The Guestbook: la nostra intervista a Viacheslav Poliakov

The Guestbook è la rubrica fotografica che racconta i take over degli artisti che animano il profilo Instagram di Collater.al.

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20 Maggio 2019

Viacheslav Poliakov è un fotografo ucraino tra i più originali in circolazione, del quale avevamo parlato precedentemente qui. La sua estetica è di grande impatto visivo, abbatte le barriere e trasforma ciò che sembra privo di valore, in qualcosa di nuovo ed inaspettatamente bello. L’artista ha recentemente pubblicato il libro Lviv–God’s WIll, che puoi acquistare qui.

Noi di Collater.al abbiamo chiesto a Viacheslav di raccontarsi brevemente tramite un’intervista, che trovi qui sotto:

Come hai iniziato a fotografare, hai un ricordo?

Ho avuto alcune macchine fotografiche fin dall’infanzia, le ho usate normalmente per la famiglia e per i viaggi. Niente di speciale. Ho studiato arti visive per molto tempo: dalla scuola d’arte, all’università e ho anche lavorato come grafico.

La prima volta che ho consapevolmente lasciato casa con una macchina fotografica per scattare è stato durante il periodo di riabilitazione, dopo un intervento chirurgico, era il 2011. Dovevo camminare molto e non avevo niente da fare, come non avevo amici o soldi dopo tutti questi problemi di salute. La macchina fotografica è stato uno strumento per incontrare nuove persone e per ritrovare interesse nei confronti dei quartieri noiosi dei blocchi sovietici in cui ho vissuto: è solo uno strumento per guardarsi intorno con più attenzione e condividere.

Il tuo stile è davvero originale, da cosa trai ispirazione?

Vado solo a fare una passeggiata. Questo è ciò che mi piace della fotografia, ecco perché la preferisco al disegno o alla computer grafica: mi offre qualcosa che non c’era mai stato, un’esperienza esterna, una fonte di apprendimento e di felicità di scoperta. L’Ucraina è un posto follemente interessante in cui vivere oggi, non è mai noioso.

Viaggi, mostre d’arte, libri, film, imparo da altre persone, ad esempio consiglio i lavori di Elena Subach.

C’è un motivo particolare per cui hai scelto queste fotografie?

Queste immagini fanno parte dei progetti e sono il frutto di un’enorme selezione consapevole di anni di pensiero, di tentativi. Ognuna di esse fa parte infatti di un determinato lavoro, anche se la selezione per la pubblicazione è piuttosto emozionale, basata solo sull’umore attuale.

C’è una fotografia a cui ti senti più affezionato? Se sì, perché?

Questa immagine cattura una parte della recinzione di un asilo a Kherson, la mia città natale. Come tutti i miei lavori che fanno parte di un progetto, ha una storia alle spalle: si prega di dare un’occhiata a quanti livelli sono stati aggiunti per chiudere finalmente il buco e impedire ai bambini di fuggire “verso la natura selvaggia”.

L’oggetto della foto ha:

  • Un enorme buco nella recinzione, che ovviamente non era previsto.
  • Un tentativo morale di fare una cosa buona e risolvere il problema.
  • Una visualità casuale che si manifesta quando le persone creano qualcosa pensando solo alla funzione e al significato, ma non alla forma.
  • La mia “invasione” con inquadratura, flash, taglio dello sfondo rendono il tutto parte di una narrazione più grande.

Queste immagini parlano del progetto probabilmente quanto altre, ma sono davvero felice del linguaggio visivo che ho raggiunto con esso.

In che modo la tua cultura di provenienza ti ha influenzato come artista?

Faccio parte della mia cultura, che altro posso aggiungere? Sono cresciuto nel Kherson post-sovietico, ho imparato dalla scena artistica locale, piccola, ma forte e unica nel suo genere: Stas Volyazlovskiy, Slava Mashnitskiy, Max Afanasiev, Semen Khramtsov. Ora sono già abbastanza maturo, ho questa capacità di viaggiare per il mondo e confrontarlo con la mia bolla culturale, che era estremamente isolata anche 10 anni fa e…lo è tutt’ora!

Segui il take over di Viacheslav sul profilo Instagram di Collater.al!

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