Confini. Ritagli su carta, la personale di StenLex alla Wunderkammern di Milano

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In occasione di Confini. Ritagli su carta, la loro ultima mostra alla galleria Wunderkammern di Milano, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con gli artisti StenLex.

WHO: StenLex
WHEN: 20 MAR - 20 APR
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15 Marzo 2019

StenLex, due degli street artist italiani più riconosciuti a livello internazionale, tornano con una loro personale e lo fanno alla galleria Wunderkammern di Milano dal 20 marzo al 20 aprile.
Ai due artisti, che hanno iniziato la loro carriera per le strade romane del 2001, è attribuita l’invenzione dello “stencil poster”, tecnica con cui hanno girato il mondo presenziando a festival come il Cans a Londra, su invito di Banksy, o il Nuart insieme ad artisti come Blek le Rat, Nick Walker, Dolk, D-Face, Chris Stain, Vhils e Roa.

Per la loro personale Confini. Ritagli su carta. hanno deciso di intraprendere una riflessione sull’astrattismo, creando mappe immaginarie che rimandano a vere mappe dai confini estetici.

In questa occasione abbiamo scambiato qualche chiacchiera con loro, partendo dal principio della loro carriera fino ad arrivare alla mostra che li vedrà protagonisti.
Leggete tutto qui. 

La vostra carriera inizia a Roma fra il 2000 e il 2001, quanto è cambiata la street art e la sua percezione da quegli anni ad oggi nella città capitolina e non?

Ci vorrebbe un libro.
Nei primi anni non c’erano siti e social network dedicati in materia, quindi chiunque facesse “disegni” in strada si sentiva unico. In realtà, contemporaneamente, in molti paesi, a partire dagli Stati Uniti, si dipingevano figure in strada. Noi pensavamo di essere speciali proprio perché non avevamo riferimenti esterni. Poi sono nati siti come Wooster Collective che ci hanno permesso di comprendere il lavoro di molti artisti connazionali ed internazionali. Nel nostro caso anche Stencil Revolution era un sito di particolare interesse dato che ogni artista postava i propri stencil online.
Nel tempo si sono moltiplicati i festival, i blog, le pagine facebook, gli account instagram, gli artisti, i curatori e le gallerie dedicati alla materia.
Oggi una facciata dipinta non crea più la stessa attenzione di 10 anni fa, anche perché tra le migliaia di facciate sparse per il mondo sono molto poche le opere d’arte “8%” anche se, a paragone con gli inizi della street art, nascono molti più talenti oggi di quanti ne erano agli esordi e questo è un aspetto positivo.

Nonostante siate attivi sulla scena da molti anni, siete riusciti a mantenere l’anonimato lavorando solo con i nomi di Sten e Lex. A cosa è dovuta questa vostra scelta di non apparire?

Inizialmente per ragioni di natura legale, oggi perché non siamo fotogenici.

Siete considerati gli ideatori della tecnica dello “Stencil Poster”, da cosa è nata la vostra esigenza di creare un marchio artistico che fosse, almeno inizialmente, solo vostro? E che cambiamenti pensate abbia apportato alla stencil art?

Il processo Stencil Poster, di appiccicare un poster in strada, ritagliarlo distruggere la matrice, è nato da un esigenza tecnica, in occasione di una mostra di ritratti. Ci ha permesso di realizzare opere enormi attraverso lo stencil e oggi dopo molti anni è sia un marchio di fabbrica sia parte di ogni opera che realizziamo, quindi il processo come forma d’arte è qualcosa che perseguiamo.
Alla stencil art sicuramente è servito più a livello tecnico.

I vostri stencil sono apparsi in diverse città del mondo, ne esiste una in particolare in cui vorreste poter lavorare?

Una dove non siamo mai stati, forse Tokyo.

Nel 2015 siete stati ospiti della sede romana della Wunderkammern con “Matrici Distrutte”, che tipo di riflessione avete fatto, invece, per “Confini. Ritagli su carta.”, la personale che inaugurerà il prossimo 20 marzo a Milano?

Abbiamo realizzato una serie di mappe astratte perché li siamo arrivati attraverso un percorso nato due anni fa in Sicilia, dove abbiamo viaggiato assieme a Moneyless e Martina Merlini.
A Gibellina c’è un opera che si intitola Confini, da quella siamo arrivati alle mappe perché le forme astratte che si danno ai paesi è un qualcosa che ci ha molto suggestionato, come la mutevolezza dei confini.

La carta poi è la nostra pelle.

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