Harmony Korine è uno dei registi indipendenti americani più controversi in assoluto. Fin dalle sue prime opere è stato in grado di cambiare l’esperienza cinematografica, approcciando ad un cinema più sperimentale, più vicino alla video art che ha un cinema canonico. Il suo modo di lavorare infatti è caratterizzato da improvvisazione, assurdità, dark humor e spesso scelta di attori non professionisti.

La sua passione per il cinema nasce in tenera età ma sboccia quando Lerry Clark (affermato regista indipendente e padre della street photogrephy, grazie a lavori come Tulsa), gli propone di scrivere una sceneggiatura per Kids, film che parla di una compagnia di skaters di NYC. Kids infatti sarà il film che lo porterà sotto i riflettori della new wave indipendente, tanto da riuscire ad ottenere un milione di dollari per girare il suo primo film: Gummo (1997).
Quest’ultimo non incassò grandi soldi al botteghino, ebbe tra l’altro una distribuzione molto limitata (probabilmente per la troppa crudezza), ma riuscì comunque ad affermarsi come cult movie grazie soprattutto alla sue estetica innovativa. Gummo parla di una cittadina colpita da un tornado nell’Ohio e ne descrive la sordida esistenza borderline degli abitanti. Bambini che vendono gatti morti per comprarsi la colla da sniffare, genitori che fanno postituire la figlia affetta da sindrome di down e tanto altro ancora. Non c’è da sorprendersi che il film abbia fatto fuggire parecchia gente dalla sala. Ma come dicevo poco fa, la vera innovazione narrativa furono i formati e le modalità con le quali questo film fù girato: un montaggio non lineare, monologhi, fotografie, girato in 35mm, una colonna sonora che spazia da Madonna al Black Metal scandinavo di primi anni ’90. Gummo è un viaggio malato nella provincia americana filtrata dalla mente assurda di Korine.




Dopo il “successo” della sua prima pellicola come regista, Korine si dedica a Julien Donkey-Boy (1999), film appartenente al Dogma 95 che parla di un ragazzo malato di schizofrenia interpretato da un bravissimo Ewen Bremner (Spud in Trainspotting) e affiancato da un Warner Herzog. Questa seconda opera ebbe un impatto decisamente minore rispetto a Gummo ma contribuì in egual modo a consolidare la poetica alternativa del regista.

Successivamente Korine, con l’aiuto del fratello, si confronta con un genere leggermente diverso, Mister Lonely (2007): la commedia drammatica. La storia parla di un giovane uomo che vive come Micheal Jackson, danzando per strada e curando ogni giorno di più il suo look fino a sembrarne un sosia. Il protagonista del film si imbatterà in numerosi imitatori di celebrità hollywoodiane come Marylin Monroe, Charlie Chaplin, James Dean e molti altri.
Il film, girato durante un periodo di tossicodipenza del regista, vuole raccontare il mondo ossessionante dei sosia dei VIP.

Successivamente, assistiamo al film più sperimentale dei regista ovvero Trash Humpers (2009). Tra tutti, forse questa è la pellicola meno vista e tutt’ora più introvabile del cineasta americano: scene girate in vhs raccontano le gesta dei un gruppo di anziani emarginati che compiono azioni, per lo più notturne all’insegna dell’antisocialità. In questo caso ci troviamo davanti ad una serie di performance “artistiche” pregne di disgusto che strizzano l’occhio alla cultura skaters e ai trash movies anni ’70. Come pare ovvio, Trash Humpers ebbe una distribuzione limitata, accompagnata da una critica distruttiva; ciò nonostante il film rimane ancora oggi un punto fermo per i cultori del genere.

Come ultimo film, troviamo Spring Breakers (2012). Questa pellicola odiata da molti, anche e soprattutto dagli appassionati più fedeli del regista indipendente, esce di gran lunga dalle produzioni fino ad ora realizzate. Possiamo considerare Spring Breakers come il lancio verso un cinema più mainstream. Il cast infatti è formato da molte celebrità tra cui James Franco, Gucci Mane, Selena Gomez ed altri ancora. In questo caso, l’intento del regista era quello di raccontare il classico break estivo tanto caro a molti studenti americani, in maniera eccessiva, a tratti nauseante ma ricco di spunti socio-culturali. È palese quindi la volontà di svelare un mondo a molti sconosciuto tramite immagini sature, righe di cocaina e culi twerkanti.




A distanza di parecchi anni da quest’ultima opera, Harmony Korine sta girando un nuovo film chiamato The Beach Bum, più precisamente una stoner commedy (una commedia da sballati). Il protagonista è infatti un trasformato Matthew McConaughey che interpreta un ribelle fumato che viva la vita secondo le sue regole.
Non si sa ancora bene verso che direzione questo film vuole andare, non rimane che aspettare.
Nel corso della sua carriera il regista però non si è confrontato solo con il cinema, bensì anche con l’arte in senso stretto, la fotografia, i fashion video (Dior, Supreme), ma soprattutto i video musicali (tra cui Rhianna, i Sonic Youth, Cat Power, ecc).
Negli anni Harmony Korine è diventata una vera e proprio icona e se si vuole capire appieno l’estetica a noi contemporanea, è fondamentale buttare un occhio ai suoi lavori.
Vi auguro quindi una buona visione.