Sicilia Fantasma, la serie fotografica di Pietro Motisi

Sicilia Fantasma, la serie fotografica di Pietro Motisi

Giulia Guido · 2 mesi fa · Photography

Classe 1982, Pietro Motisi nasce a Palermo e, dopo essersi avvicinato alla fotografia da autodidatta, ha deciso di seguire un corso per specializzarsi, precisamente studiando Documentary Photography presso l’University of Wales di Newport. Anche durante gli studi non ha mai smesso di scattare, lavorando a progetti personali o su commissione, mettendo a punto un suo stile e un proprio taglio. 

Attraverso le sue fotografie, Pietro Motisi analizza il profondo legame che unisce l’uomo con l’ambiente che lo circonda, lo spazio in cui vive. Per questo motivo in molti dei sui scatti il paesaggio naturale si fonde con elementi di architettura o oggetti, tracce della presenza dell’uomo. 

Tra i suoi progetti quello che ci ha colpito maggiormente e quello dal quale traspare questa sua ricerca è Sicilia Fantasma. Si tratta di una serie di scatti realizzati tra il 2012 e il 2018 che ci mostrano una visione unica e personale del territorio, in questo caso di un territorio a lui molto caro. 

Pietro Motisi ci accompagna in un viaggio che ci obbliga a riflettere sull’importanza delle nostre azioni, della nostra presenza e sulle responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti di ciò che ci circonda. 

Qui sotto puoi trovare una selezione di scatti di Sicilia Fantasma, per scoprirne di più vai sul sito di Pietro Motisi. 

Sicilia Fantasma, la serie fotografica di Pietro Motisi
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Luci e ombre negli scatti di Cristina Altieri

Luci e ombre negli scatti di Cristina Altieri

Giulia Guido · 2 mesi fa · Photography

Luci e ombre, i contrasti nascondono i volti e rivelano le emozioni, i sentimenti più intimi. È questa l’essenza degli scatti di Cristina Altieri, originaria di Policoro, una piccola città lucana che si affaccia sul Mar Ionio, e che oggi vive e lavora a Milano. 

In lei convivono diverse personalità, diverse sfaccettature che possiamo ritrovare nel suo lavoro. Quelle di Cristina Altieri sono fotografie sospese nel tempo e nello spazio, che ci mostrano corpi i cui volti ci sono celati, i cui sguardi non incroceremo mai, ma non è importante sapere chi sono. Loro sono un mezzo. Attraverso le loro forme, le linee delle schiene e delle gambe, attraverso i punti più illuminati e quelli rimasti nell’ombra Cristina ci rivela qualcosa di più importante. 

Dobbiamo andare oltre l’apparenza e scoprire nuove emozioni e nuovi sentimenti che durerebbero solo un secondo se Cristina non li imprimesse per sempre su pellicola. Da non sottovalutare, infatti, l’effetto donato dall’analogico al risultato finale: scatti perfetti nella loro imperfezione. 

Qui sotto potete trovare una selezione di lavori di Cristina Altieri, per scoprirne di più andate sul suo sito e sul suo profilo Instagram

Luci e ombre negli scatti di Cristina Altieri
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West of Here, il progetto fotografico di Leonardo Magrelli

West of Here, il progetto fotografico di Leonardo Magrelli

Giulia Guido · 2 mesi fa · Photography

È possibile fotografare un luogo virtuale? E se sì, si potrebbe definire fotografia di paesaggio? Se siete scettici sull’argomento, il progetto di Leonardo Magrelli vi farà cambiare idea, se invece eravate già convinti troverete negli scatti di West of Here ulteriori conferme. 

Classe 1989, Leonardo Magrelli nasce a Roma dove, mentre si laurea in Design e Architettura, fa i suoi primi passi nel mondo della fotografia sia collaborando nell’organizzazione del Festival Internazionale della Fotografia di Roma, sia lavorando con la casa editrice Punctum Press. Da più di cinque anni si focalizza tanto sui lavori commissionati quanto su quelli personali. Tra questi, l’ultimo ribalta completamente l’idea tradizionale di fotografia di paesaggio.  

West of Here sembra presentarci degli scorci in bianco e nero della città di Los Angeles, da Downtown ai quartieri più periferici, dalle spiagge alle strade a tre corsie limitate da lunghe file di palme. Sembra tutto così vero che scoprire di trovarsi davanti ad un’illusione non può che lasciare senza parole. In effetti, West of Here è una collezione di rielaborazioni di wallpapers e screenshot di Grand Theft Auto V, popolare videogame ambientato nella città immaginaria di Los Santos, parodia, se non il ricordo, di Los Angeles. 

