Vincent Ferrané e la famiglia come microcosmo

Vincent Ferrané e la famiglia come microcosmo

Tommaso Berra · 2 mesi fa · Photography

Frammentare le abitudini, il contesto in cui si vive, i corpi con i quali vengono condivisi gli spazi, così sembra procedere il fotografo francese Vincent Ferrané. Le sue opere sono frame veloci e poco didascalici del quotidiano, si percepisce dalla scelta dei soggetti, che comprende affetti come la moglie Armelle e il loro figlio. Le emozioni dell’esperienza domestica sono colorati da dettagli e situazioni spontanee, raccontate con un punto di vista che è quello del marito e padre che diventa fotografo, in una continua alternanza di ruoli difficile da inquadrare in momenti precisi.
Si apre quindi all’esterno un racconto intimo, spesso raccontato senza uscire dall’appartamento di Ferrané, piccolo ma pieno di possibilità narrative, che cambia e si modifica seguendo il flusso di vita della propria famiglia. Dai panni stesi alle lenzuola illuminate dai raggi del sole che entrano dalla finestra, il mondo di Vincent Ferrané è quello di tante persone, raccontato recentemente anche nel volume Inner, pubblicato da Art Paper Editions.

Vincent Ferrané | Collater.al
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Vincent Ferrané e la famiglia come microcosmo
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“The Bear” in 10 inquadrature 

“The Bear” in 10 inquadrature 

Giulia Guido · 2 mesi fa · Photography

Senza ombra di dubbio “The Bear” è la serie rivelazione di quest’anno. Senza troppo rumore è atterrata su Disney+ lo scorso 5 ottobre (negli Stati Uniti già a giugno) e neanche troppo lentamente si è fatta strada sgomitando tra “Dahmer”, “House of the Dragon” e “Gli anelli del potere” diventando in poche settimane la serie tv “che devi assolutamente vedere!”. 

Carmy (Jeremy Allen White) è un giovane chef che dal mondo dei ristoranti stellati torna nella sua Chicago per gestire del mondo dell’alta cucina torna a Chicago per gestire The Original Beef of Chicagoland, la paninoteca di famiglia, in seguito al suicidio del fratello. Qui troverà una montagna di debiti, una cucina cadente e uno staff restio al cambiamento. In poche parole: domina il caos, un caos che arriva dritto allo spettatore attraverso le urla, movimenti di camera quasi da mal di testa e una colonna sonora che non fa altro che fomentare la tensione. 8 episodi in cui tutto è talmente perfetto da commuovere. 

È difficile racchiudere tutto ciò in 10 frame, il mio invito è quello di lasciarsi ispirare dalle immagini, abbandonare la serie che state guardando e cominciare “The Bear”. 

the bear
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“The Bear” in 10 inquadrature 
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“The Bear” in 10 inquadrature 
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Il mare è un parco giochi per Frédéric Agius

Il mare è un parco giochi per Frédéric Agius

Tommaso Berra · 1 mese fa · Photography

Quella di Frédéric Agius è la storia di un legame con la fotografia nata grazie al contatto con il primo strumento. Come per molti fotografi, anche Agius ha iniziato ad approcciarsi alla fotografia attraverso una prima e semplice Canon, fotografando il paesaggio che lo circondava, in particolare il Mar Mediterraneo del Sud della Francia.
L’artista inizia la sua carriera provando a immortalare il momento di libertà delle figure umane sott’acqua, libere dal peso della gravità tanto da sembrare immerse in un paesaggio extraterrestre. Le possibilità di creare visioni e punti di vista sempre diversi fanno si che Frédéric Agius definisca il mare come un “parco giochi“.
C’è un gioco di prospettive strano che questo sottomondo fa emergere, i soggetti rimangono sospesi lungo grandi pareti di roccia senza mai cadere, oppure si uniscono alle alghe e alla sabbia come fossero a loro volta parte del fondale.
Scopri tutte le opere di Agius sul profilo Instagram ufficiale dell’artista.

Frédéric Agius | Collater.al
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Il mare è un parco giochi per Frédéric Agius
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Il ruggito teatrale del vento negli scatti di Juan Sebastian

Il ruggito teatrale del vento negli scatti di Juan Sebastian

Tommaso Berra · 1 mese fa · Photography

Dalla Colombia fino a Miami, città nella quale si è trasferito a 17 anni, questo è il percorso fisico che ha compiuto il fotografo Juan Sebastian nella sua vita, più semplice da raccontare rispetto al suo percorso artistico, sospeso tra ideale e reale, tra mito e fantasia.
La serie “The roar of the wind” permette di entrare a pieno nell’immaginario del fotografo, cogliendo alcune delle sue fonti di ispirazione, come il teatro e la sua musicalità. Anche la letteratura (quella di Gabriel García Márquez e Isabel Allende in particolare) influenza gli scatti si Sebastian, grazie alla quale crea un racconto che segue uno sviluppo non solo fisico ma anche mentale. Lo studio sulle forme del corpo umano viene sviluppato attraverso l’annullamento della sagoma, ricondotta a entità estratta e ricreata, proprio per questo volatile e precaria, sensazione concreta grazie al vento che muove larghi teli dei colori della terra.
Ciò che riempie l’inquadratura è la musicalità dell’anima che i soggetti sprigionano, e quella sensazione atmosferica che porta a sentire sulla pelle il brivido del vento, o meglio, il suo ruggito.
Scopri QUI il lavoro completo di Juan Sebastian

Il ruggito teatrale del vento negli scatti di Juan Sebastian
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Il ruggito teatrale del vento negli scatti di Juan Sebastian
Il ruggito teatrale del vento negli scatti di Juan Sebastian
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Realtà – Mattia Pannoni – irrealtà

Realtà – Mattia Pannoni – irrealtà

Tommaso Berra · 1 mese fa · Photography

Lo scorso settembre, quando durante The Armory Show a New York il fotografo Mattia Pannoni ha visto passare una sua opera sui giganteschi billboard di Times Square, tutto deve essergli sembrato molto reale. Non è scontata però questa sensazione, visto che le opere dell’artista nato a Isernia nel 2000 sono ispirati a dimensioni meno tangibili come il sogno, i simboli dell’inconscio e la spiritualità.
Gli scatti sono per Pannoni un modo per guardarsi all’interno, posizionandosi in un interregno a metà tra realtà e irrealtà. Attraverso le immagini e le figure umane Mattia Pannoni prova a vedere l’invisibile, secondo la visione del fotografo una necessità più che una possibilità per gli uomini.

Utican, Overman, Interstellar, i titoli delle foto suggeriscono paesaggi, che possono essere umani (Primordial Humanity) o sognati (Primordial Dream).

Mattia Pannoni | Collater.al
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Realtà – Mattia Pannoni – irrealtà
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