Il titolo della mostra Il flauto greco – aperta dal 12 settembre alla Fabbrica del Vapore di Milano – evoca già dal principio un’atmosfera ancestrale. Una melodia, quella suonata dal flauto, che ci accompagna nell’esposizione realizzata a quattro mani dall’artista Kevin Niggeler e l’autore Rosso Rota. Si tratta di una rassegna artistica indipendente che vede dieci incisioni realizzate con la tecnica dell’acquaforte, concepite dalle vibrazioni delle poesie di Rosso. La Grecia e il suo mare incerto, una distesa di sale che custodisce la storia dell’umanità, si percepisce nell’elemento dell’acqua evocato prima dalle poesie L’Onda e La pioggia poi dalle due incisioni corrispondenti. Rosso Rota parla di un’onda di segreti e della pioggia come il suo amore più grande. Kevin Niggeler traduce questa morbidezza in immagini creando un forte legame tra il segno e la parola. Una mostra in cui è la natura a parlarci attraverso due sguardi differenti, lontani nel tempo e nello spazio, ma che qui trovano il loro compimento.

“In Xenia I want to see la Pluie”
ti avevo detto, e invece la pioggia non si è vista.
Altri Semidei ho incontrato,
ma non lei.
Poi, nel ritorno verso casa,
quasi battente è venuta a prendermi.
Lei, il mio amore grande.
Anche un cortometraggio di PAMP
Gli spazi di Alveare Culturale accoglieranno nella giornata di apertura anche un cortometraggio edito dallo studio creativo PAMP. Il flauto greco, a cura da Giulia Ferrara, si stratifica visivamente con un video che evoca chiaramente l’ambiente naturale delle isole greche dalla prospettiva della relazione intima con Rosso. Questo video e le opere di Kevin Niggeler diventano così parte dello stesso viaggio di Rosso Rota sulle isole greche di Gavdos e Kasos, in un costante dialogo tra pensiero e azione, tra astratto e concreto.


Dietro le incisioni di Kevin Niggeler
«Non sono né illustrazioni né stampe», ci spiega l’artista bergamasco Kevin Niggeler raccontandoci qualcosa in più su questi lavori inediti. «La tecnica dell’acquaforte è stata l’occasione per me per concentrarmi sulla sua matrice concettuale, soprattutto partendo dalle poesie di Rosso. Quando lavoravo sui diversi elementi della composizione era chiaro ci fosse molto degli elementi naturali. Lo scavare nelle linee di forza guarda agli oggetti duri come la pietra per esempio, ma anche la morbidezza dei liquidi, quindi l’acqua, la nuvola, tutte sempre con linee nette e pulite nonostante la loro fluidità». Tutto il processo creativo dietro questa tecnica è svelato dalle fotografie analogiche di Martina Marzola, mentre in mostra uno sguardo “dietro” è offerto dalle matrici di zinco, presenti nel percorso insieme ad altri oggetti in grado di raccontare lo sviluppo delle composizioni visive.





Della durata e dello sguardo non si cura l’Onda quando in una insufficienza di secondi
si trasforma in assemblea di segreti.
Dal fianco offesa, per scelta o per natura
s’apre al sole
come un’ ostrica dischiudendo la sua rivelazione.
Muto in quel momento s’alza il velo
penetra l’immagine
poi, la spuma
improvviso sipario
niente più fondale.
Courtesy Kevin Niggeler, Rosso Rota, ph Martina Marzola
