Style La risposta dell’industria della moda all’emergenza COVID-19
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La risposta dell’industria della moda all’emergenza COVID-19

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Andrea Tuzio

Quando tutto questo è esploso, pochi di noi avevano capito l’impatto enorme che la pandemia di COVID-19, causata dal coronavirus SARS-CoV-2, avrebbe avuto su tutti gli ambiti della nostra vita quotidiana e della nostra società. Siamo di fronte alla più devastante emergenza sanitaria ed economica che il mondo abbia mai affrontato dalla fine della seconda guerra mondiale. 
Tutte le attività produttive non essenziali si sono fermate per decreto, almeno in Italia, di conseguenza anche tutto il mondo legato alla moda e al fashion ha stoppato le sue catene di produzione, ma non è rimasto con le mani in mano, anzi.

Le più importanti aziende del mondo hanno dato, e continuano a dare, il loro contribuito nella lotta contro il coronavirus, e lo stanno facendo in tanti modi diversi.
Il fashion system globale ha reagito per non soccombere, ma anche e soprattutto, per dare un segnale di speranza e forza in un momento difficilissimo.

Il primo a scendere in campo concretamente è stato un vero e proprio simbolo di Milano, Giorgio Armani, e lo ha fatto, in primis, aiutando il sistema sanitario lombardo, quello messo più sotto pressione dall’emergenza, ma anche l’emblema della lotta al coronavirus, l’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, donando 1 milione e 250 mila euro agli ospedali Sacco, San Raffaele e all’Istituto dei Tumori di Milano. Ma non si è fermato qui, Re Giorgio ha esteso la sua donazione anche all’ospedale di Bergamo, Piacenza e della Versilia, e alla Protezione Civile, arrivando a donare una cifra che raggiunge i 2 milioni di euro.
Il Gruppo Armani ha anche convertito tutti i propri stabilimenti italiani nella produzione di camici monouso per tutti quegli operatori sanitari che, in prima linea, combattono questa difficile battaglia. 

Prada ha scelto di riconvertire la sua linea produttiva per sostenere la regione Toscana, mettendo a disposizione del personale sanitario 80.000 camici e 110.000 mascherine, nell’unico stabilimento ancora in funzione in questo periodo sul territorio italiano, quello di Montone in provincia di Perugia. La solidarietà però non si è fermata soltanto all’aspetto produttivo. L’azienda di Miuccia ha anche donato due postazioni di terapia intensiva e rianimazione, a ciascuno degli ospedali milanesi Buzzi, Sacco e San Raffaele. 

Anche Gucci ha deciso di dare supporto alla Toscana realizzando 1 milione di mascherine e 55.000 tute, da destinare ai medici e agli operatori sanitari. Ha anche annunciato una donazione di 2 milioni di euro per sostenere due campagna di crowdfunding, una in Italia e in collaborazione con Intesa Sanpaolo, a favore della Protezione Civile; l’altra invece per sostenere l’Organizzazione Mondiale della Sanità attraverso il COVID-19 Solidarity Response Fund della fondazione delle Nazioni Unite. Il tutto chiamando all’appello la #GucciCommunity sparsa nel mondo, attraverso la campagna We Are All In This Together. 

Donatella Versace e sua figlia Allegra, hanno donato 200.000 euro al dipartimento di terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, mentre Dolce&Gabbana ha destinato fondi all’Humanitas University per sostenere uno studio sulle risposte del sistema immunitario al coronavirus, coordinato dall’immunologo Alberto Mantovani.

Bulgari invece, ha deciso di sostenere il Centro Italiano di Eccellenze in Ricerca e Medicina che, grazie al lavoro di Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti, ha isolato la struttura del virus, anticipando una grossa donazione al reparto ricerca dello Spallazani di Roma, che ha contribuito all’acquisto di un microscopio 3D di ultima generazione consegnato lo scorso 6 marzo. La maison ha anche deciso di produrre gel disinfettante per le mani, grazie all’aiuto dell’ICR (Industrie Cosmetiche Riunite di Lodi), da donare alle strutture ospedaliere attraverso il Governo Italiano, in tutto ne verranno prodotti circa 200.000 flaconi in due mesi.

La famiglia Benetton, attraverso Edizione Srl, ha donato 3 milioni di euro per sostentare i progetti e le urgenti necessità di quattro ospedali che stanno contribuendo in modo fattivo, al contrasto nei confronti del coronavirus: il Ca’ Foncello di Treviso, il Sacco di Milano, lo Spallanzani di Roma e il policlinico Gemelli di Roma. 

Il gruppo LVMH (Louis Vuitton, Givenchy, Kenzo, etc.), si è impegnato a donare agli ospedali francesi 40 milioni di mascherine, così come Balenciaga e Yves Saint Laurent, stanno producendo mascherine nei loro stabilimenti francesi. 
Moncler invece, ha donato 10 milioni di euro per la realizzazione dell’ospedale all’interno dell’ex Fiera di Milano, che ha visto la luce pochi giorni fa. 

L’azienda giapponese Uniqlo, si è fatta carico di donare 1 milione di mascherine al comune di Milano, uno dei più colpiti e che più preoccupa. Le mascherine poi, verrano distribuite agli ospedali, agli operatori comunali e ai volontari che ogni giorno sono attivi sul territorio milanese. 

New Balance, visto il continuo e urgente bisogno di strumenti di protezione individuale in tutti gli Stati Uniti, dove la situazione è precipitata soprattuto nella città di New York, ha ridimensionato la sua produzione e sta attualmente sviluppando mascherine per uso generico. Per la metà di aprile, l’obiettivo dell’azienda di Boston, è produrre fino a 100.000 mascherine a settimana nelle fabbriche di Lawrence e Norridgewock, modificando le specifiche dei materiali usati, così da rispondere ai requisiti dell’FDA e realizzare un prodotto che possa essere utilizzato, secondo i criteri sanitari standard, e adatto al personale medico schierato in prima linea. Le mascherine verranno poi distribuite alle strutture mediche negli stati del Massachusetts e del Maine, dove si trovano le fabbriche che stanno lavorando e, in parallelo, NB sta anche pensando di iniziare la produzione di attrezzature protettive come abiti e rivestimenti per le scarpe. 

Il fondo di investimenti qatariota Mayhoola, che controlla le maison Valentino, Balmain e Pal Zileri, ha donato 2 milioni di euro: 1 milione è andato al reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Sacco di Milano, l’altro milione è stato donato alla Protezione civile Italiana. 

Sicuramente avrò mancato di citare molte delle tantissime aziende della moda (e non solo) che stanno sostenendo e aiutando chi, in prima linea, sta affrontando, con enorme difficoltà e spesso a costo della vita, un nemico invisibile e difficile da sconfiggere che ha cambiato la vita di tutti. 

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Scritto da Andrea Tuzio

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