Non è esagerare dire che Sex and the City abbia influenzato la cultura di migliaia di persone, soprattutto donne, degli anni ’90 e inizio 2000. Quindi, quest’anno, in onore del ventesimo anniversario dello show, la startup statunitense di interior design Modsy ha reinventato lo stile dell’iconico appartamento di Carrie, immaginandolo nel 2018. I creativi della Modsy hanno fatto finta che il matrimonio tra Carrie e Big non ci fosse stato, come il loro trasferimento, però non hanno dimenticato le altre tre colonne portanti dello show. Vediamo così il più famoso appartamento newyorkese rivisitato nello stile di Carrie, ma anche in quello di Samantha, di Miranda e di Charlotte.

Per l’appartamento di Carrie il team di Modsy ha pensato a uno stile eclettico e moderno, ribattezzato Mod Collector. La tavolozza delle nuance si ispira abbastanza fedelmente a quella originale, con l’incursione di qualche colore più acceso. Il pezzo più costoso ovviamente è la scrivania perché “sta tutto nella scrivania. Se trovo la scrivania arriverà l’ispirazione”. E poi che appartamento di Carrie sarebbe senza l’indimenticabile tutù, la collana col suo nome, le riviste di Vogue, le sigarette e la tazza da caffè?

Se Samantha vivesse nell’appartamento lo stile sarebbe minimal glam, uno stile che Modsy ha chiamato “Less is More Chich”, quindi entriamo in luogo pulito, minimale ma anche audace e drammatico. I materiali usati sono diversi, dalla pelle al velluto, dalla pelliccia all’oro.

Per Miranda, invece, hanno pensato ad uno stile minimalista contemporaneo. I mobili sono di qualità e duraturi. Ma Miranda, al contrario della sua amica Carrie, non ama molto i colori, quindi i verdi e i blu lasciano il posto a toni neutri e grigi.



Charlotte, da buona intenditrice, darebbe all’appartamento un tocco classico ma sempre molto raffinato. Il suo salotto è il posto perfetto per intrattenere degli ospiti e, soprattutto, non ha il televisore, assolutamente non in stile Charlotte. In quanto curatrice di gallerie d’arte nella sua casa non possono mancare opere esposte.
