Ai Weiwei, rinomato artista ed attivista cinese, ha appena terminato quella che risulta essere la sua installazione più grande fino ad oggi, The Law of the Journey.
L’opera, la rappresentazione di un gommone lungo 230 piedi, è una chiara denuncia alle condizioni in cui i rifugiati sono costretti ad affrontare i loro viaggi, ammassati l’uno sull’altro, diventato parte di un tutto e perdendo completamente la loro identità.
Ai Weiwei, che nell’ultimo anno ha passato più di 40 giorni nei campi di accoglienza, ha voluto rappresentare i suoi 250 rifugiati senza volto, come se ognuno di loro fosse uno di noi.
In questo momento di incertezza, abbiamo bisogno di più tolleranza, compassione e fiducia per l’altro, dal momento che tutti siamo uno.
L’installazione gigante, esposta alla Galleria Nazionale di Praga, non è l’unica opera che l’artista ha voluto dedicare a questo tema, insieme a lei infatti anche Laundromat, un’installazione di capi raccolti nei campi profughi e Snake, in memoria dei 5.000 bambini che sono stati uccisi durante il terremoto del Sichuan del 2008.










