Edwin Pineda – Exito Water

Edwin Pineda – Exito Water

Fontastiko · 7 anni fa · Art

“Now in a new bottle with 7 layers to protect the flavor of the water in your fridge”.

Edwin Pineda - Exito Water - Il cibo diventa acqua.

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Edwin Pineda

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Netflix: gli imperdibili di novembre 2020

Netflix: gli imperdibili di novembre 2020

Giulia Guido · 1 giorno fa · Art

È ufficialmente arrivata la stagione del piumone, delle tisane calde e delle serate passate in compagnia di una bella serie tv o di un nuovo film. Scopriamo insieme quali novità Netflix ci faranno compagnia a novembre!

Dash & Lily: Sembra che su Netflix sia già arrivato il Natale e, tra i tanti film e serie tv dedicati al periodo delle feste vi segnaliamo questa serie di 8 episodi tratta dal libro bestseller “Come si scrive ti amo” di di David Levithan e Rachel Cohn.
Una commedia romantica, in cui i due protagonisti Dash e Lily si conosceranno attraverso le pagine di un diario che ci porterà in giro per New York.

Dash & Lily sarà disponibile da martedì 10 novembre.

The Liberator: Questa miniserie di 4 episodi, tratta dal libro The Liberator: One World War II Soldier’s 500-Day Odyssey di Alex Kershaw, ci riporta nel mezzo della Seconda Guerra Mondiale. In particolare, seguiremo le vicende di una delle squadre più eroiche dell’invasione degli Alleati in Europa. La vicenda comincerà in Sicilia, con il loro sbarco, fino ad arrivare alla liberazione del campo di concentramento di Dachau nel 1945.
Inoltre, questa miniserie è stata realizzata con una tecnica innovativa che fonde l’animazione alle interpretazioni reali.

The Liberator sarà disponibile da mercoledì 11 novembre.

La vita davanti a sé: “Una superstite dell’olocausto che si prende cura di bambini in difficoltà accoglie in casa sua a Bari un dodicenne che l’ha derubata“, questa la trama ufficiale di questo film adattamento cinematografico dell’omonimo capolavoro di Roman Gary.
La pellicola ha già fatto molto parlare di sé perché vede Sophia Loren nei panni della protagonista Madame Rosa.

La vita davanti a sé sarà disponibile da venerdì 13 novembre.

The Crown: È in arrivo anche la quarta stagione di una delle serie di punta di Netflix. Siamo alla fine degli anni ’70, la Regina e la sua famiglia è impegnata a garantire la linea di successione al trono cercando la moglie giusta per il principe Carlo. Intanto, la nazione comincia a sentire l’impatto delle politiche controverse introdotte da Margaret Thatcher.
Tra la storia d’amore tra Carlo e Diana e la guerra delle Falkland, la famiglia reale sembra sempre più fragile e spezzata.

La quarta stagione di The Crown sarà disponibile da domenica 15 novembre.

Elegia Americana: Questo film, diretto da Ron Howard e tratto dal besteller del New York Times di J.D. Vance, è un’intensa autobiografia.
J.D. Vance, ex marine dell’Ohio e attualmente studente di legge a Yale, sta per ottenere il lavoro che ha sempre sognato quando una crisi familiare lo costringe a tornare nella casa che ha cercato di dimenticare. J.D. deve districarsi tra le complesse dinamiche culturali della sua famiglia, tipiche delle comunità montane degli Appalachi, inclusa la sua precaria relazione con la madre Bev, afflitta da problemi di dipendenza. Ispirato dai ricordi della nonna Mamaw, la solida e arguta figura femminile che l’ha allevato, J.D. arriva a comprendere che per raggiungere i suoi sogni deve accettare l’indelebile influenza della famiglia sul suo percorso personale.

Con Gabriel Basso, Amy Adams e Glenn Close, Elegia Americana sarà disponibile da martedì 24 novembre.

Netflix: gli imperdibili di novembre 2020
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Netflix: gli imperdibili di novembre 2020
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TRAC – Tresoldi Academy presenta “Cerimonia”

TRAC – Tresoldi Academy presenta “Cerimonia”

Giulia Pacciardi · 22 ore fa · Art

Nell’area dell’ex Mercatone Uno a Bologna, è stata inaugurata la prima installazione site-specific realizzata da TRAC – Tresoldi Academy, la scuola nata dalla collaborazione fra STUDIO STUDIO STUDIO, il progetto interdisciplinare fondato da Tresoldi, e YAC – Young Architects Competitions, l’accademia di architettura che permette ai giovani progettisti di collaborare con i più rinomati studi di architettura del mondo.

