Questi sono i video più belli della settimana

Questi sono i video più belli della settimana

Claudia Maddaluno · 6 mesi fa · Music

Blood Orange – Benzo

Apriamo la rubrica con quello che senza dubbio è il video più bello della settimana. A dirigerlo è lo stesso Devonté Hynes, in arte Blood Orange, che nella clip veste i panni di un violoncellista di corte che suona al cospetto di una Regina nera (Ian Isiah) e di una serie di personaggi grotteschi che popolano questa sfarzosa ambientazione di stampo aristocratico.
Il video, infatti, sembra prendere ispirazione proprio dal film Marie Antoinette di Sofia Coppola.

Beyoncé – Spirit

Beyoncé ha appena pubblicato l’album The Lion King: The Gift che ha interamente prodotto e curato in occasione dell’uscita del remake de Il Re Leone. Spirit è una delle tracce contenute nel disco e, per me, ha già l’Oscar in tasca. Nel video che lo accompagna c’è anche la piccola Blue Ivy che sfila tra dune di sabbia assieme alla madre, mentre tutt’intorno danzano ballerini e colori bellissimi.

(Sandy) Alex G – Hope

Questo video è per tutte le volte che ti sei sentito come un fragile fantoccio di legno.

Cuco – Feelings

Para Mi, il nuovo album di Cuco esce la prossima settimana. Nel video che accompagna Feelings, possiamo vedere cosa frulla nella sua testolina glitchata.

Whitney – Valleys (My Love)

I nostri amatissimi Whitney stanno per tornare con il seguito di Light Upon The Lake. Non vi nascondiamo che le aspettative sono altissime ma, da quel che abbiamo ascoltato fino ad ora, pare non verrano disattese. Valleys (My Love) è una rincuorante conferma, il paesaggio sicuro in cui vorremmo sempre tornare.

Joan Thiele – Le Vacanze

Dove ce ne andiamo in vacanza? Dove vuoi tu, basta che nell’iPod ci mettiamo questa canzone.

Charli XCX & Christine and the Queens – Gone

E ora un po’ di bondage spinto gentilmente offerto da quelle due toste di Charli XCX e Christine and The Queens. Fortuna che c’è la pioggia a tenere bada tutto sto foco.

Twin Peaks – Dance Through It

A settembre arriva anche il quarto album di questa bella band di Chicago e ad anticiparlo c’è Dance Through It, traccia vibrante accompagnata da un video che ci racconta com’è quando si viene accoltellati alle spalle.

mmmonika – unwind me!

estateeeeeeeee (cit.)

Easy Life – Earth

the world is a fucked up place, sometimes it can feel terribly isolating. we are running out of resources and the future is looking pretty bleak. we wrote a song about this feeling and it’s called ‘earth‘”

Vi prego, facciamo in modo che il mondo non diventi mai come in questo video qui.

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5 regali dall’ultimo album di Beyoncé, The Lion King: The Gift

5 regali dall’ultimo album di Beyoncé, The Lion King: The Gift

Claudia Maddaluno · 6 mesi fa · Music

Non avevamo bisogno di un’ulteriore prova dell’enorme talento di Beyoncé, ma il fatto è che ogni volta lei alza l’asticella e noi siamo costretti a rivedere la misura del suo talentometro.

Ci era successo l’ultima volta con Homecoming, il docu-film Netflix sull’esperienza del Beycella attraverso la quale la Queen ci ha dato una lezione ricca e coinvolgente sull’importanza culturale della comunità afroamericana, veicolando il messaggio nello spazio di uno show squisitamente pop.

L’ultimo passo gigante l’ha fatto con l’album The Lion King: The Gift che Beyoncé ha interamente prodotto e curato per accompagnare l’uscita del remake del classico Disney nel quale ha dato la voce a Nala, al fianco di Childish Gambino nel ruolo di Simba.

Il disco conta 27 brani, inframezzati da brevi e suggestivi dialoghi tratti dal film, ed ospita anche un gran numero di artisti mainstream tipo Kendrick Lamar, JAY-Z, Tierra Whack, Childish Gambino, Major Lazer, Pharrell, 070 Shake.
Insomma, tanta, tantissima roba.

