The 10 Best Sneaker Collaborations of 2014

The 10 Best Sneaker Collaborations of 2014

Pizzo Vita Smeralda · 8 anni fa · Style

C’è un mondo fatto di trade più cash, di resell, di worn e di legit check, di hook up, di campout e di sbattella da tracking UPS. Se sapete di cosa stiamo parlando, ecco a voi la nostra speciale classifica con le migliori collabo del 2014. Rigorosamente OT. Cop or drop?

Concepts X New Balance 997 Rosé
Da quest’anno ‘Concepts’ non è più uno store presente solo a Boston. Questa collaborazione è stata rilasciata per festeggiare l’apertura a NYC ed è stata venduta unicamente nei due negozi e sul sito ufficiale dello store, l’8 novembre 2014. Il suede riprende il colore del vino da celebrazione per eccellenza degli americani: il rosé. La linguetta reflective in crocodile grigio si sposa perfettamente con il “celebration mood” che i ragazzi di Concepts hanno voluto dare alla loro 997.

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Supreme X Nike Air Foamposite One
Probabilmente la scarpa più chiacchierata dell’anno. Basti pensare che la polizia di New York ha costretto lo store di Lafayette St. a non venderle per non compromettere l’ordine pubblico. Accompagnate da jersey e short da basket, una delle collaborazioni Supreme più importanti del 2014.

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fragment design X Nike Sock Dart 
Considerata da molti la precorritrice delle più recenti Flyknit, la Sock Dart fa la sua ricomparsa nel 2014 dopo ben 10 anni di assenza, e non lo fa in punta di piedi. La prima volta che Tinker Hatfield la mostrò a Hiroshi Fujihara non sembrava nemmeno una scarpa, era un qualcosa più vicino ad una calza. Quale ritorno migliore se non una rivisitazione del celebre designer giapponese?

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Footpatrol X Nike Air Huarache Light “Concrete”
Ispirata ai grigi giorni invernali di Londra, la Huarache Light di Footpatrol è stata una delle release dell’anno più apprezzata dagli intenditori del genere. Limitata ad appena 500 paia, ha creato panico negli appassionati i quali sono rimasti più di un’ora incollati al computer per cercare di acquistarla, a causa di un crash del sito web dello store inglese durante il giorno della release.

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Pigalle X Nike Air Raid
Il creative director del marchio francese, Stéphane Ashpool, ha detto che ‘rispecchiano a pieno il gusto parigino’. In effetti le sue Air Raid, presentate nella suggestiva cornice del campetto da basket di Pigalle in Rue Duperrè a Parigi, a pochi passi dallo store, costituiscono una delle collaborazioni più importanti dell’anno del colosso Nike.

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Ronnie Fieg x Asics Gel Lyte V “Sage”
‘The Sage is, simply put, just a very very good colorway’ commenta Ronnie. Come dargli torto? Il designer newyorchese ha scelto materiali premium e colori mai utilizzati prima. Se prendiamo in considerazione sia la Sage che la Rose Gold, riusciamo a contare almeno 10 materiali differenti. Mr. Fieg ha puntato quindi su una grande ricerca per questa ennesima collaborazione con il marchio giapponese.

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Keith Haring X Reebok Instapump Fury  
Ispirata al graffito sulla campagna anti-crack dello street artist Keith Haring nel campetto di pallamano tra la 128th street e la 2nd Ave a New York City. La collezione “Crack is Wack” di Reebok comprende, oltre a queste Instapump, anche le Court Victory Pump, per uno dei migliori e più importanti pack dell’anno di Reebok.

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Lance Mountain X Nike Sb Air Jordan 1
Due brand così importanti all’interno di casa Nike come Sb e Jordan prima o poi dovevano incontrarsi in qualche modo. Lo hanno fatto quest’anno presentando la prima release in collaborazione con il writer e producer Craig Stecyk, e hanno continuato con la seconda collaborazione con lo storico skater americano Lance Mountain. La particolarità di questa sneaker è che, più tempo passa sopra una tavola da skate, più rivela la sua colorway originale, Royal nella destra, Red nella sinistra per la versione black, viceversa nella versione white.

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Patta X Diadora N9000 “9”
Forse non tutti sanno che tra i soci di un brand importantissimo come Patta c’è anche Max, un ragazzo italiano che porta alta la bandiera del bel paese nello streetwear mondiale. Il risultato di questa collaborazione tra lo storico brand italiano e lo store di Amsterdam è un classico Made in Italy di cui andare fieri. Il tema di questa sneaker è molto chiaro e preciso: il 9 sul tallone richiama tre calciatori storici che indossarono questo numero: Marco Van Basten, George Weah e Filippo Inzaghi, il motivo della colorazione è quindi facilmente intuibile!