Così, la capitale dell’intrattenimento, del cinema, degli studios e della televisione diventa a sua volta nient’altro che un set, l’ambientazione per qualcosa di più grande. Ma West of Here non nasce solo per analizzare il tema del confine tra virtuale e reale, e Leonardo Magrelli ci tiene a sottolinearlo:

“Questo lavoro è stato pensato come un omaggio a una lunga serie di grandi fotografi che hanno lavorato a Los Angeles per tutta la seconda metà del secolo scorso. Anche se è soprattutto attraverso il cinema che la città di Los Angeles è entrata a far parte dell’immaginario collettivo, non si può tuttavia sottovalutare l’influenza di questi artisti. Con la loro prospettiva, tutti loro hanno contribuito a creare un’idea e un’immagine della città ancora vivida e duratura.”

West of Here, il progetto fotografico di Leonardo Magrelli
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Quei giorni, il progetto fotografico di Federico Verzì

Quei giorni, il progetto fotografico di Federico Verzì

Giordana Bonanno · 2 mesi fa · Photography

Federico è un giovane fotografo siciliano in costante ricerca di qualcosa da raccontare. A portarlo per le strade è sopratutto la voglia di conoscere nuove storie, attimi, emozioni e anche un pò se stesso. Ha studiato presso l’Harim, accademia Euromediterranea, e imparato il mestiere grazie ai suoi maestri, diventati subito dopo colleghi con i quali adesso ha la fortuna di lavorare nello studio Enkant Imagery.

Il suo è un immaginario semplice e diretto, armonizzato da ombre e tonalità di colori sempre diversi che vivono per lo più in strada. In scenari silenziosi o tra la folla, i protagonisti delle sue foto sembrano recitare una parte che ad ogni scatto racconta atti diversi di una sceneggiatura perfetta.

Il 30 marzo, un lunedì che non sa più di lunedì ormai da parecchi giorni, ho incrociato nella home di Instagram una sua foto sotto la quale scrive:

Resto a casa ma ho deciso di partire. Vado a Rio de Janeiro, a Parigi, vado anche in Alaska se mi va. Ho deciso di viaggiare tramite Google Maps e di immortalare tutto quello che mi piace, che mi fa ridere, tutto quello che lascia spazio alla mia immaginazione. Voglio essere libero di viaggiare, di vedere, di scoprire anche quando sto da solo, chiuso dentro la mia stanza.

Federico ci convince così che nella costrizione delle quattro mura domestiche in realtà esiste una via d’uscita: questo momento ha solo bisogno di essere trasformato in un’opportunità di ricerca che ci porterà a comprendere che tutto è possibile. È un invito a sorprenderci nonostante tutto, a scoprire, così come Federico fa nella maniera più vicina a lui, percorrendo le strade di città lontane chilometri con l’immaginazione e un biglietto gratis di sola andata su google maps.

Guarda qui sotto gli scatti dei posti che ha già visitato o vai sul suo profilo Ig per scoprire quale sarà la sua prossima meta.

Quei giorni, il progetto fotografico di Federico Verzì
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Quei giorni, il progetto fotografico di Federico Verzì
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“Where the land gives way” di Jake Reinhart

“Where the land gives way” di Jake Reinhart

Emanuele D'Angelo · 2 mesi fa · Photography

Jake Reinhart è un fotografo nato nel 1979 e cresciuto a Pittsburgh, Pennsylvania.
Recentemente ha ricevuto il premio “Pittsburgh Filmmakers Emerging Photographer” e il premio “An Artist Opportunity Grant” del Greater Pittsburgh Art’s Council. Il fotografo americano è stato semifinalista all’89° concorso internazionale annuale di fotografia e stampa del Philadelphia Print Center. Nella sua carriera ha assistito fotografi come Zoe Strauss, Mark Neville e Tabitha Soren.

Intitolato  “Where The Land Gives Way”, il suo lavoro si ispira alla storia della sua città natale ed esplora l’importanza del luogo in relazione alla formazione dell’identità e della comunità.
Sono affascinato dalla mia casa e dalle ragioni per cui la gente vive qui. Nel paesaggio fisico vedo la natura che si adatta a ciò che è, mentre cerca di aggrapparsi a ciò che è stato. Credo che questa sia una metafora della cultura di questa regione. Come il percorso del torrente, sto cercando di conciliare la mia percezione del presente attraverso l’influenza del ricordo di ciò che è stato. La memoria cede il passo, erosa dagli eventi che ho vissuto. Il processo di crescita e di decadimento continua.

La fotografia gli ha permesso di esplorare il concetto di memoria e di come sia stato influenzato dalla cultura della sua città, Pittsburgh.
Attraverso le sue toccanti fotografie, Jake Reinhart ferma il tempo, immortalando la comunità della sua città e anche i luoghi della sua infanzia.

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