Swatch alla Biennale di Venezia: quando l’arte unisce i popoli

Swatch alla Biennale di Venezia: quando l’arte unisce i popoli

Giulia Guido · 1 mese fa · Art

Nata durante l’inizio della pandemia, progettata attraverso centinaia di call su Zoom e figlia dei cambiamenti che stiamo vivendo, la 59. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia ha finalmente aperto le sue porte lo scorso 23 aprile.
Per la sesta volta di seguito, Swatch è tornato nella città lagunare non solo per sostenere l’appuntamento artistico più importante dell’anno, ma anche per presenziare, non con una, ma con due opere all’interno delle due location de La Biennale. 

The Milk of Dreams”, il sogno di Cecilia Alemani

La curatrice Cecilia Alemani ha scelto come titolo della mostra “The Milk of Dreams” (“Il latte dei sogni”), direttamente preso dal libro omonimo di Leonora Carrington (1917-2011), scrittrice e artista surrealista britannica. Nel libro la Carrington descrive un mondo in cui la vita viene costantemente reinventata, un luogo dove è possibile cambiare e trasformarsi. Si tratta di argomenti che collimano con la nostra contemporaneità in cui il tema dell’identità è al centro del dibattito sociale.

Proprio per questo Cecilia Alemani ci offre un percorso in cui le opere di artisti internazionali raccontano la metamorfosi del corpo e analizzano la definizione di umano portando il discorso all’estremo, non solo alla mancanza di definizione di genere, ma anche alla creazione di una vita robotica e cibernetica.

A fare da apripista a questo viaggio c’è la monumentale opera di Simone Leigh, vincitrice del Leone D’Oro “per la monumentale scultura rigorosamente ricercata, virtuosisticamente realizzata e potentemente persuasiva che apre il percorso all’Arsenale”. 

Swatch X La Biennale

Swatch, che da oltre trent’anni lavora a stretto contatto con musei e artisti internazionali, è presente in due modi diversi, ma che sottolineano l’importanza che l’arte ha per la casa di orologeria svizzera. Per l’occasione sono stati lanciati anche due nuovi modelli di orologi, dedicati proprio al tema di quest’anno e disponibili delle colorazioni White Dream e Black Milk.

Swatch Faces 2022

All’interno dell’Arsenale troviamo il coronamento dello Swatch Art Peace Hotel a Shanghai, il progetto di residenza artistica lanciato nel 2011 e rivolto a tutte le anime creative. Swatch Faces 2022 porta in Biennale i lavori di 5 artisti che hanno vissuto nella residenza negli ultimi tre anni. Un padiglione dedicato ospita le sculture di carta del coreano Hoyoon Shin, i personaggi immaginari della cinese Xue Fei, i tre giganteschi dipinti di Tang Shu che affrontano il concetto di isolamento, i collage astratti di Landi e le statue di carta di Marcelot, presente durante i giorni di inaugurazione. 

Marcelot, artista svizzero con base a Parigi, ha realizzato un’opera che è un vero e proprio omaggio alla città di Venezia: un enorme leone alato, simbolo della città, impera al centro del padiglione. La tecnica dell’artista prevede l’utilizzo di fogli di giornali locali attentamente selezionati, alternati a tessuti veneziani. Il risultato finale è monumentale, ma la carta dà anche una sensazione di leggerezza. 

THE DESCRIPTION OF THE WORLD di Navin Rawanchaikul

Spostandosi dall’Arsenale ai Giardini si viene invece accolti da THE DESCRIPTION OF THE WORLD dell’artista tailandese Navin Rawanchaikul, un’opera che rappresenta alla perfezione l’incontro di persone, paesi e culture diverse.
L’artista ha avuto la fortuna di vivere per qualche tempo nella città lagunare appena dopo il  lockdown, quando la città era ancora semi-vuota e ha avuto la possibilità di conoscere le persone che la vivono e la animano tutti i giorni, scoprendo storie iniziate in paesi lontani e confluite tutte tra le calli e i ponti veneziani. 

Presente durante i giorni di inaugurazione, Navin insieme a Carlo Giordanetti, direttore creativo di Swatch, ha posizionato l’ultimo tassello della sua installazione che offre un viaggio tra i volti che l’artista ha incrociato e i luoghi che ha vissuto. Ispirandosi al viaggio di Marco Polo e riuscendo a unire Oriente e Occidente, l’opera di 15 metri per 4 è davvero la descrizione del mondo, un mondo che come Venezia e come La Biennale nasconde la sua ricchezza nell’incontro e nello scambio tra popoli e persone. 

