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“Ciervo”, un corto tra violenza e voglia d’indipendenza

“Un’esperienza emotivamente ossessionante e visivamente bella”.

Ciervo è la storia di una bambina che si trova in un particolare bivio, una strada complicata e difficile in cui nessuno di noi vorrebbe trovarsi.

Un bivio tra violenza e indipendenza, un confine sottile ma pesante come si evince dai 9 minuti di corto.
Un corto in cui nessuno dei protagonisti dice una sola parola, non ce n’è bisogno, la violenza ingiustificata non ha bisogno di grandi parole ma di azioni concrete con cui provare a reagire.

Il film è stato realizzato dall’artista americana Pilar Garcia-Fernandezsesma, per la sua tesi di laurea alla Rhode Island School of Design.

Nonostante la complessità del tema, la giovane artista è riuscita a raccontarlo in maniera esaustiva. Il padre autore delle ingiustificate violenze ai danni degli animali e della famiglia è sempre accompagnato da una densa coltre di fumo rossa, come se rispecchiasse la sua macchiata coscienza. I suoi lineamenti si “svelano” solo alla fine, quando l’uomo inseguendo la figlia cade in una delle sue stesse trappole.

La bambina, ma anche la madre, cercano tramite semplici gesti di reprimere questa violenza, ma senza riuscirvi.
Si trovano intrappolate in questa situazione da dove vorrebbero evadere, alla spasmodica ricerca dell’indipendenza rappresentata da un bellissimo cervo.

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