C’è un momento preciso, spesso durante l’infanzia, in cui la terra dei propri genitori si trasforma in un sogno vivido. Per il fotografo Mounir Raji, quel momento coincideva con le estati passate in Marocco: settimane dense di sole, colori, volti familiari e libertà assoluta. Era una parentesi che profumava di ritorno, ma anche di scoperta. Ed è proprio da questa dualità che nasce Dreamland, il suo progetto fotografico e libro d’artista.

Mounir Raji, fotografo nato a Zaandam e e già noto per collaborazioni con brand come adidas, Daily Paper e Vogue, racconta attraverso l’obiettivo un Marocco lontano dai cliché e dalle rotte turistiche. Un Marocco intimo, fatto di gesti quotidiani e silenzi condivisi, di paesaggi che sembrano esistere solo nella memoria e nella nostalgia di chi è cresciuto altrove.



Dreamland è un’ode alla migrazione, ma anche un tentativo di riconciliazione. Per chi è cresciuto in Europa con radici altrove, tornare nei luoghi d’origine significa confrontarsi con un’immagine idealizzata, quasi mitica. Eppure, proprio in quel contrasto tra aspettativa e realtà, Mounir trova la sua estetica: calda, morbida, autentica. Le sue fotografie non gridano, ma avvolgono. Non descrivono, ma evocano. Ci raccontano cosa significa sentirsi finalmente a casa, anche se solo per qualche settimana all’anno.



Questo progetto è fatto di volti che somigliano al suo, di luoghi che custodiscono ricordi personali ma diventano universali. È un viaggio che racconta fiducia, libertà e speranza. Di quella sensazione, rara e preziosa, di poter essere davvero sé stessi.






