Photography Raw Hill, l’inaspettata morbidezza dell’architettura brutalista
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Raw Hill, l’inaspettata morbidezza dell’architettura brutalista

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Giulia Pacciardi
Raw Hill, Marietta Varga | Collater.al 12

L’architettura brutalista spesso richiama alla mente un’estetica distopica, mostruosa, massiccia, sterile e monocromatica.
Eppure, se non al primo colpo d’occhio, è anche un’esauribile fonte di complessa bellezza scultorea.
Questo, almeno, è quello che la fotografa Marietta Varga vorrebbe farci ricordare con la sua serie Raw Hill.

Se pur molto diverso dal suo precedente progetto My Town – Siofók II, le immagini della sua nuova serie, scattate a Londra al National Theatre, al Barbican Estate, all’Alexandra Road Estate, presentano una dimensione onirica pressoché simile.

Un ragazzo e una ragazza, vestiti color pastello, sembrano improvvisare una danza che parla d’amore traendo ispirazione dall’ambiente che li circonda.
In ogni immagine la loro postura riflette, risponde o integra la geometria e la configurazione dell’ edificio che fa da palcoscenico.

Considerando che è stato Arancia Meccanica di Stanley Kubrick ad associare l’architettura brutalista alla violenza, la sensibilità cinematografica della fotografia di Varga è un tentativo atto a recuperare il lato più morbido di questi edifici dai tratti rudi, i colori grigi e dalla grande forza espressiva.

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Scritto da Giulia Pacciardi
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