Cerimonia, questo il nome nome dell’installazione alta 5.30 metri e realizzata in rete metallica, altri materiali e terra reperiti sul luogo, è frutto del lavoro di Tresoldi e 15 studenti dell’Academy che hanno goduto del sostegno di Urban Up | Unipol, della collaborazione scientifica del gruppo voluto dal Senatore Renzo Piano G124, e della consulenza di Stefano Mancuso, il direttore del laboratorio Internazionale di Neurobiologia vegetale.

L’installazione, essendo pensata per dialogare con i fenomeni biologici tipici dell’area, subirà con il passare del tempo modifiche che andranno a ridefinire le forme dell’architettura grazie alla vegetazione spontanea e alla terra presente nel sito che è stata prima raccolta e poi innestata nell’opera.

Cerimonia dà vita a una presenza capace di esprimersi attraverso la sua ciclicità, inserendosi nel processo che già vive lo spazio. L’intervento, accompagnando lo stato di abbandono dell’area per circa un anno, innescherà quindi una crasi tra questo processo e quello celebrativo dell’architettura – ha racontato Edoardo Tresoldi.

L’opera rimarrà installata fino alla fine del 2021 quando l’area, di proprietà del gruppo Unipol, sarà oggetto di riqualificazione dopo 10 anni di abbandono.

L’installazione è visibile tutti i giorni, dalle 8:30 alle 24:00, attraverso una parete trasparente in plexiglass, mentre tutti i sabati dalle 10.30 alle 18.30 sarà consentito l’accesso all’area per poter godere dell’opera da vicino.

Picture by: Roberto Conte

TRAC – Tresoldi Academy presenta “Cerimonia”
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VOTE, il nuovo lavoro di OBEY in copertina sul TIME

VOTE, il nuovo lavoro di OBEY in copertina sul TIME

Collater.al Contributors · 20 ore fa · Art

Per la prima volta in quasi cento anni di storia, il settimanale americano TIME ha sostituito il suo logo dalla copertina per fare spazio a un messaggio più forte e consistente: VOTE.
Questo avvenimento senza precedenti è legato alle elezioni presidenziali statunitensi che avranno inizio martedì 3 novembre 2020 e che vedono il repubblicano Donald Trump contro Joe Biden, sua controparte democratica.

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Il voto è un diritto fondamentale e per legge è un dovere civico, ma gli Stati Uniti sono uno dei paesi democratici con il più basso tasso di affluenza elettorale al mondo.
Nelle ultime settimane sono state numerosissime le campagne realizzate per incentivare gli elettori a votare e in questo quadro anche il TIME ha voluto dare il suo contributo. Pochi eventi infatti plasmeranno il mondo più del risultato delle prossime elezioni presidenziali americane, per questo motivo è essenziale che tutti esprimano la propria preferenza politica.

Per realizzare la copertina della pubblicazione in vendita dal 2 al 9 novembre 2020 è stato chiamato uno dei più famosi poster artist d’America: Shepard Fairey, in arte OBEY.
Su Collater.al ne avevamo parlato alcuni anni fa in occasione dell’uscita del suo documentario (qui), ma se non ve ne ricordate vi rinfresco un po’ la memoria.

Nato come illustratore, graphic designer e urban artist, OBEY è uno tra i maggiori creativi della scena artistica internazionale. Al suo inconfondibile stile, misto tra la pop art e il writing, si somma un approccio attivista e rivoluzionario che accresce il significato delle sue opere e le lega a ideali di dissenso e denuncia.

Il suo lavoro più famoso è quello realizzato nel 2008 in occasione delle presidenziali che vedevano scontrare Barack Obama e John McCain.
Il poster con il viso di Obama nasce come messaggio di propaganda indipendente, ma diventa così iconico che in poco tempo viene inserito ufficialmente nella campagna presidenziale.

