Art Rumore dell’umore: una mostra multisensoriale a Bergamo
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Rumore dell’umore: una mostra multisensoriale a Bergamo

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Giorgia Massari
rumore dell'umore | Collater.al

Entro la magica cornice del borgo medievale di Bergamo Alta, quest’anno insieme a Brescia Capitale italiana della Cultura, si inserisce la mostra immersiva della giovane regista Beatrice Sancinelli (1995) che presenta al pubblico l’opera audio-visivaRumore dell’umore”. La mostra, aperta dal 5 al 28 maggio 2023, è un’esperienza multisensoriale che si snoda tra le stanze buie dell’ex monastero del Carmine, nascosto nel cuore della città di Bergamo. “Rumore dell’umore” coinvolge non solo la vista e l’udito ma l’intero corpo, grazie all’utilizzo del dispositivo Woojer, una sorta di giubbotto in grado di far percepire le onde sonore e presentato per la prima volta in Italia in chiave artistica.

rumore dell'umore | Collater.al

L’opera si compone di nove performance audio-visive che vedono come protagonista Emanuele Algeri (1999), un giovane ballerino italiano capace di creare un’empatia immediata con lo spettatore che, attraverso un susseguirsi di stanze, reali ed astratte, entra in contatto con il proprio io. Ogni performance, dunque ogni cortometraggio, corrisponde ad una stanza emozionale che prende il nome di un concetto o di una sensazione (come il caos, l’euforia e la noia) significativi per gli artisti in quanto responsabili di meccanismi psicologici che regolano le azioni e gli atteggiamenti umani. Lo spettatore è quindi guidato in un viaggio che ripercorre le tappe dell’esistenza umana, traducendola in immagini, colori e suoni senza una coerenza logica, quanto piuttosto seguendo quei picchi emotivi che rispecchiano la vita stessa.

La mostra “Rumore dell’umore” di Beatrice Sancinelli è fruibile in modo contingentato (dieci persone alla volta) in modo da permettere ai visitatori di godere di un percorso quanto più intimo e soggettivo, lasciando ad ogni “io” la possibilità di ascoltarsi, guardarsi, vedersi e accogliersi. Il dispositivo Woojer concorre nel creare un’esperienza travolgente che permette una fruizione completa, in grado di annullare la distanza tra gli schemi e il soggetto. I cortometraggi sono a volte proiettati e altre volte sono invece restituiti in maniera analogica, servendosi dei classici schermi a tubo catodico. Quest’oscillazione tra innovativo e obsoleto, genera una situazione in cui il confine tra il mondo reale e quello digitale si fa labile.

Il testo della curatrice Maria Vittoria Baravelli restituisce le sensazioni che lo spettatore porterà con sé una volta uscito dalle stanze buie e antiche del monastero, avvolto dalla luce e dallo splendore dell’antico chiostro. “Beatrice, in un mondo sempre più levigato ed anestetizzato, attraverso questo percorso ci ricorda quanto tutti i rumori esistenti facciano in realtà molto meno strepitio di noi stessi, perché il vero rumore, il suono che avvolge e fa iniziare ad esistere il mondo è l’eco delle emozioni che vibrano in noi.”

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È consigliata la prenotazione e l’acquisto online sul sito rumore dell’umore.

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Scritto da Giorgia Massari
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