abbraccia cantanti la famosa Endless Love è “Lionel Richie” del 1982. 

Riguarda la scena qui sotto e scopri alcune delle foto più belle, per vedere tutte le altre vai sul profilo Chandler holding ur fav albums!

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“Music to your eyes”, una mostra di colori esplosivi

“Music to your eyes”, una mostra di colori esplosivi

Emanuele D'Angelo · 21 ore fa · Art, Art

Il duo di artisti newyorkesi Wade Jeffree e Leta Sobierajski mette in scena “Music To Your Eyes“, una mostra di colori esplosivi nella galleria Calm and Punk di Tokyo.

“Le fotografie su queste pareti sono reali – non sono 3D. Gli abbinamenti sono stati studiati appositamente per questa mostra, e gli scudi scolpiti tenuti da questi corpi sono stati ritagliati e dipinti a mano. Accettiamo il fatto che siano imperfetti. (…) Il nostro obiettivo è quello di estendere la loro visione a più dimensioni, in modo che possiate apprezzare il loro mondo colorato, indipendentemente dalla realtà in cui vivete. »

La mostra esplora l’armonia attraverso la stimolazione visiva. Giocando con le forme e i colori, il duo di artisti americani invita gli spettatori a un’esperienza interattiva che evoca positività e ottimismo.
Gli artisti hanno deciso di combinare diversi media, dalla fotografia ai rilievi murali e alla realtà virtuale, per creare una melodia visiva armoniosa.

Un sogno che diventa realtà per loro, sei pronto a immergerti nel loro colorato mondo?

“Music to your eyes”, una mostra di colori esplosivi
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I paesaggi urbani disegnati da Borja Bonaque

I paesaggi urbani disegnati da Borja Bonaque

Giulia Guido · 19 ore fa · Art

Classe 1985, Borja Bonaque è un illustratore spagnolo, più precisamente di Valencia, dove ha studiato all’Università delle Belle Arti. Ancora oggi, Broja, vive a Valencia, dove lavora come graphic designer e illustratore. Già durante il periodo universitario, l’artista ha cominciato a lavorare con diverse agenzie pubblicitarie spagnole, questa esperienza lo ha portato a specializzarsi in illustrazione editoriale. 

Con il passare degli anni ha collezionato diverse collaborazioni con testate del calibro del Financial Times, Wallpaper, Wierd Magazine e Washington Post, mentre tra i suoi clienti figurano i nomi dello Zoo di New York, McDonalds, Starbucks e Converse. 

Che si tratti di un lavoro commissionato o di un progetto personale, il modus operandi di Borja Bonaque è sempre lo stesso e si sviluppa interamente in digitale. Come primo step realizza una bozza del disegno, una volta soddisfatto passa alla copia in bella delle forme e solo come ultimo passaggio pensa a quali colori aggiungere e come utilizzare luci e ombre. Questo ultimo passaggio si rivela fondamentale perché non sempre le nuance scelte rispecchiano quelle reali e quello che poteva sembrare un semplice schizzo di una città diventa la rappresentazione di qualcosa di futuristico. 

È proprio sui paesaggi urbani che vogliamo porre la vostra attenzione, presentandovene qui sotto alcuni, ma se volete scoprire altri lavori di Borja Bonaque visitate il suo sito

I paesaggi urbani disegnati da Borja Bonaque
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I paesaggi urbani disegnati da Borja Bonaque
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