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Per un’occasione simile, a distanza di poco più di dieci anni, Shepard Fairey viene nuovamente coinvolto.
L’immagine creata per la copertina del TIME riprende una fotografia scattata per la campagna “Artist Band Together”, un’iniziativa a sostegno dei programmi di educazione, registrazione e mobilitazione degli elettori, che vuole incentivare tutti i cittadini americani ad aumentare l’affluenza alle urne.

L’artwork realizzato per l’occasione da OBEY, utilizza i due colori iconici del partito repubblicano e di quello democratico: il rosso e il blu.
L’immagine vede una ragazza indossare la bandana su naso e bocca e celebra l’insieme di voci che compongono gli elettori americani. L’intreccio del disegno dimostra come tutto sia collegato: il voto, la democrazia, l’ambiente e il nostro futuro.

La bandana originale, intitolata “Our Hands – Our Future, 2020”, è in vendita su eBay fino al 1° novembre 2020. Il suo acquisto supporterà una raccolta fondi per Mijente, Rise e Woke Vote, tre enti di beneficenza che lavorano per orientare i giovani, gli elettori inesperti e le comunità di colore storicamente prive di diritti di voto.

Articolo di: Federica Cimorelli

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La fotografia di Gabriele Zago racconta etnie e luoghi lontani

La fotografia di Gabriele Zago racconta etnie e luoghi lontani

Giulia Guido · 2 giorni fa · Art

Non siamo soli e non siamo tutti uguali. Spesso tendiamo a dimenticarcelo, ci dimentichiamo che esistono comunità e luoghi sopravvissuti alla forza dirompente della globalizzazione, che uniforma e appiattisce ogni aspetto della società. 
Gabriele Zago è un fotografo italiano che ha concentrato il suo lavoro proprio sulla ricerca e la documentazione di gruppi etnici, territori e popolazioni che, sebbene minacciati da ciò che noi definiamo progresso, riescono a preservare tradizioni, usi, costumi e valori. 

Ciò che Gabriele ci offre è un viaggio in territori lontani che, tra sguardi che raccontano mille storie, ha l’obiettivo di farci conoscere cosa accade nel mondo e farci scoprire realtà distanti dalla nostra e per questo dall’immenso valore. 

La fotografia di Gabriele Zago è scoperta e testimonianza al tempo stesso, grazie alla quale veniamo trasportati tra le tribù africane, o addirittura in Papua Nuova Guinea dove ha realizzato il suo ultimo progetto dal titolo “Colors still remain”. 

Gli scatti di questo progetto potrete vederli dal vivo dal 27 novembre a Torino, dove Gabriele esporrà per Ph.ocus – About photography nella sezione Please, Take Care.

Colors still remain

Aspettando l’inizio della mostra, noi ci siamo fatti raccontare meglio il suo lavoro. Non perderti l’intervista qui sotto! 

Come ti sei avvicinato alla fotografia? 

Ho una formazione artistica tradizionale, sono cresciuto attraverso il disegno a mano libera e quindi con un linguaggio più accademico, ma sono sempre stato interessato alle arti visive in tutte le sue declinazioni. È stato però grazie ai miei viaggi se ho trovato nella fotografia il mezzo espressivo che più mi rappresenta. Quando ho la fortuna di esplorare nuovi territori ed entrare in contatto con situazioni inedite mi sento in dovere di immortalare quei momenti già sapendo che quella fotografia non descriverà solo un istante, ma sarà l’inizio di un processo che si evolverà in qualcosa di nuovo. 

Con le tue fotografie ci porti in luoghi lontani come l’Etiopia, il Madagascar, il Benin. Di quali storie vai alla ricerca? Quali storie vuoi raccontare? 

La mia ricerca si concentra sul documentare fotograficamente etnie, territori e popolazioni minacciati oggi dal progresso e dalla globalizzazione. Le fotografie che utilizzo per i miei progetti nascono prevalentemente da esperienze di viaggio.