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End X Saucony Shadow 5000 “Burger”
Sicuramente la scarpa a tema dell’anno. I ragazzi di End quest’anno si sono superati con questa collaborazione con l’ormai affermato marchio americano. La tovaglietta della foto in realtà è la carta per avvolgere le scarpe e i lacci aggiuntivi si trovano rispettivamente dentro una bustina di maionese e una di salsa BBQ.

The 10 Best Sneaker Collaborations of 2014

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Luci e ombre negli scatti di Irene Gittarelli

Luci e ombre negli scatti di Irene Gittarelli

Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

Un velo di mistero ricopre gli scatti di Irene Gittarelli, fotografa e artista visiva di Torino con base a Padova. La fotografia è sempre stata all’interno dei suoi piani, prima diplomandosi all’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino e poi frequentando il Master di fotografia all’Accademia di Brera a Milano. 

La sua produzione artistica affronta temi come la fragilità umana e il rapporto tra l’uomo e il paesaggio che lo circonda, non a caso è spesso influenzata dalle scienze umane, dall’arte e dal cinema. 

Le fotografie di Irene Gittarelli sono delle composizioni in cui eleganza e mistero si fondono grazie a un calibrato equilibrio di luci e ombre. Questi contrasti tra chiaro e scuro si sposano alla perfezione con la luce del tramonto, elemento ricorrente nelle sue composizioni, che simboleggia un profondo senso di speranza. 

Dalle immagini si percepisce la capacità della fotografa di entrare in connessione con il soggetto che sta scattando, legame che viene in qualche modo impresso nella foto. Scopri il lavoro di Irene Gittarelli sul suo sito e sul suo profilo Instagram

Irene Gittarelli
Irene Gittarelli
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Irene Gittarelli
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Luci e ombre negli scatti di Irene Gittarelli
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Anastasia Mihaylova: “il nudo è l’arte più bella”

Anastasia Mihaylova: “il nudo è l’arte più bella”

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

“Nude is the most beautiful art form”

Come ci si può sentire davvero vicini ai soggetti rappresentati nelle opere d’arte? Sarebbe troppo bello pensare che i quadri nei musei possano parlarci, raccontarci ciò che vogliono trasmettere e quello che i personaggi stanno vivendo, molte volte descritto solo attraverso la penna di qualche storico dell’arte. Una cosa però ce l’abbiamo in comune con veneri, cavalieri o religiosi, il corpo. I grandi maestri dell’arte hanno rappresentato i sentimenti attraverso il corpo, descritto per quello che era, secoli fa come oggi.
Gli scatti di Anastasia Mihaylova mettono in contatto questa unione tra il corpo nudo del presente e il passato descritto nelle opere d’arte. È una relazione stretta che non prevede timidezza, in cui la complicità è racchiusa nella bellezza nuda dei corpi, la più alta forma di bellezza secondo la fotografa.
Quella di Anastasia Mihaylova è un’operazione che attraverso la fotografia vuole anche denunciare la censura nell’arte contemporanea per mano degli algoritmi di internet, che di recente hanno cancellato all’artista i suoi profili social. La discriminazione di Instagram nei confronti di alcuni creativi è un tema centrale della produzione recente di Mihaylova. Con “Nude is the most beautiful art form” la fotografa vuole mettere in luce la bellezza dell’arte e del corpo come ispirazione e armonia di forme. Il corpo nudo è un aspetto importante lungo tutta la storia della pittura e della scultura, un modello da copiare in atelier o per rappresentare la purezza divina.
Tre donne condividono la scena e il rapporto con le opere appesi alle pareti di un museo, una coreografia, un atto di corteggiamento ma anche uno specchio incorniciato dentro al quale vedere se stessi.

Anastasia Mihaylova | Collater.al
Anastasia Mihaylova | Collater.al
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Anastasia Mihaylova | Collater.al
Anastasia Mihaylova | Collater.al
Anastasia Mihaylova | Collater.al
Anastasia Mihaylova | Collater.al

Uno scatto di Anastasia Mihaylova sarà in mostra a Collater.al Photography 2022.