Swatch
Swatch
Swatch alla Biennale di Venezia: quando l’arte unisce i popoli
Art
Swatch alla Biennale di Venezia: quando l’arte unisce i popoli
Swatch alla Biennale di Venezia: quando l’arte unisce i popoli
1 · 14
2 · 14
3 · 14
4 · 14
5 · 14
6 · 14
7 · 14
8 · 14
9 · 14
10 · 14
11 · 14
12 · 14
13 · 14
14 · 14
Foto d’archivio dalle scuole d’arte degli anni ’90

Foto d’archivio dalle scuole d’arte degli anni ’90

Tommaso Berra · 2 mesi fa · Photography

Prima dei social, prima della diffusione istantanea dei progetti e di un certo individualismo, i collettivi nati nelle accademie d’arte vivevano in un forte clima di condivisione, espresso nel profilo instagram e progetto di crowdsourcing @90sartschool.
Iniziato poco meno di un anno fa, il progetto è nato da una base di foto di archivio di Matt Atkatz, ex studente della Rhode Island School of Design. Da quel momento tanti ex alunni hanno iniziato a condividere foto delle loro serate underground nei luoghi simbolo della vibrante scena artistica di quegli anni.

Le notti ribelli di una gioventù bruciata che ha prodotto poi artisti di ogni genere, che hanno sviluppato il proprio stile in un clima di assoluta libertà e stranezza. @90sartschool è un viaggio nel tempo per diverse generazioni, una più adulta che ha vissuto la propria gioventù proprio negli anni ’90 e che riesce a cogliere i riferimenti culturali presenti in molti scatti. Per i teenager l’archivio non è un racconto nostalgico ma piuttosto una fonte di ispirazione e una macchina del tempo all’interno di ambienti che tutt’ora loro vivono ma che ha subito una forte trasformazione identitaria.

90sartschool | Collater.al
90sartschool | Collater.al
90sartschool | Collater.al
90sartschool | Collater.al
90sartschool | Collater.al
90sartschool | Collater.al
Foto d’archivio dalle scuole d’arte degli anni ’90
Photography
Foto d’archivio dalle scuole d’arte degli anni ’90
Foto d’archivio dalle scuole d’arte degli anni ’90
1 · 9
2 · 9
3 · 9
4 · 9
5 · 9
6 · 9
7 · 9
8 · 9
9 · 9
Le donne della notte negli scatti di Carolina Lopez 

Le donne della notte negli scatti di Carolina Lopez 

Giulia Guido · 2 mesi fa · Photography

Ai margini della società globalizzata – quella della sindrome da workaholism – e ai margini del giorno ha sempre vissuto una società che non si è mai posta confini o limiti di alcun tipo. È qui, tra le gente della notte, che dal 2018 al 2021 la fotografa Carolina Lopez ha vagato munita della sua macchina fotografica. 

Carolina Lopez è una giovane fotografa di origini latinoamericane che lavora tra gli Stati Uniti e l’Europa, dove ha preso vita il suo ultimo progetto fotografico “Les Nuits Fauves”. Le donne che popolano la vita notturna di città come Berlino, Praga, Londra, Las Vegas, Parigi e Milano sono le protagoniste dei suoi scatti. 

Con un’estetica super satura e un taglio quasi documentaristico il lavoro di Carolina è un’analisi sulla società consumistica, superficiale ed evidentemente ossessionata dalla moda e dall’estetica. Il flash accecante sella macchina fa luce su alcuni elementi, lasciandone altri totalmente al buio e restituendo quell’aspetto fugace e misterioso della notte. 

Grazie a una campagna di crowdfunding “Les Nuits Fauves” è diventato un libro ed è stato pubblicato dalla casa editrice italiana Selfself Books. Qui sotto potete trovare alcuni scatti del progetto, ma scopritelo per interno sul sito di Carolina Lopez e sul suo profilo Instagram

Le donne della notte negli scatti di Carolina Lopez 
Photography
Le donne della notte negli scatti di Carolina Lopez 
Le donne della notte negli scatti di Carolina Lopez 
1 · 9
2 · 9
3 · 9
4 · 9
5 · 9
6 · 9
7 · 9
8 · 9
9 · 9
Annunciati i vincitori del World Press Photo Contest 2022

Annunciati i vincitori del World Press Photo Contest 2022

Tommaso Berra · 2 mesi fa · Photography

Nella giornata di oggi, giovedì 7 aprile, sono stati annunciati i vincitori del World Press Photo Contest 2022, il concorso di fotogiornalismo e fotografia documentaria al quale hanno partecipato oltre quattro mila fotografi provenienti da 130 paesi.
Una giuria ha premiato i migliori scatti realizzati in occasione di reportage giornalistici, già pubblicati nelle più importanti testate mondiali come il New York Times e National Geographic. I vincitori, suddivisi in diverse categorie, hanno avuto la meglio tra 64823 altri scatti, a colori e in bianco e nero, realizzati in ogni latitudine, cogliendo pratiche antichissime, riti o gli effetti dei grandi disastri ambientali successi negli ultimi anni.

