Style La moda secondo William Klein in mostra a Parigi
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La moda secondo William Klein in mostra a Parigi

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Andrea Tuzio

“Fashion+Klein”, è questo il titolo della prima retrospettiva dedicata a William Klein e alla sua capacità di sconvolgere, svecchiare e rivoluzionare la fotografia di moda. 
Un viaggio lungo 60 anni in cui il celebre fotografo e regista statunitense ne ha sovvertito le regole attraverso il suo approccio ironico, anticonformista e grazie all’utilizzo di tecniche fotografiche inusuali che lo hanno portato a essere considerato uno dei più influenti fotografi di sempre

Si concluderà il 15 gennaio la prima mostra incentrata sul suo lavoro nel mondo della moda presso la Polka Galerie di Parigi, grazie alla quale è possibile dare uno sguardo all’anticonformismo, alla ribellione e alla sperimentazione che ha caratterizzato da sempre il suo lavoro.

William Klein nasce a New York nel 1928 da una famiglia ebrea con grosse difficoltà economiche. Si diploma molto giovane alla high school e a soli 14 anni di iscrive al City College of New York dove inizia a studiare sociologia. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale lo porta ad arruolarsi nell’esercito americano venendo inviato di stanza prima in Germania e poi in Francia, dove poi si sarebbe stabilito una volta ottenuto il congedo.

Dopo la fine della guerra, nel 1948, Klein, interessato al tempo soprattutto a pittura e scultura, si iscrive alla Sorbona per studiare pittura e dove sarà allievo del pittore, scultore e regista francese Fernand Léger. 

 
 
 
 
 
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La sua è una predisposizione naturale per le arti e nel 1952 arriva in Italia con due personali a Milano, dove conosce e inizia una collaborazione con l’architetto Angelo Mangiarotti e collabora con Fellini come assistente. È proprio in quel periodo, agli inizi degli anni ’50, che Klein si appassiona alla fotografia ma per il momento resta soltanto un metodo espressivo secondario per lui.

Inizia a sperimentare l’arte cinetica e proprio durante una mostra delle sue sculture cinetiche che incontra Alexander Liberman, all’epoca art director di Vogue.

Liberman intuisce immediatamente le potenzialità di quel giovane artista e lo assume. Klein inizia così il suo lavoro come fotografo di moda per Vogue, realizzando anche saggi fotografici su svariate città, tra cui uno su New York che lo portò alla ribalta internazionale grazie al premio Nadar, dimostrando subito una capacità unica di ribaltare le dinamiche che dominavano quel mondo e immortalare con schiettezza e immediatezza lo stile di vita della Grande Mela.

Il suo stile ironico ed equivoco lo portano ad abbandonare i classici stereotipi “modaioli” del tempo e a uscire dallo studio di posa per “fare finalmente delle vere fotografie che rimuovano i tabù e i cliché”. Fotografie con le modelle in movimento, volutamente sfuocate, esposizione multipla, l’uso del grandangolo e del teleobiettivo, l’illuminazione naturale sono soltanto alcuni degli aspetti peculiari della fotografia di Klein che rappresentano il suo “rifiuto senza compromessi delle regole allora prevalenti”.

Uno dei padri della street photography, Klein ha sempre rifiutato ogni tipo di compromesso e regola, stravolgendo anche i concetti di femminilità e genere. 

Lascia Vogue nel 1966 dedicandosi ai reportage nudi e crudi delle città più importanti di tutto il mondo e al cinema.
Proprio il mondo della moda diventerà il soggetto del suo primo lungometraggio, Who Are You, Polly Maggoo? proprio del ‘66, una satira pungente su tutto il mondo fashion che Klein ha stravolto e rinnovato.

In conclusione, se avete in programma un viaggio a Parigi nei prossimi giorni, fate un salto alla Polka Galerie e godetevi un appuntamento speciale con la storia della fotografia di moda.

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Scritto da Andrea Tuzio
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