L’album continua nel solco tracciato da Homecoming, in termini di orgoglio black, girl power ed esaltazione della bellezza naturale, così come nel raccontare la civiltà africana e il suo patrimonio geografico e culturale.
Beyoncé parla infatti di The Lion King: The Gift come di una “lettera d’amore all’Africa”, un nuovo omaggio alla blackness in cui, anche grazie alla collaborazione di musicisti africani come Wiz Kid, Burna Boy e Tiwa Savage, riusciamo a respirare a pieni polmoni l’intenso profumo della terra d’Africa.

Come si evince dal titolo, quest’album è un dono, anzi, un fiume di doni (per noi, per l’Africa, per Blue Ivy e le generazioni future). Così abbiamo selezionato quelli che per noi sono i momenti migliori che Beyoncé ci regala in questo suo nuovo e importante lavoro.

“MOOD 4 EVA”: il brano con Childish Gambino e JAY-Z

Si apre con il sample di Diaraby Nene della cantante maliana Oumou Sangaré, la traccia che vede Beyoncé al fianco del marito JAY-Z e di Childish Gambino. “MOOD 4 EVA” è prodotta da Just Blaze e Dj Khaled e, per quanto ospiti due nomi di grossa caratura, è sempre Beyoncé a dare il più grande contributo alla traccia.
Su una base afro-beat tropicale e vuvuzela la Queen infiamma il brano con delle barre sostenute in cui ci ricorda chi è (Beyoncé, ma anche Nala, Regina di Saba e madre) mentre JAY-Z e Glover si inseriscono in un mood già precisamente dettato.

Il sogno dell’Oscar

“Spirit”, il primo singolo tratto dall’album, è una canzone da Oscar.
Assolutamente epica, emozionante e piena di tensione, la traccia potrebbe definitivamente consacrare l’artista pop, regalandole la vittoria ai prossimi Academy Awards.
Si tratta dell’unico pezzo della soundtrack del film a non esser stato curato da Elton John ma dalla stessa Beyoncé che assieme a Timothy McKenzie e IIya Salmanzadeh sembra averla scritta proprio per la prestigiosa statuetta.
La coralità fa da tessuto pregnante alla sua voce potente che arriva fino al punto più alto del cielo e ci spalanca tutti gli accessi possibili al Paradiso.

I 12 look nel video di “Spirit”

Il singolo è accompagnato da un video meraviglioso ed evocativo che attraverso una serie di immagini, situazioni e look esalta la bellezza naturale del territorio africano e della sua gente.
Beyoncé è splendida in ognuno dei 12 outfit e delle palette coordinate dalla stylist Zerina Akers, e si amalgama in modo perfetto ai colori dello scenario retrostante. Le linee morbide sono un trionfo di sensualità perché coniugate in uno stile a metà tra il tribale e il lussuoso, l’eccentrico e l’essenziale.

L’incontro tra Africa e Stati Uniti

The Lion King: The Gift fa succedere questa cosa incredibile per cui una delle più grandi star americane rende pop una cultura sottostimata come quella africana.
L’operazione di contatto tra l’Africa e gli Stati Uniti può ricordarci l’esperimento di Black Panther: The Album, soundtrack di un film dai grandi incassi, curata da un gigante del rap (Kendrick Lamar) che chiama a collaborare altri artisti affermati dell’industria musicale per rafforzare la narrazione della blackness.
Con The Lion King di Beyoncé accade più o meno lo stesso e, in più, l’artista affianca alla schiera di artisti mainstream come lo stesso Lamar o i già citati Glover, Pharrell, JAY-Z, numerosi musicisti nigeriani per rendere ancor più autentico il ritratto dell’Africa.

It was important that the music was not only performed by the most interesting and talented artists but also produced by the best African producers. Authenticity and heart were important to me.”

Così il rap e i ritmi tribali, le star della musica statunitense e gli artisti africani, i designer statunitensi e i brand senegalesi si mescolano per parlarci di un’Africa spettacolare, fiera e culturalmente viva.