Deception valley

Scelgo mete che possano arricchire la mia cultura e che mi mettano alla prova, non solo fisicamente, ma anche psicologicamente. Cerco tematiche spesso poco conosciute in Occidente per rendere il mio lavoro uno strumento di diffusione e informazione. ll mio scatto non vuole pertanto descrive il soggetto, ma porta alla luce la realtà che il soggetto stesso è costretto ad affrontare. 
Sono particolarmente affascinato e stimolato dal continente africano, ma ho avuto la possibilità di visitare tutti e 5 i continenti alla ricerca di spunti creativi. Da uno dei più recenti viaggi, quello in Papua Nuova Guinea, trae ispirazione il progetto “Colors still remain” che espongo quest’anno nell’ambito di Ph.ocus – About photography di Paratissima, presentato per la prima volta dalla Galleria Ferrero Arte Contemporanea di Ivrea.

Che ruolo ha la post-produzione nel tuo processo creativo?

I miei lavori nascono come scatti di reportage, ma la post-produzione è elemento fondante della mia espressione artistica.
La manipolazione delle mie fotografie attraverso espedienti grafici mostra, in maniera evidente ed enfatizzata, quei processi socio-politici che spesso non sono visibili o non raggiungono la nostra realtà. Non si tratta solo di fotografie, ma di scatti che restituiscono chiaramente a tutti un processo di modificazione, stravolgimento e alienazione subiti dai soggetti e dal territorio in cui vivono. 

È scontato dire che durante i viaggi hai a disposizione un’attrezzatura molto differente da quella che ha un fotografo in studio. Qual è, secondo te, l’attrezzatura necessaria per questo tipo di fotografia? 

Durante i miei viaggi di reportage viaggio sempre estremamente leggero, il più delle volte con un solo bagaglio a mano. Questo determina anche il volume dell’attrezzatura che porto con me. Viaggio sempre con la mia inseparabile reflex e con un paio di obiettivi che possono servirmi in funzione delle situazioni in cui mi trovo. Mi piacerebbe portare con me una scelta di lenti più ampia, ma a causa delle condizioni estreme in cui spesso mi trovo, risulterebbero solo d’intralcio. Non trattandosi di foto posate, risulterebbe molto difficile cambiare obiettivo in base alla situazione, con il rischio di perdere l’attimo. In alcuni casi anche lo smartphone mi è stato d’aiuto per immortalare alcune situazioni che richiedevano maggiore discrezione!
Il supporto tecnico per me ha un ruolo secondario in quanto il fulcro della mia ricerca non è tanto lo scatto tecnicamente perfetto quanto la restituzione grafica che ne deriva.

C’è uno scatto che è stato particolarmente complicato realizzare? Raccontacelo. 

Devo ammettere che ogni volta che mi trovo in situazioni di reportage la difficoltà più grande da superare è proprio la tensione di non riuscire ad ottenere lo scatto “giusto”. I miei viaggi mi portano a entrare in contatto con realtà talmente rare e uniche che è quasi sempre difficile immortalarle in maniera obiettiva.

I motivi di queste “difficoltà” possono essere i più disparati, dalla diffidenza delle persone, alle differenze culturali e ai tabù religiosi, senza trascurare spesso le avversità delle condizioni atmosferiche e geografiche. Spesso raggiungere le tribù più remote mi ha costretto ad intraprendere anche faticose traversate di più giorni in canoa sotto il sole cocente o pericolose tempeste.
Ad esempio, presso molte tribù africane la fotografia viene vista come uno strumento che ruba l’anima; in alcune zone remote del Nord del Vietnam ancora fortemente soggiogate dalla Guerra, lo zoom della fotocamera spaventa come un’arma; in Benin, la fotografia può diventare strumento di ricatto nel voodoo; in Papua Nuova Guinea molte tribù non hanno la minima percezione del motivo per cui la loro immagine debba essere intrappolata dentro una scatola nera.

Colors still remain

In tutte queste situazioni riuscire a fotografare in modo naturale il soggetto risulta molto difficile e spesso ho dovuto rinunciare a scattare per rispettare la cultura con la quale mi misuravo.
Ricollegandomi al progetto “Colors still remain”, una grande difficoltà è stata rappresentata anche dalla stessa natura socio-politica e geografica della Papua Nuova Guinea, un territorio molto instabile e pericoloso in cui la bellezza delle tribù e dei loro rituali si mischia alla violenza e alle guerriglie che quotidianamente bisogna affrontare e accettare per poter avvicinare queste incredibili comunità
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La fotografia di Gabriele Zago racconta etnie e luoghi lontani
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La fotografia di Gabriele Zago racconta etnie e luoghi lontani
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