Style Supreme, da Lafayette Street a Wall Street
Stylestyle

Supreme, da Lafayette Street a Wall Street

-
Andrea Tuzio

La notizia bomba è arrivata ieri, VF Corporation, azienda statunitense quotata in borsa che si occupa di abbigliamento e proprietaria di brand come The North Face, Timberland, Vans, Eastpack, etc., ha acquisito Supreme per 2.1 miliardi di dollari. 

Ma come siamo arrivati a questo? Abbiamo deciso di raccontarvi la nascita dello skate brand più famoso del mondo per provare a rispondere a questa domanda.

Nell’aprile del 1994, dopo aver lavorato con Shawn Stüssy dal 1991 ai primi mesi del ’94, James Jebbia aprì il suo primo negozio Supreme al 274 di Lafayette Street tra la Prince e la Houston, un posto relativamente appartato nel sud di Manhattan, investendo meno di 15.000 dollari. 

La cultura skate americana in quel periodo era se non ignorata, vista quasi con disprezzo, soprattutto nei confronti dei ragazzi che lo praticavano. Il dominio della scena musicale e urban della città di New York era dell’Hip Hop, che nei primi anni ’90 rappresentava in toto (o quasi) la sottocultura newyorkese. 

Jebbia, decise di dare “voce”, e soprattutto un posto sicuro dove passare il tempo, agli skater che intanto si beccavano denunce da parte della polizia e dei vicini di casa che mal sopportavano i trick e gli atteggiamenti spesso sprezzanti dei ragazzi in questione. 
Lo skate è intrinsecamente legato alle radici di Supreme e a quel primo negozio di Lafayette Street. 

I ragazzi che lo frequentavano ne avevano fatto la loro casa, era l’ultimo social club di Little Italy.

Non era per tutti, chi ci lavorava aveva creato un modello di business che nonostante gli atteggiamenti duri e quasi maleducati funzionava. Chi entrava nel negozio non poteva per nessuna ragione toccare la merce esposta, se lo facevi ti buttavano fuori e fuori ci trovavi gli altri che skateavano e ti trattavano anche peggio; eri uno straniero in un territorio non tuo, che non ti apparteneva e in cui non eri ben accetto.

Molti di quei ragazzi sono diventati membri del team originale di Supreme tra cui Ryan Hickey, Justin Pierce, Gio Estevez, Paul Leung, Loki, Chris & Jones Keeffe, Peter Bici, Mike Hernandez e tantissimi altri, tutti protagonisti dei famosi video di skatedel brand girati dai registi Thomas Campbell, Bill Strobeck etc., mentre tanti di quei ragazzi finirono per essere raccontati da Larry Clark nel film generazionale “Kids”. 

Dal logo ispirato ai lavori di Barbara Kruger, all’enorme influenza che ebbe l’album “A Love Supreme” di uno dei più grandi sassofonisti della storia del jazz, John Coltrane, James Jebbia è riuscito a colmare un divario enorme che divideva streetculture, musica, arte e moda. 

La controcultura americana legata al mondo streetwear non impiegò molto per arrivare in Giappone grazie a Hiroshi Fujiwara, ma fu Ken Omura che riuscì a convincere Jebbia ad aprire 3 negozi nel Sol Levante in rapida successione nel 1998, riscuotendo un successo enorme e immediato. 

Nei due decenni successivi il successo divenne globale, grazie anche a una precisa scelta commerciale. Non volendo accumulare merce in eccesso, Jebbia scelse di produrre pochi pezzi delle sue collezioni in modo tale da assicurarsi che non restasse nulla di invenduto. Questo concetto di rarità è diventato negli anni simbolo del brand e il disavanzo tra domanda e offerta ha fatto sì che gli item Supreme diventassero articoli importanti del mercato del reselling.

Questo mix di enorme impennata di successo, di scarsa reperibilità e di prezzo, ha attirato soprattutto negli ultimi anni un pubblico facoltoso ma allo stesso tempo molto ampio, trasformando un brand che rappresentava una controcultura di nicchia in uno che detta un’influenza mainstream enorme. Questo però non ha mai snaturato il brand, Supreme ha sempre mantenuto la sua identità e ha sempre rispettato le radici dalle quali tutto è nato. 

A proposito di questo e della notizia dalla quale siamo partiti, James Jebbia ha dichiarato: “Questa collaborazione manterrà la nostra cultura unica e la nostra indipendenza, permettendoci al tempo stesso di crescere camminando lungo quella stessa strada che abbiamo iniziato a percorrere nel 1994”.

Noi, appassionati della prima ora, speriamo davvero possa essere così.

Stylestyle
Scritto da Andrea Tuzio

Editor's Picks

x
Ascolta su