St. Nicholas Greek Orthodox Church di Santiago Calatrava

St. Nicholas Greek Orthodox Church di Santiago Calatrava

Anna Cardaci · 3 settimane fa · Design

Correva l’anno 2012 quando a New York, in zona World Trade Center era stato avviato il progetto di costruzione della St. Nicholas Greek Orthodox Church per opera dell’architetto, ingegnere e scultore spagnolo naturalizzato svizzero Santiago Calatrava. Completamente distrutta a causa della caduta della Torre Sud durante gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, la St. Nicholas Greek Orthodox Church verrà ricostruita nella parte est del nuovo Liberty Park.

Il progetto è guidato da The Friends of St. Nicholas, un’organizzazione no-profit con un consiglio di amministrazione indipendente composto da 13 membri. Dati i ritardi, il progetto è stato posticipato con l’obiettivo di aprire al pubblico la chiesa entro l’11 settembre 2021, nel giorno del ventesimo anniversario degli attacchi terroristici che hanno colpito tutta la zona limitrofa.

Il progetto St. Nicholas Greek Orthodox Church è stato presentato ufficialmente nel 2013 e l’idea era quella di sviluppare l’edificio seguendo il modello della Chiesa del Santo Salvatore di Istanbul. La struttura ha raggiunto il suo apice nel 2016 ma, a causa di problemi finanziari, nel 2017 la costruzione è stata interrotta. La struttura si illuminerà dopo il tramonto, come un faro di speranza nel campus del World Trade Center. La chiesa si presenterà con un design innovativo, dalle mura esterne bianche che nonostante il contrasto con gli edifici circostanti, si immergerà perfettamente nello scenario newyorkese.

St. Nicholas Greek Orthodox Church di Santiago Calatrava
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Atmos Facemask, la nuova maschera per filtrare l’aria

Atmos Facemask, la nuova maschera per filtrare l’aria

Anna Cardaci · 2 settimane fa · Design

A causa dei cambiamenti climatici che stanno prendendo piede sempre più velocemente negli ultimi tempi, sono molti i brand che cercano di apportare il loro contributo per migliorare questa situazione. In particolare, è stato progettata da Aō AIR, la Atmos Facemask, un’alternativa alla maschera o al respiratore che fornisce una protezione innovativa dall’inquinamento atmosferico e dagli agenti patogeni presenti nell’aria.

Atmos Facemask è stata presentata al CES 2020, una fiera svolta a Las Vegas, e viene mostrata come una maschera trasparente che attraversa il viso, coprendo la bocca e il naso. Al suo interno è incorporato un sistema di ventilazione che si adatta perfettamente alla respirazione di chi lo indossa pulendo e purificando l’aria attraverso la maschera.

Le maschere di filtraggio dell’aria sono molto popolari in alcune parti del mondo come in India, dove vi è il più alto tasso di inquinamento dell’aria. Sono molto popolari anche in Cina, dove la popolazione indossa mascherine per evitare che i loro germi possano infettare altre persone e viceversa. Tuttavia, queste ultime non hanno alcun tipo di tecnologia non possedendo valvole di scarico con prestazioni di pulizia.

Il debutto di Atmos Facemask è prossimo a causa delle fiamme che si stanno divulgando in Australia e le crescenti preoccupazioni per i cambiamenti climatici che potrebbero aggravare la situazione, rendendo le stagioni degli incendi più lunghe e più intense.

Oltre alle fiamme, l’aria inquinata dal fumo è incredibilmente pericolosa e può provocare asma e altre condizioni respiratorie che portano a ictus, malattie cardiache e anche il cancro.

L’aria della Atmos Facemask assicura una protezione fino a 50 volte superiore a quella dei suoi concorrenti. La maschera pulisce l’aria a circa 240 litri al minuto e i suoi filtri durano circa un mese, a seconda della qualità dell’aria ambientale. Le batterie durano circa cinque ore, a seconda della capacità polmonare e dell’attività fisica svolta.

Ao Air | Collater.al 1
Atmos Facemask, la nuova maschera per filtrare l’aria
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Archstudio rinnova un Siheyuan in Cina

Archstudio rinnova un Siheyuan in Cina

Anna Cardaci · 2 settimane fa · Design

A Pechino, in Cina, all’interno di un quartiere storico della città, Archstudiostudio di architettura e design cinese – ha completato la ristrutturazione di un Siheyuan, un palazzo storico composto da tre cortili adiacenti e da degli edifici che creano uno spazio abitativo che fonde l’architettura tradizionale con il design contemporaneo. Il progetto si intitola Qishe e prevedeva la ristrutturazione di un edificio in stato di decadimento.

