Dai, davvero, i supereroi fanno parte ormai del quotidiano. Sono più famosi dei Beatles. Siamo così abituati a parlarne e sentirne parlare, a vederli rappresentati in così tanti modi (cosplay compreso) che giureremmo siano reali. Se per strada qualcuno urlasse, puntando il dito al cielo, “È un uccello? È un aereo?”, esclamerei di sicuro “No, è Superman!” con una naturalezza che non mi sorprenderebbe. Ma io non conto, io voglio sposare Tony Stark.

Di tributi ai fumetti americani e ai loro protagonisti se ne sono visti tantissimi, ultimamente sono stati addirittura raffigurati come soggetti di quadri fiamminghi. Ma, per quanto mi riguarda, per normalizzarli, per consacrarli come parte integrante della società e della pop culture serviva questo progetto: lo spagnolo Juan Carlos Ruiz Burgos li ha messi al centro di finte copertine del Saturday Evening Post con l’intento di omaggiare lo stile di Norman Rockwell e J.C.Leyendecker, gli illustratori che hanno meglio rappresentato la società americana del XX secolo, raccontandone anche le contraddizioni.
Burgos ha inserito sette tra eroine ed eroi moderni (posso dire che spero continui a produrne?) in sei piccoli quadretti simpatici – esattamente come sulle vere copertine del Post – ambientando la scena nell’anno di creazione di ogni personaggio. Il risultato è che sembrano incastonati nella storia reale, non più fiction ma realtà indiscutibile – “Ma ti pare che non è vero? Li ha anche disegnati Rockwell!”.
PS: ragà c’è Rockwell in mostra a Roma a Palazzo Sciarra fino all’8 febbraio 2015, fateci un salto e adoratelo pure voi.





