Spaces on Wheels, le automobili del futuro di SPACE10

Spaces on Wheels, le automobili del futuro di SPACE10

Giulia Guido · 1 anno fa · Design

E se le automobili diventassero delle abitazioni? SPACE10, il laboratorio di IKEA che si occupa dello sviluppo di metodi sostenibili per le abitazioni del futuro ha presentato Spaces on Wheels. Il team ha immaginato gli interni delle automobili una volta che queste guideranno da sole.

Il progetto comprende sette veicoli diversi con altrettanti usi differenti, un ufficio, un café, una fattoria, un hotel, un ambulatorio, un negozio e uno dedicato allo svago. Si tratta di veicoli muniti di qualsiasi cosa possa risultare utile, arredati con tavoli, divani, sedie, scaffali o armadi. È possibile esplorare questi spazi in realtà virtuale grazie all’applicazione SPACE10.

In un periodo storico in cui le innovazioni dell’industria automobilistica viaggiano così velocemente non è azzardato pensare a un futuro in cui i veicoli saranno autonomi e quindi utilizzabili anche per altre attività.

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On the road to LDF – Intervista a Bethan Laura Wood

On the road to LDF – Intervista a Bethan Laura Wood

Claire Lescot · 1 anno fa · Design

Uno dei luoghi comuni più ricorrenti su Londra è che sia una città grigia. In realtà, al di là del cielo plumbeo, la capitale britannica offre molti scorci di colore, basta fermarsi un attimo e guardarsi intorno con più attenzione.

Abbiamo parlato con l’eclettica e corteggiatissima designer Bethan Laura Wood che quest’anno è presente al London Design Fair con due note aziende italiane. Ci ha spiegato che la ricerca del colore è stata di fondamentale importanza nella sua vita, sia come strumento per assimilare l’ambiente circostante sia per esprimere appieno se stessa.

Non perdetevi quindi lo showroom di CC- Tapis dove esporrà la collezione Super Fake. Le diverse tecniche di annodatura dei tappeti imitano le differenti superfici delle rocce. Nello showroom di Moroso, invece, presenterà Mono Mania Mexico: un’installazione realizzata con tessuti jacquard, stampe, tappeti, arazzi e vasi che riprendono i tipici disegni degli Otomi, popolo indigeno messicano, rivisitati in versione contemporanea.

Chi ti ha incoraggiato a seguire questo percorso creativo?

Ho sempre saputo di voler diventare un’artista e penso che i miei genitori mi abbiano incoraggiata perché sapevano che era una parte fondamentale della mia essenza. Forse perché da piccola mi vedevano sempre dipingere sul tavolo della cucina! (sorride). Con il crescere, oltre alla pittura e al disegno, ho avuto modo di conoscere meglio il mondo del design. Al Royal College of Art ho imparato ad avere più coraggio per cercare di acquisire un mio gusto e senso del colore. Ho sempre amato i colori ed i pattern, ma fino a quel momento ero incerta e poco fiduciosa su come riuscire a tradurre tutto ciò nel mondo del design. I miei tutor Martino Gamper e Jurgen Bey mi hanno davvero spinta ad avere più confidenza con i miei gusti cercando di usare questo aspetto come linguaggio ed identità per i miei lavori.

Che cosa presenterai alla London Design Week di quest’anno? 

Con CC- Tapis presenteremo la nostra collezione Super Fake. Mentre, per Moroso ci sarà una vibrante installazione formata da tessuti, arazzi, vasi e mobili che faranno parte della mia collezione Mono Mania – Messico.

Parliamo della collezione Super Fake, da dove hai tratto ispirazione?

Super fake è molto legata a una serie di miei lavori a Londra. La palette di colori è tratta dalle mie passeggiate nell’East London. Ho analizzato i colori della città ed anche il flusso costante tra il reale e l’irreale, il fisico e il digitale.

Mi è veramente piaciuta l’idea della transizione continua tra un materiale e l’altro, da “reale” a “falso”, qualcosa che si sta facendo sempre più confuso nell’epoca dei filtri di Instagram e Snapchat.

Ogni tappeto è stratificato e si basa su una diversa forma di roccia e le varie lavorazioni sono state sviluppate nel corso degli anni da artigiani tibetani.

Dove ti troveremo durante la settimana della design week Londinese?

Girerò il più possibile. Mi piace camminare nelle diverse aree per vedere il maggior numero di opere possibile. Visiterò la parte ovest della città, proprio dove ho il mio studio, per vedere quello che sta accadendo. Ho sempre amato il distretto di Brompton, guardare le installazioni al Victoria and Albert Museum e non vedo l’ora di vedere quella di Fernando Laposse. Sono davvero impressionata dal suo lavoro che consiste nello sviluppare progetti che celebrano le strade del Messico e come creare nuovi materiali e superfici da esse.

Tre cose che caratterizzano il tuo lavoro in questo momento?

Colore, strati, linee.

Cosa collezioni?