Il debutto di Blue Ivy

Il suo cameo nel video di “Spirit”, vestita come la madre Bey, ci aveva già fatto impazzire, ma ascoltare il suo debutto ufficiale in una delle tracce dell’album ci ha dato il colpo di grazia definitivo.
Il brano in cui c’è il feat. della piccola Blue Ivy Carter è “Brown Skin Girl” che è chiaramente un inno a tutte le donne dalla pelle nera: “Brown skin girl/ your skin just like pearls/ the best thing in the world / I’d never trade you for anybody else”. Un messaggio importante che, affidato a una bambina di 7 anni, assume il senso di voler passare la lezione alle generazioni future, così come un regno nelle mani del nuovo Re Leone.

5 regali dall’ultimo album di Beyoncé, The Lion King: The Gift
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5 regali dall’ultimo album di Beyoncé, The Lion King: The Gift
5 regali dall’ultimo album di Beyoncé, The Lion King: The Gift
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Questi sono i video più belli della settimana

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Claudia Maddaluno · 6 mesi fa · Music

Majid Jordan – Caught Up (feat. Khalid)

Il duo canadese che è sotto etichetta di Drake ha pubblicato un singolo in collaborazione con un altro giovane talento dell’R&B, Khalid, dal titolo Caught Up. Nel video che accompagna la traccia, Majid e Jordan fanno cena con dei semplici tacos e iniziano un’esperienza psichedelica che li mette in contatto con degli alieni. A questo punto è lecito domandarsi cosa fosse quella salsina rosa.

slowthai – Toaster

Dopo aver rilasciato l’album di debutto, slowthai è tornato a casa a Northampton dove ha girato un mini-documentario in cui ci racconta, rappando, un po’ di aneddoti legati alla sua infanzia.

KOTA The Friend – SEDONA

Ogni occasione è buona per ricordarvi che dovete correre ad ascoltare FOTO, l’album di debutto di questo giovanotto qua.

Metronomy – Walking In The Dark

Il nuovo doppio album dei Metronomy (Metronomy Forever) arriva a settembre e Walking In The Dark ne è un assaggio minimale e dopante che ricorda le atmosfere di The Look. Il video del brano è diretto dal leader della band Joe Mount che gioca col greenscreen e le animazioni di Clara Bacou.

Masego: NPR Music Tiny Desk Concert

Venti minuti di puro godimento.

Oh Sees – Heartworm 

Un applauso agli Oh Sees per questo video che mette insieme scene totalmente random che, però, ci tengono incollati allo schermo.

Marvely – Mollami

Chi è Marvely? Un cantante e producer originario del Congo che sa scrivere canzoni dolci come zucchero filato.

Carla dal Forno – Took a Long Time

In questo video ci sono due fiori allo specchio, uno è un fiore vero, l’altro (il più bello) è Carla dal Forno che con questo brano dal tempo rallentatissimo annuncia l’album Look Up Sharp in uscita il 4 ottobre.

Joviale – Taste of the Heavens

Se vuoi sapere che sapore ha il paradiso schiaccia play qui su.

Travis Scott – WAKE UP

Jonah Hill dirige il nuovo video di Travis Scott, Wake Up, in cui l’unico sveglio è lui che si aggira levitando in un’appartamento lussuoso in mezzo a un botto di gente svenuta.

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Ti abbiamo fatto la playlist da portare in spiaggia

Ti abbiamo fatto la playlist da portare in spiaggia

Claudia Maddaluno · 6 mesi fa · Music

Ehi, dove credi di andare senza musica?
Non avrai mica intenzione di partire lasciando a casa i tuoi brani preferiti?
Ecco.

Allora, tutto quello che devi fare è:

  • prendere un paio di cuffiette
  • portare una cassa bluetooth (se ti senti molesto)
  • salvare questa playlist nella tua libreria di Spotify

Dentro ci troverai i brani più freschi usciti nell’ultimo periodo in un bel mix di bossa nova, funk, immancabile reggaeton, rap e R&B vacanziero, che ti faranno compagnia mentre ti spalmi la crema solare, o ti prepari per l’aperitivo in piscina, quando finalmente metterai il cervello off ma le tue orecchie resteranno sempre vigili sulla musica giusta.

