Style L’antica arte giapponese del Sashiko
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L’antica arte giapponese del Sashiko

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Andrea Tuzio

Nel caso siate, come me, degli appassionati di denim, è quasi sicuro che abbiate sentito parlare dell’antica e tradizionale tecnica di cucito giapponese, il Sashiko.

Nata in Giappone all’inizio del 1600 e utilizzata dalle popolazioni rurali del nord del Paese fino alla metà del 1800, il Sashiko divenne subito una delle tecniche manuali e legate alla sartoria, più conosciute e utilizzate. La spinta arrivava dalla necessità di rammendare i vecchi kimoni – chiamati Boro Boro, da cui nasce il Boro Sashiko – usurati e lacerati o le vecchie coperte dei futon, con piccoli pezzi di tessuto di scarto che le famiglie giapponesi dell’epoca conservavano vista la scarsa reperibilità del cotone. 

Grazie a questa tecnica, col tempo i kimoni, le coperte, etc. si riempivano sempre di più di toppe fino al punto che chi osservava il pezzo non era più in grado di comprendere quale fosse il tessuto di partenza.

Rattoppare e cucire insieme vari pezzi di tessuto per conservare il più tempo possibile una coperta o un kimono era il simbolo di un passato fatto di povertà e di scarsezza di mezzi e materiali. Proprio per questo, dopo la fine della seconda guerra mondiale e con la lenta ma inesorabile crescita industriale ed economica del Giappone, il Sashiko perse la sua popolarità.

In questa particolare tecnica sono custoditi tutti i fondamenti estetici ed etici della cultura giapponese come la bellezza dell’imperfezione, il minimalismo, la semplicità, l’avversione allo spreco, l’attenzione alle risorse, il riutilizzo di oggetti e tessuti che rappresentano l’epitome dell’upcycling e che i giapponesi tramandano con il termine “mottainai”, una sorta di senso di rammarico per gli sprechi. 

Col passare del tempo però, l’incredibile capacità tutta giapponese di mantenere un legame strettissimo con il passato ha fatto sì che si rivalutassero i capi ricostruiti attraverso questa tecnica come veri e propri pezzi di storia della tradizione sartoriale giapponese, innescando un’esponenziale ritorno del Sashiko. 

L’evoluzione moderna e contemporanea del Sashiko ha generato nuovi criteri e definizioni, tramutandosi in tutto e per tutto in una sofisticata e ricercata tecnica di cucitura ad ago che però, allo stesso tempo, sposa perfettamente il principio etico della sostenibilità. 

Oggi il Sashiko è tornato prepotentemente in auge nel mondo della moda e dell’arte, brand come KAPITAL ad esempio, sono riusciti a far diventare questa tecnica parte integrante del mondo streetwear, in una sorta di contraddizione tutta contemporanea tra il concetto che sta alla base del Sashiko, ovvero quello del riciclo e del riutilizzo, e quello della “stagionalità” che nonostante tutto domina ancora il mondo streetwear.

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Scritto da Andrea Tuzio
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