Roberto Graziano Moro racconta la Palestina di Rayan

Giulia Guido · 3 settimane fa

Classe 1989, Roberto Graziano Moro nasce in Romania a Timisoara, ma cresce nella periferia di Vicenza. Qui, vivendo a contatto con la strada, mentre sviluppa un carattere forte e pronto ad affrontare le avversità della vita si avvicina anche all’arte, prima alla pittura e poi, in un secondo momento alla fotografia. 

Così, il suo obiettivo diventa il mezzo per raccontare le realtà simili a quella in cui ha vissuto lui, in modo sempre chiaro, diretto e senza fronzoli, in cui il colore lascia lo spazio al bianco e nero, e la luce con i suoi forti contrasti tra chiari e scuri sottolineano il soggetto che riesce ad imprimersi in maniera indelebile nella mente dello spettatore. 

Negli ultimi anni, Roberto Graziano Moro ha messo la sua arte a disposizione della musica, in particolare modo alla scena rap e trap italiana, diventandone un vero e proprio testimone.

Il suo ultimo progetto lo ha portato a lavorare con il giovane cantante Rayan che in occasione dell’uscita di Haram, suo ultimo singolo, ha voluto raccontare il suo paese di origine, la Palestina, attraverso un documentario e un reportage fotografico. 

Noi abbiamo intervistato Roberto Graziano Moro e ci siamo fatti raccontare questo viaggio in Palestina, ma non solo! Scopri le sue fotografie e il video di Haram in fondo all’intervista. 

Roberto Graziano Moro Rayan Haram | Collater.al

Raccontaci come è stato il tuo approccio con l’arte e poi come e quando nasce la tua passione per la fotografia. 

L’arte ha sempre fatto parte della mia vita, disegnavo sin da quando ero ragazzino e in famiglia si è sempre respirata quell’aria di non “normalità”. La mia passione per la fotografia si è creata piano piano negli anni fino a tramutarla in lavoro. 

Descrivici il tuo stile e cosa cerchi di raccontare attraverso i tuoi scatti. 

Non saprei dirti con precisione che tipo di stile abbia la mia fotografia, ho sempre avuto un approccio diretto e ben chiaro per esprimere al meglio quello che mi circondava. Ormai sono diversi anni che mi occupo principalmente di musica, sto raccontando un periodo storico e voglio essere la testimonianza di quello che sta accadendo in questi anni. Dare un contributo alla fotografia. 

L’ultimo tuo progetto ti ha visto dietro la videocamera – insieme a Filippo Bano – per la realizzazione del videoclip del singolo di Rayan “Haram” e per l’occasione siete volati in Palestina. Raccontaci questa esperienza. 

Per me era la seconda volta che andavo in Palestina, però è uno di quei paesi che quando ci ritorni hai sempre una sensazione particolare. Sono partito con Dj MS, Michela Benestà, Filippo Bano e Rayan. Abbiamo vissuto tutto in maniera molto spontanea facendoci trascinare dagli eventi. 
Stiamo chiaramente parlando di un paese con delle tematiche importanti alle spalle, però i disagi dei quali ci parlano spesso alla tv sono in parte filtrati per interessi, le informazioni che ci arrivano vengono mascherate o al contrario amplificate. 
È un paese molto ospitale, lo paragonerei un po’ al nostro sud Italia. 
Però nonostante tutto questo è sicuramente stato un viaggio molto impegnativo, pieno di sorprese e incontri super interessanti tra cui, in particolar modo, Marwan, un amico di Intifaya e Rayan, una persona speciale che ci ha dato un grande supporto. 

Se dovessi raccontarvi tutto il viaggio per filo e per segno potremmo stare qui ore e ore! 
Le nostre giornate iniziavano sempre con una buona colazione molto spesso preparata dal papà di Rayan, dopo di che, fotocamera in mano e via a riprendere fino alla fine della giornata. Abbiamo girato quasi tutto il paese, da My’ilya, a Tel Aviv, da Gerusalemme a Betlemme fino al Mar Morto. 

Abbiamo avuto un solo unico momento quasi spiacevole, stavamo riprendendo il deserto di roccia con il drone, scena che vedete nelle prime immagini del video, fino a quando il drone ha perso il segnale e l’abbiamo perso. Con quel poco che andava il gps siamo riusciti ad individuarlo approssimativamente e siamo partiti di corsa per cercarlo, anche perché stava calando il buio e non avremmo più avuto modo di fare riprese aeree per il resto della permanenza. Stavamo scalando le dune di roccia fino a quando dopo una buona mezz’ora di ricerca siamo riusciti ad identificarlo su un lato del monte, (lì abbiamo cominciato a urlare dall’euforia), dove poi l’abbiamo recuperato; siamo riusciti a rientrare poco prima del buio totale. 
La sera, una volta arrivati a casa scopriamo che quella era una zona militare monitorata, ci avevano tolto il segnale del drone, qui si spiegava il perché era impazzito all’improvviso. 

Roberto Graziano Moro Rayan Haram | Collater.al

Oltre al videoclip, uscito a fine settembre, uscirà anche un documentario e una serie di tuoi scatti. Puoi raccontarci in anteprima cosa di questo paese e della sua storia ha catturato maggiormente la tua attenzione e cosa ritroveremo nei tuoi scatti? 

Mi ha sempre affascinato l’oriente e le sue storie ed è per questo che sento un legame con questa terra. Ha un qualcosa di magico, è pur sempre definita la terra santa. 
La storia di Rayan l’ho presa particolarmente a cuore perché in alcune cose mi ci rivedevo nonostante io non abbia un trascorso così forte, e quindi ho deciso di seguire insieme agli altri il progetto. 
Quello che troverete nei miei scatti non è che un semplice report, non credo ci sia bisogno di dare troppe spiegazioni, lascio libera interpretazione. 

Da sempre segui progetti che abbracciano diversi ambiti, dal mondo streetwear a quello di a diverse realtà urbane, per non tralasciare quello della musica come in questo ultimo caso. Cosa cambia e cosa rimane uguale nel tuo approccio al lavoro? Qual è stato il tuo approccio per “Haram”? 

Credo che a cambiare non sia l’approccio tra un tipo di ambiente e l’altro ma sta tutto nell’approccio che ha il fotografo nel comprendere il lavoro. 
L’approccio al lavoro è sempre lo stesso, non trovo differenza tra un ambito e l’altro, infatti con Haram è stato tutto molto spontaneo come sempre, abbiamo creato delle good vibes. 

“Voglio essere la testimonianza di quello che sta accadendo in questi anni.”

Puoi dirci qualcosa sui tuoi lavori futuri? In quali luoghi ti porterà la fotografia? 

Per quanto riguarda il futuro me la vivo giorno per giorno e continuerò a fare come sempre, “testa bassa e via”. In questo momento sono a Los Angeles, poi per il resto vedremo cosa mi riserverà il futuro. 

Roberto Graziano Moro Rayan Haram | Collater.al
Roberto Graziano Moro Rayan Haram | Collater.al
Roberto Graziano Moro Rayan Haram | Collater.al
Roberto Graziano Moro Rayan Haram | Collater.al
Roberto Graziano Moro Rayan Haram | Collater.al
Roberto Graziano Moro Rayan Haram | Collater.al
Roberto Graziano Moro Rayan Haram | Collater.al
Roberto Graziano Moro Rayan Haram | Collater.al
Roberto Graziano Moro racconta la Palestina di Rayan
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