Anastasia Mihaylova: “il nudo è l’arte più bella”
Photography
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Anastasia Mihaylova: “il nudo è l’arte più bella”
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Il mondo distorto visto con il fish-eye

Il mondo distorto visto con il fish-eye

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

Chiuso nel suo laboratorio della John Hopkins University a Baltimora, nel Meryland, il professore di fisica ottica Robert W. Wood stava lavorando a un esperimento che aveva l’obiettivo di replicare il modo in cui i pesci vedevano sott’acqua. È il 1906 e gli strumenti che ha a disposizione sono un secchio pieno d’acqua, una fotocamera stenopeica, un vetro a specchio e molta luce, un armamentario essenziale, che non impediranno a Wood di scoprire e inventare quello che verrà conosciuto nella storia della fotografia con il nome di fish-eye.
Dopo i primi utilizzi in ambito scientifico la distorsione dell’immagine creata con il fish-eye diventerà perfetta per rappresentare in fotografia la psichedelia hippie degli anni ’60 e la ribellione del rock negli anni a seguire. L’hip-hop utilizzerà l’estetica del fish-eye per cover e video dei suoi album, così come lo sport, facendo leva sulla capacità di catturare al meglio l’energia delle discipline freestyle e outdoor.

Nel 1911 Robert W. Wood riuscirà a pubblicare “Phisical Optics“, il libro che raccoglie le sue ricerche in campo ottico, ma il fish-eye rimase ancora per molto tempo un’esclusiva per scienziati chini su provette e microrganismi.
Solo nel 1935 viene depositato il brevetto per una lente circolare che utilizzava come superficie distorcente il vetro e non l’acqua. Il brevetto venne presentato il condivisione con l’azienda giapponese Nikon, ma anche in questo caso ci vollero più di vent’anni prima che la scoperta divenne alla portata di tutti. Forse è eccessivo dire “alla portata di tutti”, dal momento che il primo obiettivo messo in vendita nel 1957 aveva un costo di 27000$.
Il definitivo arrivo nei negozi cinque anni più tardi consegnò il fish-eye alla cultura artistica, musicale, sportiva e giornalistica del ‘900, ora che finalmente anche i fotografi amatoriali o semiprofessionisti potevano realizzare foto con quella particolare visione a 180°.

Fish-eye | Collater.al

Subito a partire dagli anni ’60 i fotografi realizzarono importanti ritratti e reportage politici e artistici, testimoniando eventi storici come le elezioni americane o gli album di grandi artisti come Beatles e Rolling Stone, è del ’66 la copertina di Big Hits (High Tide and Green Grass) nella quale Mick Jagger e Keith Richards dei Rolling Stones sono scattati con il fish-eye.
Ad incrociare la storia del fish-eye non c’è solo il rock. Gli psichedelici anni ’60 e gli hippie potevano replicare con il grandangolo la distorsione della realtà provocata dagli allucinogeni, mentre l’hip-hop, a partire dagli anni ’90, quella capacità di avere un punto di vista più street, irriverente e all’occorrenza divertente, in cui venivano esaltati ancora di più gli sguardi in camera di artisti come Notorius B.I.G., Beastie Boys e Busta Rhymes.
Panoramiche di luoghi mozzafiato e persino le prime foto scattate su Marte, il fish-eye ha una storia che lo ha portato ad essere da prodigio della scienza a spioncino attraverso il quale guardare la storia artistica e culturale di più di mezzo secolo di storia.

Fish-eye | Collater.al

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Rob Woodcox sfida la forza di gravità nelle sue immagini

Rob Woodcox sfida la forza di gravità nelle sue immagini

Claudia Fuggetti · 2 settimane fa · Photography

Rob Woodcox è un fotografo d’arte e di moda nato a Houston che ha realizzato una serie di immagini sfidando la forza di gravità. A metà strada tra una danza ed un’installazione fatta di corpi umani, che un po’ ci fa pensare al celebre video di Kylie Minogue “All the Lovers”, il progetto fotografico di Rob è un gioco fatto di armonie.

Il corpo è moltiplicato, curvato, manipolato digitalmente per ottenere il risultato sperato: annullare la forza di gravità, annullare le costrizioni e le regole della società, gli schemi e i preconcetti. Movimenti fluidi, sessualità fluida. Paradossalmente il corpo viene annullato per trasformarsi in qualcosa di più: uno strumento di libertà.
Voglia di libertà che ci ricorda molto Ryan McGinley, del quale trovi un approfondimento qui.

I suoi soggetti ritrovano la pace con l’ambiente circostante, con la natura, tornando un po’ primitivi anche quando sono collocati all’interno di un edificio. Se vuoi saperne di più puoi visitare la pagina Instagram di Rob qui.

Rob Woodcox sfida la forza di gravità nelle sue immagini | Collater.al
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Uno scatto di Rob Woodcox sarà esposto a Collater.al Photography 2022.

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