Qualsiasi cosa! Amo la plastica vintage e gli oggetti colorati. Spesso comincio a collezionare in base agli oggetti su cui sto lavorando. Dall’inizio della collaborazione con Moroso e CC – Tapis ho raccolto veramente un miliardo di tessuti!

Non potresti vivere senza…?

Colore.

 

On the road to LDF- Intervista a Bethan Laura Wood|Collater.al

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ReActor, quando abitare una casa diventa una performance

ReActor, quando abitare una casa diventa una performance

Giulia Guido · 1 anno fa · Design

I progetti firmati Schweder + Shelley si pongono a metà tra architettura e installazione artistica, tanto da creare la serie di studi sperimentali Social Relationship Architecture. Tra i vari lavori c’è ReActor, una casa pensata per due persone e costruita in bilico su una colonna alta 4 metri e mezzo. La casa è stata costruita su una collina nel campo dell’Art Omi Architecture Field nello stato di New York.

L’abitazione ruota su sé stessa di 360° e si inclina come un’altalena in base ai movimenti degli inquilini, che per farla rimanere ferma devono rimanere ciascuno su un lato della casa. Quindi un luogo creato per due persone che però non possono realmente stare insieme.

Abitare questa casa diventa una vera e propria performance artistica, in cui i propri movimenti sono legati e condizionati dai movimenti dell’altro.

Questo esempio di architettura performativa pone domande sulla natura dello spazio sociale e sul modo in cui l’architettura possa influenzare il comportamento umano.

 

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GRIS è il nuovo spettacolare videogioco lanciato da Nomada Studio

GRIS è il nuovo spettacolare videogioco lanciato da Nomada Studio

Claudia Fuggetti · 1 anno fa · Design

GRIS è il nuovo videogioco di Nomada Studio progettato per essere un sogno ad occhi aperti che attraversa montagne, alberi quadrati e rovine invase.

I paesaggi sono caratterizzati da un effetto acquerello, che porta questo prodotto ad essere una vera e propria opera d’arte.

Gris è il viaggio introspettivo di una ragazza che affronta il suo percorso interiore indossando un vestito che cambia tonalità e volumi in base ai propri stati d’animo e rappresenta a pieno la nuova esperienza di gaming che si sta diffondendo negli ultimi tempi.

La grande particolarità del prodotto, oltre la bellezza a livello grafico, è la modalità platform che consiste in prove di abilità e pura esplorazione priva di rischi, poiché in questo videogioco il concetto di morte non esiste.

Gris è un’esperienza contemplativa di grande qualità e sarà disponibile sul mercato entro dicembre 2018 per Nintendo Switch e PC Windows 10.

Scopri di più sul sito dei produttori che trovi qui.

GRIS è il nuovo spettacolare videogioco lanciato da Nomada Studio | Collatrer.al

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Il Piraña London dall’animo vintage di Sella Concept

Il Piraña London dall’animo vintage di Sella Concept

Claudia Fuggetti · 1 anno fa · Design

Sella Concept ha realizzato il Piraña, un bar e un ristorante di ispirazione retrò situato nella zona di Balham a Londra, evitando i soliti cliché sudamericani. La sede è di proprietà dei fratelli Alastair e Nicholas Heathcote, che negli ultimi cinque anni hanno messo in piedi numerose attività di successo nella capitale britannica.

Per evitare i soliti abbinamenti cromatici dai colori tenui legati alla tradizione sudamericana, i fondatori dello studio Tatjana Von Stein e Gayle Noonan hanno optato per tinte sgargianti e decise, come il rosso fuoco ed un celeste brillante. I posti a sedere hanno uno stile che ricorda un ristorante degli anni ’50.

“We are both fascinated by the psychology of behaviour behind design and the question of how to encourage behaviour through layout, design and materials, what design makes us feel. Our favourite projects are those that allow us to answer one question: how can we transport an audience? The design concept began by developing an understanding of how people will use the overall space, incorporating visual shifts and atmospheric transitions to accommodate changing behaviours within the venue”.

Ogni ambiente ha una personalità diversa, ma coerente con l’intero progetto, sembra che il Piraña sia stato creato con l’intento di far un salto nel passato per scappare dalla realtà frenetica della città e rilassarsi un attimo. Il design e le geometrie dell’arredamento sono state sapientemente studiate, in questo posto nulla è lasciato al caso:

“Apart from the chairs and lights, every fixture and item of furniture in Piraña has been custom-designed for the space by Sella Concept, including the booths, bar, banquette, tables, stools, floors and bathroom sinks”.

Persino il menù, i biglietti da visita e la creazione del sito web del Piraña sono stati affidati al Sella Concept, per garantirne la coerenza visivo-progettuale. Lo studio, con sede a Londra, ha recentemente completato diversi progetti, tra cui il centro creativo De Beauvoir Block, il ristorante Omar’s Place di Pimlico in stile mediterraneo e il bar Hackney’s Pink Night Tales.

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