Tara Booth, nota per i suoi colori vivaci, i pattern ingegnosi, un umorismo tagliente e una vulnerabilità disarmante, non lascia nulla al caso in Processing: 100 Comics That Got Me Through It. Fra consigli personalissimi e il resoconto di una vita vissuta nel corpo imperfetto di una donna che non sopprime nessuna emozione, la strategia di Booth risulta reale e cruda – con un tocco di colore.


Ispirandosi a pioniere del fumetto underground come Julie Doucet e Aline Kominsky-Crumb, Booth ci immerge in un mondo intrepido, onesto e crudo. Con la sua schiettezza ci racconta quindi anche delle sfide quotidiane (e grottesche) del vivere con un corpo che sanguina, che suda, che occupa spazio.


Tara Booth non ha paura di mostrare l’aspetto più fragile della sua esistenza, aiutandoci a sentirci ascoltati e compresi anche quando pensiamo che nessuno si stia sentendo esattamente come ci sentiamo noi. Nel caso di Booth, la vulnerabilità ripaga in ogni illustrazione insegnandoci come raccontare noi stessi e le nostre imprevedibili emozioni.



