Sleeping Venice, quando di notte Venezia si svuota

Sleeping Venice, quando di notte Venezia si svuota

Giulia Guido · 8 mesi fa · Photography

“Beltà lusingatrice e ambigua, racconto di fate e insieme trappola per i forestieri”. Thomas Mann descriveva così Venezia, la Serenissima, una delle città più belle del mondo, dove ogni anno milioni di turisti si trovano ad ammirare gli scorci offerti dalle calli e dai canali. 

Non importa quando, estate o inverno, in occasioni come il Carnevale o la Biennale, Venezia ferve sempre di persone ed è quasi impossibile ammirarla senza di esse. 

Il fotografo francese Thibaud Poirier, di cui avevamo già parlato qui, è riuscito in questa missione quasi impossibile e ha realizzato il suo progetto Sleeping Venice

Scattando solo a notte fonda e cercando prima i luoghi migliori su Google Maps, nelle foto di Thibaud possiamo vedere le acque tranquille dei canali in cui si riflettono quasi perfettamente le case e le barche. Un particolare accento è stato messo sulla luce, soffusa ma piena al tempo stesso, che riesce ad illuminare qualsiasi particolare senza, però, farci dimenticare che è notte. 

Sleeping Venice | Collater.al
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Kimber Beck, immagini NSFW sensuali e delicate

Kimber Beck, immagini NSFW sensuali e delicate

Claudia Fuggetti · 8 mesi fa · Photography

Molto spesso nella nostra società ci ritroviamo ad avere una grande confusione in testa su cosa sia la sensualità, che molto spesso viene associata a quanto una persona si scopra, mentre invece ci sono persone che come l’artista concettuale di Philadelphia, Kimber Beck, hanno capito che è tutta una questione di dettagli.

Le sue immagini NSFW rivelano una delicata provocazione che accarezza i soggetti con la luce, per evidenziarne le peculiarità fisiche. Maschere, farfalle e fiori di campo fanno parte di questa rappresentazione un po’ vintage, che evoca emozioni intime e profonde. Il corpo della donna viene celebrato nella sua bellezza e anche nei suoi dettagli meno legati alla sfera della sensualità: come le ginocchia che emergono dall’acqua.

Tutto fa parte di una concezione dell’intimità che si rivela nella sua più autentica fragilità e si mostra in maniera naturale. Anche l’elemento allusivo della maschera viene usato in maniera creativa e narrativa, infatti le immagini di Kimber Beck potrebbero benissimo far parte di una storia.

Se vuoi approfondire, puoi visitare il sito di Kimber Beck qui.

imber Beck, immagini NSFW sensuali e delicate | Collater.al
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Kimber Beck, immagini NSFW sensuali e delicate
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Delfina Carmona, la fotografia che gioca con le ombre

Delfina Carmona, la fotografia che gioca con le ombre

Claudia Fuggetti · 8 mesi fa · Photography

Avete presente l’ombra di Peter Pan? Eccola ritrovata nelle immagini di Delfina Carmona, art director e fotografa con base a Buenos Aires, in Argentina. Attraverso il suo account Instagram, Delfina è riuscita a creare il suo personale codice visuale che l’ha resa riconoscibile tra milioni di altri artisti. Dov’è la magia?

“Vedo la vita quotidiana in modo artistico, come se fosse un mio film, dove scrivo la sceneggiatura di ciò che accade al mio personaggio passo dopo passo”.

Delfina ha creato un’icona, un personaggio, che racconta le avventure della quotidianità in maniera creativa, in particolare quelle legate ai momenti che scandiscono la giornata: svegliarsi, mangiare e dormire. L’elemento ricorrente è l’ombra, una presenza costante e quasi tangibile, capace di modificare totalmente la chiave di lettura delle scene.

I contrasti marcati sono accentuati da toni caldi, dove prevalgono il giallo e il rosso, talvolta smorzati dal blu elettrico. Questa coerenza narrativa avvicina il pubblico, che si sente parte della routine del personaggio e si “affeziona” alla sua immagine.