La foto vincitrice del premio assoluto come World Press Photo of the Year è quella della canadese Amber Bracken, nella quale si vedono gli abiti rossi appesi a Kamloops, per commemorare le 215 tombe non contrassegnate alla trovate alla Kamloops Indian Residential School.
La storia giornalistica dell’anno è invece quella fotografata da Matthew Abbott per National Geographic, che racconta il modo con cui gli indigeni australiani bruciano spontaneamente il sottobosco per prevenire incendi in scala più grandi. Questa pratica viene messa in atto in Australia da migliaia di anni ed è stata documentata perfettamente da Abbott.
Ci sono anche reportage portati avanti per anni, come quello di Lalo de Almeida, brasiliano che in Distopia amazzonica ha raccontato la deforestazione del polmone verde del Brasile anche a causa delle politiche ambientali del presidente Jair Bolsonaro. I volti spaesati degli indigeni hanno regalato scatti dalla forte importanza giornalistica e antropologica.

I vincitori oltre al montepremi avranno la possibilità di comparire nel World Press Photo Yearbook 2022, annuario che raccoglie le immagini più belle e i commenti della giuria per ciascuna foto, pubblicato in sei lingue e disponibile a partire da inizio maggio. Sempre nello stesso periodo partirà il tour mondiale della mostra, che nel 2021 ha toccato 66 città in 29 stati.

Annunciati i vincitori del World Press Photo Contest 2022
Photography
Annunciati i vincitori del World Press Photo Contest 2022
Annunciati i vincitori del World Press Photo Contest 2022
1 · 8
2 · 8
3 · 8
4 · 8
5 · 8
6 · 8
7 · 8
8 · 8
L’album di famiglia di Jean-Michel Basquiat

L’album di famiglia di Jean-Michel Basquiat

Tommaso Berra · 2 mesi fa · Photography

Gli scaffali sono pieni di narrativa che entra a fondo nella storia artistica e personale di Jean-Michel Basquiat, pioniere del graffitismo americano elevato a forma d’arte rispettata, da collezione ed esposta nei più importanti musei del mondo.
Se le amicizie con Andy Warhol e Keith Haring sono ormai raccontate da molti dei partecipanti della scena artistica newyorkese degli anni ’80, se la storia d’amore con Madonna fa parte del lato più pop della storiografia legata a Basquiat, il 9 aprile a Manhattan inaugura una mostra che svela aspetti più intimi del pittore, attraverso le fotografie dell’album di famiglia. Il progetto si chiama “Jean-Michel Basquiat: King Pleasure©” ed è curato dalle sorelle Lisane e Jeanine, più piccole dell’artista e che lo hanno vissuto prima come fratello maggiore, timido e scherzoso, poi come un artista di fama mondiale.

Oltre 200 opere inedite tra scatti e manufatti legati alla famiglia di SAMO©, dal rapporto di amicizia con il padre Gerard a quello con la madre Matilde, colei che ha fatto scattare la scintille dell’arte al piccolo Basquiat portandolo a spasso per i musei di New York.
Attraverso le foto di famiglia si ripercorrono gli anni a Flatbush e poi a Boerum Hill a partire dal 1972. Alcuni scatti mostrano anche il biennio in Porto Rico, nel quale la famiglia si era trasferita per un’opportunità di lavoro del padre Gerard. Il ritorno a Brooklyn nel 1976 coincide con l’inizio dei primi seri esperimenti artistici, che porteranno alla prima opera venduta a Warhol nel 1979 (Stupid Games, Bad Ideas) e alla prima personale del 1982 alla Annina Nosei Gallery.
Nella mostra si racconta di un Jean-Michel Basquiat divertito nel costruire pupazzi di neve in mezzo alla strada, o a raccogliere mele con tutta la famiglia. I ritratti con in braccio le due piccole sorelle restituiscono un’atmosfera familiare facile da cogliere a molti, raccontata proprio dalle due curatrici in un articolo su Wepresent. Una mostra che è il contrario del pop, contenitore dentro il quale è spesso stato inserito Basquiat, non spirito collettivo ma nucleo minimo di affetti e creatività.

Jean-Michel-Basquiat | Collater.al
Jean-Michel-Basquiat | Collater.al
Jean-Michel-Basquiat | Collater.al
Jean-Michel-Basquiat | Collater.al
Jean-Michel-Basquiat | Collater.al
Jean-Michel-Basquiat | Collater.al
Jean-Michel-Basquiat | Collater.al
L’album di famiglia di Jean-Michel Basquiat
Photography
L’album di famiglia di Jean-Michel Basquiat
L’album di famiglia di Jean-Michel Basquiat
1 · 11
2 · 11
3 · 11
4 · 11
5 · 11
6 · 11
7 · 11
8 · 11
9 · 11
10 · 11
11 · 11