Tutto chiaro? Ok.
Sai già cosa fare!
Buone vacanze.

Ti abbiamo fatto la playlist da portare in spiaggia
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Woodstock: 5 performance per celebrare il 50° anniversario

Woodstock: 5 performance per celebrare il 50° anniversario

Giulia Guido · 5 mesi fa · Music

1969. Nixon viene eletto Presidente degli Stati Uniti e Gheddafi prende il potere il Libia, a New York gli omosessuali iniziano a manifestare per i loro diritti durante i Moti di Stonewall, a Londra i Beatles si esibiscono sul tetto dell’Apple Records e Milano viene scossa dalla Strage di Piazza Fontana. Mentre la Guerra del Vietnam colleziona sempre più morti l’uomo mette il primo piede sulla Luna. 

Esattamente a metà di questo marasma di eventi e rivoluzioni si posiziona Woodstock, il Festival musicale più famoso di tutti i tempi che per 3 giorni – tra ritardi, bis e imprevisti, alla fine, sono stati 4 – ha unito quasi un milione di persone che inebriato dalla situazione, dalla musica stupenda e da non poche sostanze stupefacenti, cantava a squarciagola al grido di Peace and Love

Dopo esattamente 50 anni siamo qui a celebrarlo con le 5 performance che hanno fatto la storia.

Richie Havens – Freedom

Woodstock ha ufficialmente inizio il 15 agosto 1969, pochi minuti dopo le 17.00, quando Richie Havens prende posto sul palco. L’euforia e le continue richieste di un bis portarono Richie a chiudere la sua performance improvvisando una versione di Motherless Child, una canzone che faceva parte della tradizione spiritual. Il significato del titolo può essere legato sia al fatto che molti figli di schiavi venivano venduti giovanissimi, diventando orfani, ma anche alla lontananza con la propria madre patria, l’Africa. 

Così Richie Havens, accompagnato dalla sua chitarra, iniziò a ripetere all’infinito la parola “Freedom” segnando in modo eclatante l’apertura del Festival.  

Santana – Soul Sacrifice 

Ventiquattro ore dopo era il momento di Santana e del suo gruppo omonimo, all’epoca non ancora molto conosciuto. Basti pensare al fatto che il primo album dei Santana non era ancora uscito, ma la loro performance riscosse un gran successo, soprattutto quella del brano Soul Sacrifice in cui Santana mostrò al mondo che con la chitarra non era per niente male. 

The Who – My Generation 

Un manifesto di un’intera generazione, My Generation chiude il live dei The Who – che si esibirono il secondo giorno. Un brano diventato simbolo di protesta di una cospicua fetta di giovani in un periodo storico in cui erano visti come il cambiamento, come qualcosa di sbagliato. 

La performance di My Generation è passata alla storia anche per la sua conclusione, quando Pete Townshend inizia a sbattere con forza la chitarra sul palco, per poi lanciarla tra la folla. 

Joe Cocker – With A Little Help From My Friends

Il terzo e ultimo giorno inizia col botto. Joe Cocker portò sul palco una line up unica che decise di concludere con uno dei più grandi successi dei Beatles, With A Little Help from My Friends. Nella versione di Cocker il brano, scritto da John Lennon e Paul McCartney per essere cantato da Ringo Star, subisce un vero e proprio riarrangiamento. 

Noi non siamo nessuno per giudicare quale delle due versioni sia meglio, ci limitiamo a goderne la bellezza. 

Jimi Hendrix – The Star Spangled Banner 

Ultimo, sia della nostra lista sia dell’intero Festival, è Jimi Hendrix. Della sua esibizione di due ore abbiamo deciso di citare la sua interpretazione di The Star Spangled Banner, ovvero dell’inno americano

Accompagnato dalla sua chitarra elettrica, la decisione di portare l’inno nazionale a Woodstock era un palese atto di protesta contro la politica del tempo e, ovviamente, contro la Guerra del Vietnam.

Woodstock: 5 performance per celebrare il 50° anniversario
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Woodstock: 5 performance per celebrare il 50° anniversario
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