Possiamo immaginare come sarà l’arte nel Metaverso? Quali saranno i nuovi formati o quali tra quelli dell’arte tradizionale verranno adattati a una nuova versione digitale, di cui avere esperienza solo attraverso visori, modificando la sensazione di incontro con l’arte stessa? Gli esperimenti sono già i corso, anche per quella tra le arti che ci sembra più legata a una matericità e a una presenza spaziale reale come la scultura.
Tra gli artisti che stanno provando a immaginare una “scultura futura” c’è Jaewon Kang, artista che utilizza un approccio che parte dall’esperienza fisica delle sculture gonfiabili, riproposta con strumenti di modellazione 3D all’interno di paesaggi renderizzati.

Partendo dalle opere dello scultore sudcoreano si può immaginare come sarà la scultura nel metaverso. Una delle più grandi sfide è quella di progettare sculture che si inseriscano in paesaggi impensabili, incastonate tra montagne o in pianure lunari ghiacciate.
L’approccio stilistico di Jaewon Kang consiste nel forzare volutamente sul concetto di distorsione delle forme, creando volumi astratti che sembrano i modelli gonfiabili della fabbrica dei genitori dell’artista, luogo dal quale è partita l’interesse per quelle forme.
Partire dai modelli 3D e distorcerli consente a Kang di non rimanere ancorato a nessuna forma di realismo, ma accettare la sfida di trovare quello che potrebbe essere il nuovo canone estetico del metaverso. In questa nuova realtà le superfici delle sculture non saranno più i marmi venati di Canova, ma piuttosto specchi che rifletteranno e moltiplicheranno ancora di più la realtà. Una delle forme della scultura digitale potrebbe essere l’unione tra Jeff Koons e la freddezza di Philippe Starck, è certo che rifletterà nuova luce.