Delfina Carmona ha creato il suo immaginario, un mondo fatto di suggestioni, luci, ombre e semplicità. Dai un’occhiata alla gallery qui sotto.

 

Delfi Carmona, la fotografa che gioca con le ombre | Collater.al
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City, il libro fotografico di John MacLean

City, il libro fotografico di John MacLean

Claudia Fuggetti · 8 mesi fa · Photography

Da sempre i centri metropolitani esercitano un fascino infinito sui fotografi, che appaiano come una sorta di enormi parco giochi per aguzzare la vista. Il progetto City del fotografo inglese John MacLean si concentra sul contesto urbano e lo tramuta in qualcosa di nuovo ed estremamente personale.

Tutte le immagini sono state scattate in giro per il mondo, dunque non in un’unica città. L’aspetto interessante del suo lavoro è infatti proprio quello di aver creato un nuovo codice visivo urbano, una città ideale dotata di un suo immaginario.

Nonostante la molteplicità dei luoghi, tutte le fotografie condividono una certa coerenza visuale e narrativa a momenti quasi astratta, all’interno della quale si ripetono linee grafiche e aperture, di finestre usate come cornici secondarie all’interno della macchina fotografica e di luce utilizzata non per illuminare i soggetti, ma per creare silhouette.

“La macchina fotografica permette al mio mondo interiore di sovrapporsi a quello esteriore”.

In City, MacLean ha progettato una città tutta sua. Visita il sito dell’artista per saperne di più e dai un’occhiata alla nostra gallery.

City, il libro fotografico di John MacLean | Collater.al
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David McMillan, il fotografo che ha immortalato Chernobyl negli anni

David McMillan, il fotografo che ha immortalato Chernobyl negli anni

Giulia Guido · 7 mesi fa · Photography

Era la notte del 26 aprile 1986, quando uno dei reattori della Centrale Nucleare di Chernobyl esplose, distruggendo il tetto della struttura da cui uscì una nuvola di materiale radioattivo che nelle settimane successive provocò la morte di migliaia di uomini e l’evacuazione di oltre 350.000 persone. In pochi giorni venne circoscritta un’area di circa 30 km2 intorno alla centrale e tutti gli abitanti di quella che poi prese il nome di Zona di alienazione dovettero lasciare le proprie case. 

È considerato il più grande disastro nucleare della storia, una vicenda terribile che ha cambiato il corso degli ultimi decenni.

Però, esiste qualcuno che, sfidando il pericolo della contaminazione, ci ha portato la testimonianza dell’effetto del tempo su un luogo che poteva andare dimenticato, seppellito sotto il passare degli anni. 

Questa persona si chiama David McMillan ed è un fotografo che negli ultimi 25 anni è tornato più di venti volte a Chernobyl e a Pripyat e ha raccolto tutto il materiale fotografico nel libro intitolato “The Zone”. 

Nel 1994, durante il suo primo viaggio all’interno della Zona di alienazione, il fotografo non sapeva cosa avrebbe trovato, poi, però, i suoi scatti ce lo hanno rivelato. L’evacuazione dell’86 fu talmente inaspettata che le persone furono costrette ad abbandonare le case, gli uffici, le scuole e i luoghi pubblici immediatamente, ed è proprio come li hanno lasciati che David li ha ritrovati.

Inoltre, il fatto di tornare con costanza negli stessi luoghi gli ha permesso di immortalare il segno del passare del tempo, che si vede sui muri che si sgretolano, sulla natura che sovrasta campetti da gioco e palazzi, su libri e cartelloni che si deteriorano.

Ma il fatto che gli oggetti e le strutture andranno perse, non vuol dire che debbano essere dimenticate anche le persone a cui appartenevano.

David McMillan chernobyl | Collater.al
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David McMillan, il fotografo che ha immortalato Chernobyl negli anni
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David McMillan, il fotografo che ha immortalato Chernobyl negli anni
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