La nostra intervista a L’Atlas in occasione di CRYPTOGRAMS, la sua mostra alla Wunderkammern di Milano

Giulia Pacciardi · 2 anni fa

In occasione di CRYPTOGRAMS, la mostra dello street artist L’Atlas alla Galleria Wunderkammern di Milano, abbiamo avuto la possibilità di fargli qualche domanda sulla sua arte.

Due chiacchiere interessanti sul suo percorso personale, le sue fonti d’ispirazione e su come cambia il suo approccio quando a cambiare è anche la superficie su cui lavora.

Sei nato street artist fra le strade di Parigi, perché hai sentito l’esigenza di cambiare dedicandoti alla calligrafia? Cosa ti interessa maggiormente delle lettere?

 L’energia generata della calligrafia e quella generata dai graffiti sono molto diverse. La prima è più meditativa e introspettiva mentre la seconda istintiva ed esplosiva. Sentivo il bisogno di provarle entrambe per trovare un mio equilibrio interiore.

Il mio interesse nei confronti della scrittura è legato alla passione per il significato e l’etimologia delle parole. Un proverbio arabo dice “Le lettere hanno un loro significato profondo”, e questo rappresenta perfettamente ciò che esprimo nei miei lavori.

Ciò che mi appassiona è anche il legame tra segno e simbolo, tra la coscienza della nostra presenza e la sua espressione pittorica. I tuareg tracciavano dei segni sulla sabbia per comunicare il loro passaggio, a questo può corrispondere la nascita della lettera, il passaggio da segno a simbolo. E’ quello che chiamiamo Nomadismo di senso. Nommer (nominare) e Nomade (nomade) hanno la stessa etimologia. Inoltre, con il passare degli anni e delle diverse civiltà, nell’atto di dare un nome alle cose c’è stato un dislocamento di significato.

Entrambi i miei nonni erano editori e filosofi (Gérard Granel e Pierre Dedet), per questo per me la forza semantica delle parole e il modo in cui incidono sul pensiero è molto importante,
è ciò che cerco di comunicare nel mio universo pittorico: una forma che abbia un suo significato e viceversa.

Per creare il tuo stile personale hai studiato la calligrafia cinese e quella araba. Cosa hai tenuto delle tre e cosa, invece, hai eliminato?

Ciò che ho acquisito della calligrafia cinese è l’impatto visivo degli ideogrammi, della maniera in cui un carattere può essere deformato in una forma geometrica – circolare, quadrata o rettangolare che essa sia.

Dalla calligrafia araba invece ho preso i codici geometrici Kufi per reinserirli nell’alfabeto latino.

Da entrambi ho imparato l’importanza dei segni, il potere e il fascino che hanno i crittogrammi.
Deformo i fonemi in ideogrammi, con l’intenzione di creare un universo di scrittura a metà fra le lettere e gli ideogrammi, tra il significato e la forma, tra la meditazione e l’azione.

Qual è il tuo approccio quando lavori per strada e come cambia invece quando lavori ad una tela?

Un muro, esattamente come una tela, è uno spazio geometrico. Li vedo e li intendo allo stesso modo.
E’ solamente la dimensione dell’artwork e la distanza da cui l’osservatore lo può guardare ad influenzare il cambiamento.

Come nascono i tuoi site specific grounds? In quale piazza dove non sei ancora stato vorresti essere?

L’Atlas è una mappa geografica, ma anche un titano della mitologia greca.

Ho un approccio archeologico quando lavoro per terra, è geografia, simile alle linee di Nazca ma con il mio universo grafico.

E’ l’arte della terra che si vede dal cielo.

Possiamo trovare in questo concetto la definizione di labirinto, anche se non si tratta di veri e propri labirinti. La lingua inglese fa una differenza fra la parola Labyrinth e la parola Maze, che più che un labirinto è una circonvoluzione.

Scrivere L’Atlas sulla terra è una sorta di tautologia visuale, una duplicazione scritta della coscienza dell’uomo che sa di esserci e un crittogramma monumentale che lo sottolinea. Una sorta di esistenzialismo plastico!

Una piazza che mi viene in mente spesso, invece, è quella di San Marco a Venezia.

Questa è la tua seconda mostra in collaborazione con le gallerie Wunderkammern. Dopo Roma, infatti, sarai a Milano con Cryptograms dal 23 Novembre al 21 Dicembre. Cosa ne pensi del connubio urban art – gallerie?

Si, nel 2014 sono stato alla galleria Wunderkammern di Roma con Transversal, una mostra con pezzi appartenenti a serie diverse che ha riscontrato un buon feedback. Ho anche dipinto un muro permanente nel quartiere della galleria per creare risonanza anche al suo esterno.

Credo che tutti i movimenti storici abbiano bisogno del supporto delle gallerie e delle istituzioni per entrare a far parte della storia dell’arte, ed è esattamente quello che stiamo facendo in questo momento!

La street art calligrafica e geometrica di L'Atlas La street art calligrafica e geometrica di L'Atlas La street art calligrafica e geometrica di L'Atlas La street art calligrafica e geometrica di L'Atlas

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