Nell’affrontare il progetto, il team di Archstudio si è posto due obiettivi: rinnovare il vecchio e inserire il nuovo per fonderli insieme.
I progettisti non si sono limitati solo a riordinare le case, riparare tutte le superfici dell’edificio e rinforzare le strutture, ma si sono spinti a creare uno spazio abitativo più funzionale e unificato. Per fare ciò la veranda è stata pensata come un percorso di circolazione, rimodellando lo schema spaziale e gli strati, e fornendo un’esperienza di passeggiata giocosa oltre a viste impressionanti.

Archstudio | Collater.al 2

I tre cortili presenti hanno invece diverse funzioni: quello anteriore è utilizzato principalmente come garage. Archstudio ha mantenuto il tetto a falde, ha spostato la porta d’ingresso di lato in modo da lasciare più spazio per il parcheggio. Il team di progettazione ha anche restaurato e conservato molti elementi storici di valore, come la porta d’ingresso e gli intagli dell’apertura della porta ad arco, e persino un albero.

Il cortile centrale è diventato uno spazio di attività pubblica in quanto, in precedenza, conteneva delle abitazioni. Sulla base della disposizione originale del Siheyuan, Archstudio ha allestito in quest’area un soggiorno, una sala da tè, una sala da pranzo e una cucina. È, inoltre, stata adottata una disposizione simmetrica per attribuire alla struttura un senso di formalità. La sala da pranzo è dotata di una porta a soffietto che consente di aprire completamente l’interno verso l’esterno, estendendo di fatto le attività interne al cortile.

Archstudio | Collater.al 2

Infine, il cortile posteriore è stato adibito a spazio abitativo, composto principalmente da due camere da letto, una sala da tè e uno studio; sono stati sia mantenuti i materiali architettonici tradizionali, ma ne sono stati inseriti, allo stesso tempo, dei nuovi.

Archstudio rinnova un Siheyuan in Cina
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La casa arredata con influenza giapponese di Daniel Arsham

La casa arredata con influenza giapponese di Daniel Arsham

Anna Cardaci · 2 settimane fa · Design

L’architetto, scultore e regista americano Daniel Arsham ha progettato una residenza a Long Island, a New York. Il designer, grazie al suo background artistico e stilistico, utilizza degli oggetti di uso quotidiano per creare opere che riducono i confini tra il passato e il futuro. Nei suoi lavori esplora tutto ciò che riesce a immaginare cercando di mettere in discussione ciò che noi lasceremo tra diversi secoli. I materiali utilizzati sono molteplici e includono sabbia, marmo, roccia ecc. Di recente Daniel Arsham ha deciso di acquisire una residenza progettata nel 1969 dall’architetto newyorkese Norman Jaffe. L’influenza del Giappone sulla pratica di Norman Jaffe ebbe un grande effetto sul design di questo luogo situato a Long Island.

Ammirando il lavoro di quest’ultimo, Daniel Arsham ha scelto di riadattarlo alla sua immagine e ai suoi gusti senza perdere l’essenza e lo spirito emanati dalle pareti di questa casa. C’è stato molto lavoro da fare per rinnovare i locali preservando al meglio i materiali e gli spazi. Ad esempio, l’interno in legno di cedro è stato completamente levigato per ritrovare tutte le sue qualità estetiche e brillantezza.

Arsham ha lavorato con Snarkitecture che ha progettato interamente il design del bagno principale mentre Arsham ha immaginato molti elementi per investire lo spazio (come il suo ufficio) e il giardino ispirato allo stile di Kyoto. Il progetto di restauro dell’edificio è durato 9 mesi mentre il lavoro sulla progettazione dell’interno è durato 5 mesi. La struttura è divenuta una seconda casa per Daniel Arsham e la sua famiglia ed è un luogo dove l’artista cerca ispirazione, crea e allo stesso tempo gli dà la possibilità di distaccarsi dalla vita frenetica e caotica della città.

La casa arredata con influenza giapponese di Daniel Arsham
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Rubook: la libreria ispirata al cubo di Rubik

Rubook: la libreria ispirata al cubo di Rubik

Giulia Pacciardi · 2 settimane fa · Design

Il cubo di Rubik, il coloratissimo cubo magico ideato dal professore di architettura e scultore ungherese Ernő Rubik nel 1975, è uno dei rompicapo più celebre al mondo, uno di quelli che tutti almeno una volta hanno provato a risolvere.

Dopo ONE, la libreria PANTONE, è proprio lui a essere la fonte d’ispirazione per l’ultimo lavoro firmato dall’agenzia di comunicazione Invasione Creativa: Rubook.
Una libreria modulare, solida, divertente e molto pop, in grado di muoversi quasi come il cubo originale, due dei piani orizzontali posso infatti ruotare dando alla libreria molte opzioni di personalizzazioni.

Una soluzione di design divertente, unica e rivoluzionaria.

Rubook: la libreria ispirata al cubo di Rubik
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Rubook: la libreria ispirata al cubo di Rubik
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