Art Le installazioni in crisi di identità di Sali Muller
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Le installazioni in crisi di identità di Sali Muller

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Giulia Ficicchia

Quanto desiderio c’è dietro un vostro selfie di sentirvi accettati, apprezzati ed amati? Fin dove vi spingereste per ottenere tutto ciò? Modifichereste il vostro essere? Sareste disposti a cancellare ogni traccia di voi e ricostruirvi secondo come tutti vi vorrebbero per potervi elogiare, adorare, seguire virtualmente? Vi ricorderete allora cosa vi ha sempre reso unici?

Sembrano le domande alla base di una qualche distopia psicologica, ma sono invece piuttosto legittime da porre con la crescente evoluzione del mondo digitale e la sua influenza sui nostri io.

Allo stesso modo cercano la propria identità le installazioni dell’artista lussemburghese Sali Muller, che attraverso la loro decomposizione toccano sia i temi appena trattati, sia quello del tempo che passa e delle cose che inevitabilmente cambiano.

Sono specchi già rotti che perdono, in più fasi, tutti i loro pezzi, cornici incluse. Sono angoli di quadri che si sentono soli senza i loro compagni. Sono quadrati che si staccano lentamente dalla parete. Non ci sono mai specchi dove potersi riflettere, chi guarda non deve distrarsi dal lavoro che inevitabilmente l’opera nella sua decomposizione gli permette di fare con sé stesso. Ci obbliga a rallentare il nostro processo di cambiamento per farci finalmente ritrovare quello che è sempre stato unico in noi, dentro di noi, mentre il tempo continua a scorrere e le cose cambiano.

 

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Scritto da Giulia Ficicchia

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